Mondiali: ecco come Hazard ha vinto il duello a distanza con Neymar

Il confronto fra i due numeri 10: il belga ha stravinto con le sue giocate intelligenti e semplici, mentre il brasiliano, ostinatamente, cercava sempre di strafare.

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Nessuno pensava che il Belgio sarebbe andato a Kazan a interpretare il ruolo di vittima sacrificale contro il Brasile nel match dei quarti di finale dei Mondiali di Russia 2018. Il valore dei Diavoli Rossi è ormai riconosciuto e acclarato: la seria e attenta programmazione della Federazione belga sta dando da anni risultati che sono sotto gli occhi di tutti. 

La Nazionale guidata da Wilmots prima e da Martinez poi, infatti, occupa da tempo e stabilmente i primissimi posti del ranking Fifa. Semmai, questo indubbio valore, ancora non compiutamente espresso, necessitava di un'investitura ufficiale, di un episodio eclatante che inducesse gli dei del calcio a posare finalmente la spada sulla loro spalla per accoglierli nel Gotha.

Ed ecco che i belgi hanno scelto di prendersi quell'investitura nel modo più difficile, sovvertendo i pronostici della notte di Kazan che davano il Brasile vincente a 2,10, mentre loro, reduci dallo scampato pericolo giapponese, erano a 3,50. E lo hanno fatto con un atteggiamento coraggioso: grande difesa ma senza ammucchiate, centrocampo pronto a distendersi fulmineo in avanti con De Bruyne e soprattutto Hazard, e con un Lukaku in versione "cervo che esce di foresta", che avrebbe fatto impazzire Vujadin Boskov.

Mondiali: ecco come Hazard ha vinto il duello a distanza con Neymar

Una delle chiavi, forse la principale, del successo belga sul Brasile nei quarti dei Mondiali è stata indubbiamente la prestazione di Eden Hazard. Il numero 10 di Martinez non ha segnato, certo, ma ha stravinto il duello con colui che, fra gli avversari, portava il suo stesso numero sulla schiena.

Quasi coetanei - 27 anni Eden, 26 O'Ney - i due sono molto vicini anche nel numero di presenze in Nazionale (90 contro 89). Quello che li rende molto lontani è il ruolo, non tanto quello sul campo, quanto proprio quello nei rispettivi Paesi. Se ad Hazard, in Belgio, nessuno chiede nulla, al massimo un selfie o un autografo all'aeroporto, da anni, per il Brasile tutto, Neymar è il successore designato dei grandi calciatori verdeoro del passato. E, in una nazione in cui il futebol è religione, ciò comporta una pressione mediatica e popolare per niente facile da reggere. 

Neymar e FellainiGetty Images

Per questo spesso il numero 10 brasiliano si ostina a cercare la giocata individuale: sente e sa che questo vogliono da lui. Lo ha fatto anche ieri sera, ma andava regolarmente a sbattere contro la tecnica e il fisico di Meunier e Fellaini e, quando non bastavano loro, ci si mettevano anche i due metri di Courtois a rovinargli i piani. Poi, certo, gli episodi contano, eccome: se il portierone belga non fosse arrivato sulla sua pennellata all'incrocio nei secondi finali, forse Neymar sarebbe stato incoronato salvatore della patria, ma il senso non sarebbe cambiato: troppi i numeri solitari in cui si intestardiva, troppo scarsa la sua intesa con la squadra.

HazardGetty Images

Dall'altra parte, Hazard ha toccato un po 'meno palle (63 contro 82) ma, senza pressione, ha giocato con intelligenza: colpi perfetti, accelerazioni micidiali e passaggi precisi. Soprattutto, il belga ha giocato semplice, senza mai farsi prendere dall'affanno e dall'avidità del predestinato, perfettamente inserito nel collettivo belga. Da manuale del calcio come ha preso per mano la squadra quando si trattava di gestire il vantaggio e soprattutto di non crollare negli ultimi minuti: il maghetto belga è stato eccellente nella conservazione della palla, nel nasconderla e nel provocare falli ed errori avversari e far trascorrere con freddezza e intelligenza secondi e minuti preziosi.

Hazard e NeymarGetty Images
Hazard abbraccia e consola Neymar a fine partita

È suo, e per distacco, il duello a distanza con Neymar. Il premio è la semifinale dei Mondiali contro la Francia: per l'ex Lilla un altro incrocio davvero speciale.

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