NBA awards: Harden MVP, premi per Simmons, Oladipo, Casey e Gobert

L'NBA ha mandato ufficialmente in archivio la stagione incoronando James Harden MVP, assieme a tutti gli altri vincitori di categoria.

L'outfit di James Harden per la premiazione Getty Images

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A campionato ampiamente archiviato, l’NBA ha assegnato nella notte i premi ai migliori giocatori della stagione con uno show per creare ancor più entertainment intorno alle nomination e ai vincitori. Detto questo, ci sono diversi dubbi non tanto sull’idea di racchiudere gli awards in una sola serata di spettacolo, quanto che questa venga fatta a due mesi dal termine della regular season e dopo la fine dei playoffs. È insindacabilmente vero che i premi riguardino la regular season e come tali debbano essere considerati, infatti i votanti esprimono il loro giudizio al termine delle 82 partite e basano le loro scelte sul rendimento di un record che non può essere inflazionato dalla postaseason.

Forse sarebbe più logico e anche maggiormente gratificante per i vincitori, venire incoronati prima dei playoffs, attualizzando la scelta e rendendone anche il giusto merito. Vedere oggi Dwane Casey nominato allenatore dell’anno a seguito di un’ottima regular season, ma dei playoffs tragici culminati con il licenziamento, ha un sapore dolce-amaro che non rende merito all’ottima stagione sua e dei Raptors, drogandola con dei risultati playoffs che (a posteriori) lo portano tutto fuorchè a essere il miglior allenatore dell’anno. Non dovremmo neanche avere la possibilità di valutare la sua stagione comparandola con le imprese playoffs messe in piedi da Quin Snyder e soprattutto Brad Stevens, ma come spesso succede il tempo è tutto, soprattutto in NBA.

Se la bontà della logica di marketing di questa serata è assolutamente da preservare, Silver potrebbe ragionare sulla tempistica, ponderando l’idea di farlo in una serata prima dell’inizio dei playoffs, dove premi e premiati sarebbero molto più fedeli all’attualità. Sono state nominate anche le migliori azioni della stagione e, quelle si, rimangono nella memoria perché il miglior tiro clutch di LeBron James contro i Timberwolves è uno shining moment, così come il suo assist no look a una mano contro i Lakers, oppure la stoppata di Anthony Davis contro i Jazz e la magia in palleggio di Kyrie Irving in preseason.

Harden, il suo completo e il trofeo di MVPGetty Images

NBA: Harden MVP, vinta la resistenza di James

I candidati all’MVP erano tre: James Harden, LeBron James e Anthony Davis. C’erano pochi dubbi, però, sul fatto che il vincitore sarebbe uscito dai primi due nomi. Già all’inizio della serata sono trapelati i risultati, perché qualcuno su Twitter ha fatto notare l’assenza di James dalla serata e la contemporanea presenza di Harden con tutta la squadra dei Rockets. Infatti dopo il testa a testa con Russell Westbrook nella scorsa stagione, terminato con una sconfitta sul filo di lana solo per l’incredibile prestazione di Russ, quest’anno il vincitore è stato proprio il Barba a seguito di una stagione, a livello meramente statistico inferiore, ma che lo ha incoronato come leader della prima forza a ovest.

Il premio è indubbiamente meritato e sarebbe stato impensabile vederlo senza trofei dopo due stagioni simili, ma come accennavamo all’inizio, la bontà della stagione di Harden è leggermente offuscata dalle prove leggendarie di James nei playoffs. Harden però è stato il miglior giocatore della miglior squadra della lega, nonché l’unica che abbia mai davvero impensierito i campioni dei Warriors andando a qualche tiro da tre punti dall’eliminarli. La sua stagione è leggendaria, il suo basket una continua improvvisazione al sassofono che non ha precedenti nella storia e rende gli Oklahoma City Thunder tristi nel pensare di essere l’unica squadra della storia ad aver draftato tre MVP della lega in anni consecutivi.

Simmons e il trofeo di Rookie of the yearGetty images

Gli altri vincitori

Dopo l’MVP sono diversi i premi assegnati, ma che non hanno lasciato sorpresi. L’allenatore dell’anno, come detto, è andato a Dwane Casey che ha portato i Toronto Raptors in testa alla Eastern Conference con una regular season di alto livello e un gioco rinnovato nei suoi dettami e nella sua interpretazione. Il sesto uomo dell’anno è andato a Lou Williams che nel lazzaretto dei Los Angeles Clippers ha semplicemente cantato portando la croce offensiva per tutta la stagione rendendosi un autentico go to guy. Rudy Gobert è risultato essere l’ancora difensiva dei suoi Utah jazz e i numeri delle analytics parlano più di ogni prestazione del francese che si è eretto a vero e proprio baobab del centro area.

Award d'obbligo anche al giocatore più migliorato della stagione NBA, ovvero Victor Oladipo che ha guidato i suoi Pacers sino alla quasi eliminazione dei Cavs, diventando una delle stelle emergenti del futuro grazie al lavoro, il sacrificio e la grande fiducia datagli dai Pacers. Il premio più incerto e che ha suscitato più trash talking è stato il rookie of the year che alla fine è andato nelle mani di Ben Simmons. L’australiano ha vinto la strenua concorrenza di Donovan Mitchell che con le sue felpe dotate di definizione di rookie presa dal dizionario, hanno reso questo testa a testa di altissimo livello. Due giocatori così diversi sono riusciti ugualmente a rapire il cuore dei tifosi e anche di molti avversari, sconfitti sotto le loro incredibili giocate.

A chiudere c’è il premio di executive dell’anno finito nelle mani di Daryl Morey, che dapprima visto come visionario è diventato poi un vero e proprio dirigente di altissimo livello che è riuscito a portare in molte occasioni i suoi Rockets agli apici della NBA. Saranno le analytics, sarà la sua elasticità mentale, ma Houston è sempre più vicina a un titolo soprattutto grazie a lui.

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