Mondiali, i segreti del Belgio: il melting pot e... Thierry Henry

La squadra, allenatore compreso, è il risultato di un mix che arriva da almeno tre continenti. E poi c'é Titì che garantisce esperienza e disorienta i francesi.

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Una cosa è certa: alla fine dei Mondiali di Russia il ranking Fifa, la classifica delle migliori Nazionali del mondo, subirà uno scossone non indifferente, diciamo pure uno tsunami. Nell'ultimo aggiornamento prima dell'inizio della manifestazione, datato 7 giugno, la Germania regnava sovrana davanti a Brasile e Belgio, l'Argentina era quinta, Inghilterra e Croazia occupavano rispettivamente la 12ma e la 20ma posizione.

Un mese dopo, alla vigilia delle semifinali dei Mondiali, un primo terremoto ha già rimescolato le carte: la Mannschaft, sbattuta dietro la lavagna nella fase a gironi, è settima e il Brasile, a oggi ancora primo, è tallonato da vicino dal drappello delle quattro fameliche semifinaliste, il nuovo che avanza: Belgio, Croazia, Francia e Inghilterra nell'ordine hanno già messo la freccia.

Detto che la povera Italia è persino uscita dalle prime 20 posizioni - attualmente "difende" la 21ma da Galles, Paraguay e Tunisia - e che Croazia e Inghilterra sono, fra le semifinaliste, quelle che hanno fatto il maggior balzo in avanti, rispettivamente 17 e 7 posizioni già guadagnate, va sottolineata la conferma del Belgio, ormai una solida realtà del calcio mondiale.

Mondiali, i segreti del Belgio

Tutto merito della politica intrapresa dalla Federazione belga diversi anni fa, una politica incentrata su vivai e scuole calcio, che ha dato ottimi frutti, che sono sotto gli occhi di tutti: nel 2014 il Belgio è tornato a qualificarsi  per i Mondiali, da cui mancava da 12 anni, nel 2016 ha riagguantato gli Europei dopo ben 32 anni e ora è addirittura in lizza per il titolo, oltre che per il primo posto nel ranking Fifa.

Il melting pot

La programmazione e l'attenzione a vivai e scuole calcio ha spalancato le porte del calcio che conta anche a ragazzi di umili origini, figli del passato coloniale o delle più recenti migrazioni. La Nazionale belga, oggi, è un melting pot di giocatori che hanno origini in tre continenti diversi, e sarebbero quattro se in Russia ci fosse stato anche Nainggolan.

NainggolanGetty Images
Ci fosse anche Nainggolan, sarebbero quattro i continenti di cui sono originari i giocatori del Belgio

Ben 11 dei 23 convocati, infatti, sono espressione della multietnicità di questo Belgio: Origini congolesi hanno Kompany, Lukaku, Tielemans, Batshuayi e Boyata, mentre il padre di Dembele arriva dal Mali, quello di Witsel dalla Martinica, marocchini sono i genitori di Fellaini e Chadli. Dall'Europa, poi, arrivano Carrasco, padre portoghese e madre spagnola, e Januzaj, i cui genitori sono albanesi-kosovari. 

Januzaj golGetty Images

Se si considera poi che lo stesso ct Roberto Martinez è spagnolo e che la madre di Kevin De Bruyne è nata in Burundi ecco che il melting pot in salsa belga è servito. E pazienza se il campionato del Belgio non è di prima fascia: questi sono ragazzi cresciuti giocando in Premier League, in Liga, in Serie A, ma anche in Russia, Francia, Turchia, hanno brucato l'erba del mondo e questa è la loro forza. E ora sono pronti a prenderselo, il mondo.

Thierry Henry, il consulente che disorienta i francesi

Ci voleva un ct spagnolo per assumere un consulente francese per la Nazionale belga. E che consulente: Thierry Henry è un monumento del calcio francese, che anche grazie a lui ha vinto il suo finora unico titolo mondiale nel 1998. Capocannoniere dei galletti con 51 reti segnate in 123 partite, Titì è uno dei segreti di Martinez, perché con il suo carisma e la sua esperienza ha contribuito a non mettere limiti ai Diavoli Rossi. E ora i francesi tutti, per i quali i belgi sono sempre stati facile bersaglio da barzelletta, appaiono quasi disorientati, come ha ammesso Giroud:

È strano averlo contro. Henry è francese. È una leggenda vivente del nostro calcio, il capocannoniere della nostra Nazionale. Ha dato molto alla Francia, ma non dovremo farci distrarre da questo.

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