MMA, Inside the Cage: l'infanzia da brividi di Brian Ortega

Il contendente al titolo UFC rappresenta la dimostrazione di come lo sport possa salvare le persone. La sua storia nel nuovo episodio di "Inside the Cage".

Brian Ortega in una seduta di allenamento Hans Gutknecht

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Come le MMA possono cambiarti la vita. Se Brian Ortega decidesse di scrivere una autobiografia, un giorno, potrà ringraziarci per avergli servito su un piatto d'argento il titolo perfetto. Il prossimo contendente al titolo pesi piuma UFC, infatti, è uno di quegli esempi in cui lo sport veste il ruolo da protagonista in una storia di riscatto sociale e personale. Partiamo, però, con ordine: il ventisettenne "T-City" nasce a Los Angeles il 21 febbraio del 1991, da una famiglia di immigrati messicani. Due genitori veramente umili gli Ortega, che provano a rendere dignitosa la vita dei figli sbarcando il lunario come si può, perdendo però di vista i valori comuni di una famiglia normale. Arrivato come immigrato clandestino e costretto a dormire sotto i ponti, il papà del futuro fighter UFC portò solo in seguito la moglie negli USA, trasferendosi in una casa californiana in cui vivevano una quindicina di persone.

Gli Ortega, pensate, non hanno mai fatto una cena casalinga tutti insieme. Perché? Perché casa loro era un viavai che neanche le porte girevoli degli hotel più lussuosi della California. E non è tutto: una delle sorelle di Brian, purtroppo, ha accusato seri problemi con la droga in passato. Una storia che portò il giovane a rischiare di strangolarla, tanto lei era accecata dall'odio e dalla frenesia per la necessità di una dose. La giovane graffiò e prese a botte il fratello, con quest'ultimo che descrive ancora oggi l'episodio come uno dei punti più bassi della sua vita. Questo particolare momento porta Ortega a sposare una promessa: la sua famiglia non avrebbe mai più dovuto vivere di stenti e bassezze.

Ecco perché quella passione per le arti marziali, sbocciata già alla tenera età di 5 anni, lo porterà a passare al BJJ non appena compiuti i 13 anni e successivamente alle MMA. Farsi strada, per Brian, non è affatto facile: d'altronde i primi anni 2000 sono veramente un brutto periodo in cui vivere, con le popolazioni latino-americane che vengono additate come cricche di rapitori, spacciatori e criminali della peggior specie. Tra un razzismo dilagante, però, T-City comincia a raccogliere i primi successi all'interno dell'ottagono, ottenendo la chiamata UFC con un perfetto record di 8-0.

MMA, ITC: l'avventura UFC di Brian Ortega

L'avventura di Ortega in UFC, al netto di quanto si potesse pensare, non parte affatto nel migliore dei modi: la velocissima vittoria per sottomissione su Mike De La Torre, infatti, viene immediatamente trasformata in un mezzo incubo non appena si rende nota la sua positività al drostanolone. Risultato? Match trasformato in un no contest e squalifica per ben 9 mesi. Il rientro nell'ottagono delle grandi MMA però non tarda ad arrivare, con Brian che mette KO Thiago Tavares ad 11 mesi di distanza dalla sua prima apparizione nell'Ultimate Fighting Championship. Ecco dunque che il destino decide di restituire ad Ortega tutti i frutti dei tanti sacrifici portati avanti con costanza, conducendolo ad un trittico di quattro vittorie di fila in UFC che lo porterà ad affrontare Cub Swanson.

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Risultato? Ortega vince per sottomissione, grazie ad una splendida standing guillotine choke a metà del secondo round. Finirà anche peggio a Frankie Edgar, mandato KO con un montante terribile in soli 4 minuti e 44 secondi. E pensare che, in principio, "The Answer" sarebbe dovuto andare direttamente per il titolo contro il campione Max Holloway. Niente di fatto però, con T-City che si prende la ribalta e la successiva chance titolata, con UFC 226 del prossimo 7 luglio che potrebbe offrire la definitiva possibilità di consacrazione e riscatto sociale ad un fighter che, fuori dalla sua vita sportiva, si è molto impegnato anche nell'aiutare i più sfortunati - così come lo era lui, un tempo - attraverso diverse opere di beneficienza.

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