Non solo Milan: ecco gli altri club bannati dalle coppe europee

Fuori dall'Europa League, i rossoneri sono gli ultimi esclusi di lusso della lista: in tanti ricordano l'Olympique Marsiglia nel 1993 e il Malaga nel 2013.

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Prima il no al voluntary agreement in coda al 2017, poi il veto sul settlement agreement in primavera, infine la severa sanzione: esclusione per un anno dalle coppe continentali, con l'automatica uscita dal tabellone dell'Europa League 2018/2019. La sanzione UEFA che si è abbattuta nelle scorse ore sul Milan condizionerà inevitabilmente presente e futuro del club rossonero, che attende le decisioni del suo presidente Yonghong Li e valuta i danni che la scelta dei vertici del calcio europeo comporterà: nell'ultima stagione il Diavolo era arrivato sino agli ottavi di finale garantendosi un assegno da complessivi 20 milioni di euro.

L'esclusione del Milan dall'Europa League 2018/2019 suona come un verdetto non solo per la società rossonera, ma per l'intero movimento calcistico europeo: un club che ha vinto 7 volte la Champions League fuori dalle coppe per il mancato rispetto del Fair Play Finanziario non rappresenta certo un biglietto da visita platinato per l'UEFA. Ma non è la prima volta che il calcio del Vecchio Continente si trova a dover fare i conti con addii in corsa, o a poche settimane dallo start di una competizione. Dal 1985 ad oggi è successo a più riprese e per i motivi più disparati: brogli, calcioscommesse, conti non in regola. Purtroppo, anche tragedie sportive.

In principio, infatti, fu l'Heysel. La drammatica notte del 29 maggio 1985 a Bruxelles, che costò la vita a 39 persone, di cui 32 italiane, e il ferimento di oltre 600 tifosi prima del fischio d'inizio di Juventus-Liverpool, finale di Coppa dei Campioni. Le responsabilità del drammatico evento furono attribuite allo sfondamento delle reti divisorie della tribuna Z da parte degli hooligans a sostegno dei Reds. Tutti i club inglesi, su proposta del Governo britannico, furono estromessi a tempo indeterminato dalle competizioni europee: una scelta revocata solo nel 1990. 

Coppe, Milan escluso dall'Europa: i precedenti di Malaga e Panathinaikos

Tra le esclusioni dalle coppe europee, difficile dimenticare quella dell'Olympique Marsiglia nel 1993: il club presieduto da Bernard Tapie, fresco di vittoria in finale di Coppa dei Campioni proprio contro il Milan, fu punito con la retrocessione in Ligue 2 e l'estromissione dalle successive competizioni internazionali per un tentativo di broglio messo in atto dai suoi dirigenti in occasione della partita di campionato contro il Valenciennes. Due calciatori avversari rivelarono di aver ricevuto pressioni dal dirigente Jean-Pierre Bernès per far vincere i marsigliesi in una sfida decisiva per la conquista della Ligue 1. Tentativo smascherato e punito. Nel listone dei club che hanno ricevuto il "cartellino rosso" per presunte manipolazioni di partite hanno trovato posto nel 2013 i turchi del Besiktas e del Fenerbahce, esclusi rispettivamente dall'Europa League per un anno e da tutte le competizioni UEFA per due anni, oltre agli ucraini del Metalist Kharkiv, fuori dai giochi per un anno per calcioscommesse.

Malaga 2013, escluso dalle coppe per mancato rispetto del Fair Play FinanziarioGetty Images
Malaga escluso dalle coppe nel 2013 per mancato rispetto del Fair Play Finanziario

Nella lista di chi è stato escluso da competizioni UEFA per non aver rispettato i conti, il Milan non è solo. Cinque anni fa, nel 2013, la stessa sorte era toccata al Malaga: il club andaluso aveva concluso la stagione precedente in sesta posizione nella Liga e ai quarti di Champions League, salvo doversi fermare nella successiva annata in Europa per il mancato ingresso nei paletti imposti dal Fair Play Finanziario. Stesso film nel 2016 per i turchi del Galatasaray, gli ucraini del Dnipro, gli azeri dell'Inter Baku e i rumeni del Targu Mures: tutti qualificati, tutti in difficoltà con gli stipendi dei propri tesserati. Peggio è andata nella primavera 2018 al Panathinaikos: il club più antico del calcio greco è stato bannato dalle prossime tre edizioni delle competizioni UEFA per i reiterati ritardi nei pagamenti e dovrà anche pagare una multa di 100mila euro.

Una formazione della nazionale bosniaca nel 2011Getty Images
Una formazione della nazionale della Bosnia nel 2011

Non solo club: i casi di Bosnia e Jugoslavia

Guai però a pensare che le sanzioni UEFA riguardino solo i club. Anche le selezioni nazionali sono state oggetto della scure dei vertici continentali. Due casi su tutti possono essere esemplari: il primo è quello della Bosnia Erzegovina nell'aprile 2011. La scelta in quel caso fu presa in accordo tra UEFA e FIFA con l'intento di punire la Federazione locale che non aveva voluto sostituire il proprio regolamento con quello delle federcalcio di tutto il mondo, negando l'ok all’elezione di un unico presidente al posto della guida tripartita formata da un componente serbo, uno croato e uno musulmano. Il risultato del mancato dietrofront? L'esclusione di Pjanic e compagni dalle qualificazioni a Euro 2012.

Il secondo è però il caso più clamoroso e per scovarlo dobbiamo andare indietro nel tempo di ben 26 anni. Mentre in Svezia stavano per avere il via gli Europei del 1992, la guerra in ex Jugoslavia era in pieno corso. La risoluzione dell’ONU 757, approvata il 30 maggio e includente il divieto di partecipare a manifestazioni sportive nel mondo per la nazionale jugoslava, comportò (anche) una scelta anche nel calendario degli Europei: ripescaggio della Danimarca. Che preparò la competizione in pochi giorni, richiamando anche alcuni calciatori ormai in vacanza, superò il girone con Francia, Inghilterra e Svezia, eliminò l'Olanda ai rigori in semifinale e si sbarazzò per 2-0 della Germania in finale. Dalle esclusioni, a volte, possono nascere delle favole. La storia del calcio è lì a dimostrarlo.

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