NBA: LeBron James riporterà i Los Angeles Lakers al titolo... da solo?

I Lakers si portano a casa James, cambiano il loro futuro e ora sognano in grande, ma al momento manca qualcosa per il titolo NBA.

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Da quando LeBron James ha deciso di uscire dal contratto che lo avrebbe legato ai Cleveland Cavaliers, si era capito che il ventaglio di opzioni disponibili si sarebbe ridotto drasticamente. Quando poi gli uomini di gossip di ESPN lo hanno pizzicato con il suo jet privato ad atterrare in quel di Los Angeles, gli indizi hanno cominciato a diventare prove e così, al solo secondo giorno di free agency, il Re ha deciso non solo di legarsi ai Los Angeles Lakers senza (apparenti) garanzie tecniche sulla costruzione di una squadra da titolo, ma facendolo ugualmente per quattro anni e mettendo la più classica delle bandierine di conquista sulla città degli angeli.

Il messagio di LeBron è molto chiaro e in controtendenza con la necessità che aveva a Cleveland di tenere le redini di un front office in cui non riponeva molta fiducia. Questa volta l’idea è di venire per restare, collaborare soprattutto con Magic Johnson, suo vero ispiratore, e non guardare necessariamente i risultati del campo come unico lato della medaglia, perché probabilmente questa è una scelta che va al di là dei ventotto metri lignei.

Sembra chiaro che la sua legacy non abbia più bisogno di temi per essere rinforzata e allora questa scelta va letta con la chiave che James dava già da qualche tempo, ovvero terminare la propria carriera nel posto migliore per lui, la sua famiglia e i suoi affari. Se le due case possedute a Los Angeles potevano valere fino a un certo punto, l’iscrizione del figlio Bonny a Sierra Canyon, autentica powerhouse scolastica, ha fatto pendere l’ago della bilancia, senza disdegnare anche il film Space Jam 2 che potrebbe aver messo la più proverbiale delle pietre sopra la scelta.

Space Jam 2 con LeBron Jamesgoogle

NBA: affari sì, ma il campo?

Nonostante tutte queste congetture di business, poi si sa che quando James va in campo lo fa per vincere e spesso è difficile frapporsi fra lui e l'obiettivo, anche se le scelte "di comodo" fatte prima con i Miami Heat e poi con il ritorno a Cleveland (chi legge tra le righe la facilità della Eastern Conference è tutt'altro che mal pensante) sono acqua passata. Questa volta la sfida è diversa perché non è andato a Houston per crearsi una nuova corazzata da contrapporre ai Warriors e non è andato a Philadelphia che sarebbe stata la scelta cestistica più logica, ma ha accettato di essere la guida di una squadra giovane, con talento e in grado di attrarre free agent, sebbene ancora ben lontana dal poter ambire a un titolo.

Con questa strutturazione i Lakers sono ad almeno uno se non due All-Star dal poter veramente competere con le potenze dell'ovest e qui entra in gioco la possibilità con LeBron di attirare talenti senza soluzione di continuità. Quasi contestualmente alla sua firma sono arrivati JaVale McGee, l'amico-nemico Lance Stephenson e la conferma di Kentavious Caldwell-Pope che non sono di certo calibri da primo quintetto All-NBA, ma di sicuro concorrono a creare una profondità e una solidità che attorno al Re può sempre pagare dividendi.

James e Leonard presto insieme?google

Lakers, con LeBron James si deve puntare al titolo

Quando in squadra arriva uno come James che a 33 anni sembra ancora nel pieno del suo prime, è impossibile non costruire qualcosa per vincere un titolo NBA e tutto fa pensare all'arrivo di Kawhi Leonard, che però ha qualche nodo da sciogliere. Klaw ha manifestato la necessità di diventare un Laker, ma il front office gialloviola dovrà decidere se scambiare per lui riducendo quella rotazione e quel talento giovane a disposizione o aspettare la prossima offseason e portarselo a casa "a zero", con il rischio magari di vederlo scambiato durante la deadline di febbraio a Boston o Philadelphia che poi potrebbero mettere sul piatto un potere maggiore per riconfermarlo (vedi situazione Paul George molto vicina ai Lakers).

Sembra chiaro che se ci sarà la possibilità di prenderlo subito, Magic non se la lascerà scappare, indipendentemente dalla contropartita tecnica, anche se per paradossale che possa sembrare, i Lakers hanno il coltello dalla parte del manico vista la volontà del giocatore e la necessità dei neroargento di venderlo per ricavarne la giusta contropartita tecnica per il futuro. Al momento la demarcazione è abbastanza netta: con questa strutturazione i Lakers non possono competere per un titolo NBA.

Difficilmente lo potranno fare istantaneamente anche con Leonard nelle proprie file, perchè su di lui grava una spada di damocle che riguarda la sua salute nel medio periodo, ma se c'è una certezza è che bancare contro LeBron James è sempre uno sport piuttosto rischioso e ora che sei degli otto migliori marcatori della storia NBA hanno vestito la maglia gialloviola, è il momento per i Lakers di tornare alla ribalta. Anche in una Western Conference crudele e che dovrebbe giocare un campionato a parte nella prossima stagione.

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