Milan, la UEFA motiva la sentenza: "Proprietà poco credibile"

Un fascicolo di oltre trenta pagine motiva l'esclusione della società rossonera dalle coppe europee da parte della Camera Giudicante. Il club prepara il ricorso al TAS di Losanna.

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Sono giorni complicati in casa del Milan: mercoledì è arrivata la temuta sanzione da parte della UEFA, che ha escluso il club rossonero dalle coppe europee per la stagione che sta per cominciare e quella successiva, quindi sono arrivate le motivazioni di quella che è una vera e propria mazzata tanto alla società quanto forse all'intero movimento calcistico italiano.

In un fascicolo di oltre trenta pagine, anticipato in parte da La Gazzetta dello Sport, il massimo organo calcistico europeo ha motivato la sentenza nei confronti del Milan ribadendo un concetto molto importante: per la Camera Giudicante chiamata a decidere, la proprietà del club rossonero non è credibile, così come non lo sono i business plan presentati e gli sbandierati futuri ricavi che arriverebbero dal mercato cinese.

Un colpo durissimo da parte della UEFA nei confronti di una dirigenza verso cui non è mai stata mostrata fiducia, soprattutto a causa della figura poco chiara di Yonghong Li e delle grandi incertezze che gravitano intorno alla possibilità che questi possa rifinanziare il prestito ottenuto dal fondo d'investimento americano Elliott entro la scadenza prevista del prossimo ottobre.

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Milan fuori dalle coppe: ecco le motivazioni della UEFA

Sulla decisione della UEFA potrebbero aver pesato le recenti incertezze economiche di Li - come l'ultimo mancato pagamento di 32 milioni di euro - tanto quanto la faraonica campagna acquisti messa in piedi la scorsa estate per rifondare la squadra e che per l'organo giudicante potrebbe aver significato una scarsa volontà di tornare con i conti in regola entro le scadenze previste.

Principalmente, però, la parola utilizzata più frequentemente nel fascicolo - che deve ancora uscire ufficialmente - sarebbe secondo le indiscrezioni riportate "credibilità". Agli occhi della Camera Giudicante non è credibile il presidente Li e non sono credibili i piani di rifinanziamento del club: non è credibile dunque lo stesso Milan, che dovrà rassegnarsi a una sentenza severa ma, per chi l'ha comminata, giusta, inevitabile conseguenza delle altre bocciature ricevute da Fassone e soci nel corso dei precedenti incontri con la commissione.

Certo, ancora non è detta l'ultima parola: entro la prossima settimana il Milan ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, che potrebbe annullare la sentenza o almeno renderla più leggera. Opzioni che però sembrano di difficile percorrenza allo stato attuale delle cose, dato che i precedenti al riguardo non hanno mai avuto come protagoniste società a cui fosse stato in precedenza bocciato sia il voluntary che il settlement agreement.

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