Mondiali, Croazia-Russia ai quarti: caccia alla regina dell'Est

Ripercorrere il mito del 1998, se non addirittura migliorarlo. Dall'altra parte, i padroni di casa mancano in semifinale da 52 anni, ma era ancora URSS.

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L'ultima semifinalista giunta da quella parte dell'Europa è stata la Turchia, che nel 2002 si arrese al Brasile futuro campione del mondo. Dopo 3 edizioni, i Mondiali decreteranno la nuova regina dell'Est: Croazia e Russia si affronteranno nel secondo quarto di finale già definito, dopo Francia-Uruguay.

Oltre ad essere le ultime due squadre dell'Europa orientale ancora in corsa, sono le uniche due che finora si sono qualificate ai calci di rigore. I padroni di casa hanno ufficializzato la caduta della Spagna, in confusione dopo l'esonero di Lopetegui. Hierro ha fatto il possibile, posando un piede nei quarti di finale per circa mezz'ora, ma il rigore di Dzyuba ha annullato il vantaggio procurato dall'autogol di Ignashevich. Dagli 11 metri, poi, gli errori di Koke e Iago Aspas hanno portato al verdetto finale: la Roja va rifondata con criterio, la Russia passa dai dubbi di inizio Mondiale all'entusiasmo di inizio luglio.

L'eliminazione della Spagna fa bene ai russi, ma anche alla Croazia, che rischia tantissimo contro la Danimarca ma passa il turno e trova anche l'avversario più morbido. Il gol di Jorgensen ha illuso i danesi dopo un minuto, ma il pareggio di Mandzukic ha fatto capire che i leader non sono solo i giocatori alla Modric. Soprattutto quando il 10 del Real Madrid si è presentato sul dischetto durante i tempi supplementari, facendosi ipnotizzare da Schmeichel, e nella serie dei rigori, calciando rasoterra e centrale con qualche brivido di troppo.

Mondiali, tre pilastri per la Croazia

Il carattere e la paura superata contro la Danimarca parlano chiaro: la Croazia non può più nascondersi. Nonostante le difficoltà in un ottavo di finale bloccato per larghi tratti, è emersa una squadra che non si deconcentra e alla quale, finalmente, non tremano le gambe. E quando viene meno Modric sale in cattedra Mandzukic, emblema di una Nazionale consapevole dei propri mezzi tecnici, atletici e psicologici. Senza dimenticare il terzo uomo su cui verte il cammino verso la coppa, quel Subasic capace di pararne 3 su 5. Senza la Spagna ed eventualmente con l'Inghilterra in semifinale, è il momento di fare due calcoli più seri sulle proprie ambizioni. Se la difesa reggerà, il calcio balcanico avrà trovato il suo apice del terzo millennio.

HrvatskaGetty Images
Mandzukic segna, Subasic para. Aspettando un Modric in formato Argentina

La Russia è rinata

All'inizio dei Mondiali ci si preoccupava per la serie di partite senza vittorie, temendo di non essere pronti e competitivi nel girone di Suarez, Cavani e Salah. Sarà grazie all'entusiasmo del pubblico di casa, sarà una ritrovata serenità dopo le prime due partite, ma la Russia ha capito di avere talento e tattica. Con la Spagna, il ct Cherchesov non ha perso la bussola dopo l'autogol di Ignashevich, mantenendo la squadra bassa e senza rischiare l'imbarcata con un gioco all'attacco. Bastano poche occasioni: Golovin sbaglia dal limite, Dzyuba segna il rigore su fallo di mano di Piqué. La lettura del match è perfetta, ma soprattutto umile al cospetto di una delle Nazionali più pericolose. A dimostrazione del fatto che, se non si uccide subito, questa squadra non molla.

Akinfeev RussiaGetty Images
La parata di Akinfeev che sbarra la strada alla Spagna: Russia ai quarti

1966 e 1998: chi batte il proprio record?

Il trono di regina dell'Est, certo, ma anche un nuovo capitolo dopo gli storici risultati del passato. La Russia non ha mai centrato una semifinale dei Mondiali dopo la dissoluzione dell'URSS. Prima, i sovietici riuscirono nell'impresa nel 1966, chiudendo al quarto posto dopo la sconfitta per 2-1 nella semifinale contro la Germania Ovest e dopo il ko con lo stesso risultato nella finalina contro il Portogallo. Nemmeno con l'approccio analitico di Lobanovski e con il futuro Pallone d'Oro Igor Bjelanov in squadra, nel 1986, riuscì un bis di quella semifinale.

Diverso il discorso della Croazia, che nel 1998 ha sfiorato l'impresa in Francia. Una generazione d'oro, nata dalla dissoluzione della Jugoslavia, fu capace di battere 3-0 la Germania nei quarti di finale e far tremare i francesi in semifinale. Momentaneo vantaggio di Suker, poi la doppietta di Thuram con la celebre esultanza in ginocchio e "pensierosa". Suker concesse il bis nella finale per il terzo posto insieme a Prosinecki: un gol a testa e Olanda ko 2-1 per l'unico, storico podio croato in un Mondiale. Adesso la storia può ripetersi, o addirittura migliorarsi.

Thuram FranciaTutto Calcio
Un giovane Thierry Henry corre da Lilian Thuram: è il 1998, Francia-Croazia 2-1

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