Dal Porto ai Mondiali, Quaresma non si smentisce: è ancora trivela!

L'ex Inter è andato a segno contro l'Iran con il suo marchio di fabbrica: l'ennesimo gioiello di una carriera vissuta sempre in bilico.

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È così, non c'è niente da fare. È il suo marchio di fabbrica, lui non può farne a meno. Quando scende in campo, Quaresma ha un obiettivo preciso: tentare la trivela. Il colpo con le tre dita (il nome prenderebbe origine proprio da questo), il tocco per anticipare il movimento e battere sul tempo difensori, portiere, squadra avversaria. Lo ha sperimentato anche l'Iran. Gol da cineteca, stadio impazzito.

Una partita particolare, quella di Ricardo Quaresma in questa ultima partita del Gruppo B. I Mondiali adesso portano anche la sua firma, impressa come i tatuaggi sul corpo e sul volto del portoghese. L'ex Inter, semplicemente, non può passare inosservato. Che sia per una rete fantastica o per un cartellino giallo speso causa vendetta, come accaduto contro l'Iran.

Lo ha fatto di nuovo: dal Porto al Besiktas fino ad arrivare ai Mondiali, Quaresma ha sempre tentato quel colpo. Un qualcosa che gli viene da dentro sin da quando era bambino, quando aveva i piedi storti verso l'interno e quel tocco gli veniva naturale, "perché il piede sinistro per me può restare anche a casa". Ha lasciato fermo il piede mancino anche contro l'Iran. Meglio il destro. Meglio la trivela.

Mondiali, ennesima trivela per Quaresma

Una costante, la trivela, in una carriera fatta di alti e bassi. Quella giocata per Quaresma è il punto fermo, il perno, l'asse attorno al quale ruota tutto il suo calcio: non importa in che squadra giochi, l'importante è non smentirsi mai. Restare se stessi, nel bene e nel male. I primi anni allo Sporting Lisbona, l'occasione mancata con la maglia del Barcellona, il rilancio al Porto. Le parentesi tra Inter e Chelsea, il Besiktas, l'Al-Ahli, il ritorno al Porto, poi di nuovo Besiktas. Senza nessun filo conduttore, trivela a parte.

Un colpo secco al pallone, solo tre dita per colpirlo in quel punto dove di solito si calcia con il collo. Il piede è piegato verso l'interno, se eseguito perfettamente questo gesto dà alla sfera una potenza e una traiettoria tali da rendere difficilissimo l'intervento del portiere. Lo sa bene Beiranvad, che nell'ultima partita del Gruppo B dei Mondiali è stato costretto a raccogliere il pallone nella sua porta, mentre il Portogallo festeggiava Quaresma e il suo genio.

Un precedente e un doppio soprannome

Il colpo di Quaresma è autentico, viene dal profondo, nasce tra campi impolverati e cemento. Una necessità, un modo di calciare il pallone spontaneo. Per ammissione dello stesso giocatore, però, qualcuno prima di lui aveva già tentato (con successo) la trivela: si tratta di Drulovic, calciatore serbo che ha militato nel Porto dal 1993 al 2001. Anche in quel caso, un colpo a sorpresa con le tre dita e palla in porta.

Se altri prima di lui hanno tentato quel tiro a effetto, è comunque vero che a renderlo famoso è stato Quaresma: non a caso, al giocatore è stato affidato anche il soprannome di El Trivela, oltre a quello di Ciganito, "piccolo zingaro", per le sue origini gitane. 

Dopo l'Europeo 2016 vinto con il suo Portogallo, il giocatore del Besiktas vuole essere protagonista anche ai Mondiali in Russia. In parte lo ha già fatto, con il gol segnato contro l'Iran. Lo ha realizzato a modo suo. Con il genio, con l'estro, con il colpo a sorpresa di chi, semplicemente, riesce sempre a farsi notare. Quaresma è così: una trivela a giro sotto l'incrocio, senza soluzione di continuità.

Mondiali, l'esultanza di Ronaldo e QuaresmaGetty Images

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