Mondiali, compleanno amaro per Messi: contro la Nigeria sfida decisiva

Criticato per le prove negative offerte finora in Russia, Leo è chiamato a risorgere con la squadra per centrare una qualificazione agli ottavi ormai quasi insperata.

Messi nervoso lascia il campo Getty Images

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Compleanno amaro per Leo Messi, che oggi compie 31 anni e che in carriera non ha mai vissuto un momento negativo come quello attuale. L'avventura ai Mondiali di Russia 2018 che doveva e poteva essere la sua definitiva consacrazione, e che avrebbe dovuto smentire chi non ha mai perso l'occasione di criticarlo giudicando blasfemo il paragone con Maradona, ha assunto giorno dopo giorno i contorni di un vero e proprio incubo. 

Il campione argentino ha infatti finora deluso enormemente le aspettative, protagonista negativo nel deludente pareggio contro l'Islanda - dove ha sbagliato un calcio di rigore - e risultando del tutto inconsistente nella disastrosa sconfitta incassata dai sudamericani contro la Croazia. Un risultato, quest'ultimo, che aveva rischiato di sancire una prematura eliminazione dal torneo per Messi e compagni prima che la Nigeria riaprisse i giochi superando gli islandesi.

La vittoria degli africani ha lasciato in vita la squadra guidata da Sampaoli, che adesso è ancora potenzialmente padrona del proprio destino e che battendo la Nigeria potrebbe ancora centrare la qualificazione agli ottavi a meno di un crollo dei croati contro gli islandesi. Ma la pressione incombe sulla Selección, quinta nel ranking FIFA e arrivata in Russia come finalista degli scorsi Mondiali e tra le grandi favorite: sicuramente Messi avrà poca voglia di festeggiare il compleanno quest'oggi, il pensiero a martedì sera e a una sfida che potrebbe essere cruciale per la propria carriera.

Lionel Messi con le mani nei capelliGetty Images

Mondiali, compleanno amaro per Messi

Possibile criticare un attaccante che a 31 anni è il leader del Barcellona e dell'Argentina, squadre di cui è anche il miglior realizzatore di sempre? Possibile sottolineare i limiti di chi ha segnato quasi 650 reti in poco più di 800 partite in carriera laureandosi 5 volte miglior marcatore della Liga e altrettante di una Champions League alzata in 4 occasioni? Più che possibile, quando si parla di Leo Messi per molti si tratta ormai della regola.

E non contano i 9 trionfi nella Liga, i 5 Palloni d'Oro e gli altri numerosi trofei conquistati. Per i detrattori questi saranno sempre contestabili, ascritti alla forza della squadra. Una considerazione legittima ma quantomeno curiosa, dato che nelle sconfitte Messi è sempre, inevitabilmente, solo. Incapace di fare la differenza come Maradona, capace di vincere quasi due Mondiali da trascinatore e di portare alla vittoria il Napoli come non è riuscito a nessuno né prima né dopo.

Il paragone con il Pibe ha del resto sempre perseguitato Leo, fenomeno a cui per certi critici mancherà eternamente qualcosa: soltanto vincere la Coppa del Mondo potrebbe - forse - zittire chi ama sottolineare limiti e difetti della Pulce, ma ecco entrare in campo il fattore emotivo. Perché se è vero che si vince e si perde in undici, è altrettanto vero che la grande occasione per fare la differenza Messi l'ha avuta già nel 2014, raggiungendo la finale contro la Germania per poi essere protagonista di una gara priva di quel guizzo che tutti si aspettavano da uno come lui.

Striscione in omaggio a Lionel MessiGetty Images

Quattro anni fa era però un'altra Argentina, non la squadra svogliata e squilibrata vista finora in Russia, schierata con una formazione improbabile e con interpreti incapaci di fare movimento senza palla lasciando ogni responsabilità proprio a lui, a Messi, che non è Maradona - e forse non ha mai voluto esserlo - ma certo non viene messo nelle migliori condizioni di esprimersi, costretto ad arretrare quasi fino a centrocampo e sempre, puntualmente, circondato da una gabbia di avversari. 

A proposito di paragoni: forse il più deleterio per Leo non è quello, immancabile, con il grande mito di Maradona, ma quello con Cristiano Ronaldo, il suo più grande rivale da quasi una decade e negli ultimi anni capace puntualmente di rubargli la scena mostrando quei muscoli e quella personalità che secondo tanti a Messi fanno difetto. 

Così non basta stravincere la Liga 2017/2018 segnando 34 gol in 36 partite, perché la stagione del Barca sarà ricordata per la rimonta subita dalla Roma in Champions League, la stessa competizione che poi viene puntualmente vinta dal Real Madrid del portoghese per la quarta volta negli ultimi cinque anni. Così, in Russia, alle prove negative di Messi fanno da contraltare i quattro gol in due partite di Cristiano Ronaldo, decisivo per il suo Portogallo così come Leo non è lo è per l'Argentina.

Cristiano Ronaldo e Messi si stringono la manoGetty Images
Cristiano Ronaldo e Messi: quella con il portoghese è una sfida su chi sia il migliore che ha diviso il pubblico e che va avanti da anni tra gol e trofei alzati.

Ecco perché Messi oggi non avrà molta voglia di festeggiare, nonostante la statua di cioccolato a grandezza naturale realizzata per lui da un negozio di Mosca: perché martedì si deciderà il futuro non solo della Selección, ma anche quello dello stesso campione di Rosario e soprattutto della sua eredità come calciatore. Per i suoi tifosi è ancora il più grande, per qualcuno addirittura il migliore di sempre. Per altri, invece, Leo è solo un fenomeno pompato dai media, fortunato nell'avere avuto compagni di talento e unico responsabile dei propri fallimenti.

Tutte opinioni lecite e che lasciano il tempo che trovano, in un mondo come quello del calcio dove del resto è impossibile stabilire verità assolute. Forse Lionel Messi non ha mai voluto mettere d'accordo tutti, forse ha sempre e soltanto voluto giocare a calcio al meglio delle sue capacità ed è stato schiacciato dalle troppe aspettative, dai paragoni, dalle responsabilità. Forse sarà il suo destino, essere ricordato come quello bravo, si, ma senza personalità, non al pari di Maradona, incapace di essere decisivo una volta svestita la maglia del Barcellona.

Ma certo vincere i Mondiali cambierebbe molte cose. E dato che quelli del 2022 in Qatar sono incredibilmente lontani, meglio concentrarsi sul presente e sull'opportunità di riscatto che il destino ha concesso a lui e ai compagni. Meglio concentrarsi su martedì e su una Nigeria che andrà battuta, per cambiare con un colpo di scena il finale di una storia che sembrava già scritta. Non è un'impresa impossibile, ma per farcela serviranno un ct con le idee chiare, una squadra unita e compatta e un Messi che torni a giocare, cancellati i paragoni con Maradona e Cristiano Ronaldo, semplicemente da Messi. Possibile che il giudizio definitivo su di lui possa dipendere da una partita contro la Nigeria?

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