Mondiali: "Niente VAR, siamo inglesi". Così nasce il gioco per spiegarlo

Agli inglesi proprio non va giù. Così il Telegraph ha ideato un gioco-test, nel quale le molte telecamere presenti aiutano a svelare episodi dubbi meglio che in diretta.

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A volte i luoghi comuni aiutano a capire meglio fatti e situazioni, anche nel calcio. Così dalla concretezza dei tedeschi era nata la famosa frase di Gary Lineker che, memore delle sue cattive esperienze, aveva riassunto così le partite contro la Germania:

Ventidue uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince.

Salvo ricredersi dopo la Corea. Poi c'è la grandeur un po' sbruffona e poco concreta della Francia, la furbizia machiavellica e magari un po' meschina - che noi preferiamo raffigurare come versatilità estrosa e geniale - dell'Italia e l'aristocratica convinzione di superiorità degli inglesi.

Luogo comune vuole, infatti, che i sudditi di Sua Maestà, nonostante abbiano vinto una sola edizione dei Mondiali, in casa loro nel 1966, e vengano da 50 anni di sonori ceffoni subiti sul campo, vantino ancora una sorta di primogenitura calcistica in quanto inventori del gioco più bello del mondo.

Mondiali: "Niente VAR, siamo inglesi"

Una parte dell'opinione pubblica inglese, effettivamente, oltre a soffrire la superiorità di altre nazioni viste un po' come parvenue, mal sopporta che in "segrete stanze" si decidano modifiche - ben poche in oltre un secolo, per la verità - al gioco di loro invenzione. Peggio ancora quando queste modifiche riguardano l'odiata tecnologia. Nonostante, per esempio, VAR sia acronimo di parole nella lingua d'Albione, agli inglesi proprio non va giù: basta leggere le interviste ai commentatori o fare un'incursione sui social. In sostanza il pensiero dominante e sotteso è: quando lo abbiamo inventato non c'era, ne abbiamo fatto a meno per tanti anni, quindi...

Russia VARGetty Images

Ma gli inglesi sanno anche essere pragmatici, hanno capito che, se Infantino ha introdotto il VAR ai Mondiali, la decisione è presa ed è inutile impuntarsi come se si fosse all'oratorio o al campetto, dove chi ha portato il pallone fa le squadre. Così i media hanno avviato una campagna informativa per spiegare il VAR ai lettori.

Così nasce il gioco per spiegarlo

In questo panorama spicca The Telegraph che, oltre a una serie di articoli esplicativi - che sarebbero utili anche ad alcuni commentatori nostrani - nei quali vengono affrontati anche singoli episodi legati al VAR della Nazionale inglese ai Mondiali, ha ideato un gioco-test che aiuta a comprendere come funziona l'apparato, non soltanto dal punto di vista della tecnologia ma anche e soprattutto delle difficoltà legate alle scelte che gli arbitri devono compiere in un tempo ristretto.

Meriah KaneGetty Images
Ai tifosi e ai commentatori inglesi questo su Kane pareva rigore. Il Telegraph ha spiegato che da diverse angolature è emerso come Stones spingesse Skhir e Kane trattenesse per un braccio Meriah

Sono state ricreate situazioni limite - tipo gol annullato dal VAR per un fallo di ostruzione, sfuggito all'arbitro, di un altro attaccante sul portiere - nelle quali ogni azione viene vista da diverse angolazioni, grazie alle tante telecamere presenti, in grado di svelare contatti e posizioni dubbie che il direttore di gara, dal vivo, non avrebbe potuto vedere.  Un sistema anti VARexit, utile e divertente, dunque, che aiuta anche gli spettatori, a casa o allo stadio, a capire from-inside come è gestita ogni azione, ma anche quanto è difficile e complessa ogni singola scelta. I VAR-scettici, insomma, dovrebbero essere serviti.

Russia VARGetty Images

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