Decreto Dignità, la Lega A è contraria: "Ci sarebbero conseguenze gravi"

La lotta al gioco d'azzardo può mettere in seria difficoltà economica sia le squadre italiane che le televisioni. "E non si risolve il problema, si favorisce il gioco clandestino".

Il Decreto Dignità non piace alla Lega A secondo cui si rischia di favorire il gioco clandestino Getty

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Discussione in atto, anche perché serve fare chiarezza. Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha deciso bloccare tutte le sponsorizzazioni legate alle agenzie di scommesse. Le conseguenze però possono essere pesanti per le squadre di Serie A. Sono infatti 120 i milioni che ogni anno sono spesi in pubblicità attraverso lo sport. Nella massima serie italiana 11 squadre su 20 hanno un partner commerciale legato al mondo delle scommesse.

Non solo i club di Serie A però: anche le televisioni intascano cifre cospicue dalle agenzie di scommesse: le pubblicità fruttano ben 70 milioni di euro all'anno. Intascando meno, le televisioni saranno disposte a spendere meno per i diritti TV e di conseguenza anche le società italiane ne subiranno le conseguenze.

Per questo, dopo che ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto Decreto Dignità che blocca tali pubblicità, è arrivata pronta la risposta da parte della Lega di A. Fatto sta che al momento il gioco d'azzardo non può più essere sponsorizzato (ovviamente il tutto non vale per gli accordi già in vigore fra le società di Serie A e le agenzie di scommesse).

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Serie A, la Lega di A contro il Decreto Dignità

Le società devono improvvisamente farsi i conti in tasca, perché le cose cambiano e non in meglio. Tutto questo, tra l'altro, si aggiunge alla tassazione italiana, che essendo più alta che non in altri paesi, danneggia i club nostrani: a causa della differenza fra lordo e netto, un club italiano per garantire a un giocatore lo stesso stipendio che percepirebbe in Inghilterra, Germania e Spagna deve pagare più di quanto non facciano le società straniere. Le agenzie di scommesse dunque potrebbero continuare a farsi sponsorizzare in campionati esteri, arricchendo ulteriormente le nostre avversarie. Per questo la Lega di A ha pubblicato un comunicato in cui si dice particolarmente preoccupata per la situazione:

Questa è una palese disparità. Nelle altre nazioni d'Europa e nel resto del mondo non esistono divieti simili. In Premier League, da tutti considerata benchmark per la sua capacità di generare risorse, il 45% dei club ha una società di betting come sponsor di maglia e in tutti gli stadi, sui led a bordocampo, appaiono pubblicità di aziende di scommesse. Impedire alle aziende del gaming di investire in promozione nel nostro Paese porterebbe svantaggi concorrenziali ai nostri club, dirottando all’estero i budget pubblicitari teoricamente destinati alle nostre squadre.

Le sponsorizzazioni a bordo campo verrebbero a mancareGetty
Le sponsorizzazioni a bordo campo verrebbero a mancare

La Lega di A ribadisce però di approvare lo spirito con cui lo Stato cerca di combattere la ludopatia, una malattia grave che può rovinare la vita delle persone: 

Le misure attualmente individuate non sono però realmente efficaci per arginare tale dipendenza. Servirebbero programmi di educazione, prevenzione, sensibilizzazione e disincentivo al gioco patologico. Riteniamo inoltre che questo provvedimento, così come approvato dal Consiglio dei Ministri, proibendo ogni forma di comunicazione e pubblicità, favorisca inoltre il proliferare di operatori non autorizzati alla raccolta e il diffondersi del gioco sommerso e clandestino, individuato dagli esperti come la vera causa delle ludopatie.

Il problema c'è, ed è serio. In Italia, forse, si è di fronte a una svolta epocale. 

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