Mondiali: dove potrebbe arrivare la Jugoslavia con questa formazione?

Sbriciolata fra gli anni Novanta e i primi Duemila, la ex-Jugoslavia ha dato vita a una serie di stati che continuano a distinguersi anche nello sport.

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Solo la storia dirà se la Jugoslavia fu davvero soltanto un'architettura temeraria e impossibile, creata sulle rovine ancora fumanti dell'impero austro-ungarico nella penisola balcanica, a opera prima di un nucleo di politici e di intellettuali, trasformata poi in regno alla fine degli anni Venti del secolo scorso e in repubblica da Tito dopo la Seconda Guerra mondiale.

Un melting pot di etnie, di popoli, di religioni, ma soprattutto di persone che probabilmente non erano fatti, almeno così sembra dirci la storia, per convivere insieme in modo pacifico, tanto che si dissolse lentamente e in modo cruento fra gli anni Novanta e i primi Duemila.

Nello sport, la penisola balcanica è sempre stata terreno fertile di grandi campioni che il socialismo ha spesso indirizzato verso gli sport di squadra: dal calcio al basket, dal volley alla pallanuoto la Jugoslavia ha sempre sfornato fior di talenti che andavano spesso a comporre grandi selezioni nazionali presenti ai Mondiali, arrivando anche, negli ultimi anni a essere protagonisti nelle maggiori leghe europee fino - nel basket con Petrovic, Kukoc e Divac - all'NBA.

StojkovicGetty Images
Dragan Stojkovic, uno degli ultimi talenti jugoslavi

Mondiali: dove potrebbe arrivare la Jugoslavia con questa formazione?

Nel calcio, la Jugoslavia più forte di sempre fu probabilmente quella che partecipò ai Mondiali di Italia 90. Assente Boban, squalificato per aver difeso un tifoso della Dinamo Zagabria da un poliziotto, c'erano fra gli altri Stojkovic, Savicevic, Boksic, Prosinecki e Suker: era, quello, il Brasile d'Europa.

Prosinecki e  Davor SukerGetty Images
Prosinecki e Suker dopo quella jugoslava hanno vestito anche la maglia croata

Si poteva ragionevolmente pensare che la lenta dissoluzione - Slovenia e Croazia furono le prime a staccarsi - della Repubblica jugoslava avrebbe potuto frammentare e disperdere anche i suoi mille talenti: pareva difficile ipotizzare qualche successo sportivo dei nuovi Stati. Ma la fucina balcanica di campioni non si è mai fermata: la piccola Croazia terza ai Mondiali di calcio 1998 e a quelli di basket 1994, la Serbia del canestro prima al mondo (anche se ancora formalmente col nome di Jugoslavia) nel 1998 e nel 2002 e seconda nel 2014 e la minuscola Slovenia seconda a Eurovolley 2015 ne sono soltanto alcuni esempi.

BoksicGetty Images
Alen Boksic

Delle molte Nazionali ex-jugoslave, ai Mondiali di Russia 2018 sono presenti solo Croazia e Serbia, ma Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro - senza contare il Kosovo, ancora in via di pieno riconoscimento internazionale - rappresentano sempre ugualmente rivali ricche di talento e difficili da affrontare per chiunque, tanto che un'ipotetica quanto fantascientifica riunificazione di questi Stati consentirebbe di formare una specie di Wunderteam del pallone.

La formazione della ex-Jugoslavia immaginaria

Jugoslavia 2018 (4-3-2-1): Oblak; Marusic, Savic, Subotic, Kolarov; Rakitic, Pjanic, Modric; Milinkovic-Savic, Perisic; Dzeko.

Marusic e KolarovGetty Images
Marusic e Kolarov, qui avversari, si dividerebbero le fasce

Fra i pali di questa formazione, in grado di competere con qualunque rivale, il dominio sloveno non si discute: ritiratosi dalla Nazionale Samir Handanovic, il posto spetta al portiere dell'Atletico Madrid, col croato Subotic di riserva. In difesa la coppia di centrali è composta da un montenegrino, Savic, e un serbo come Subotic - col croato Lovren pronto a subentrare - e, mentre a destra si contendono il posto lo sloveno Marusic e il croato Vrsaliko, sulla fascia opposta il serbo Kolarov non ha rivali.

Rakitic ModricGetty Images
Rakitic e Modric, insieme a Pjanic a centrocampo

Qualità da vendere in un centrocampo letteralmente da sogno, con Pjanic al centro, a rappresentare la Bosnia, spalleggiato dai "fratelli" croati della Liga Rakitic e Modric. A rifornire di munizioni la punta centrale, un indiscutibile Dzeko, c'è letteralmente la fila: dietro alla coppia serbo-croata "prescelta", composta da Milinkovic-Savic e Perisic, premono campioni come Mandzukic, Ilicic, Pjaca, Ljajic e molti altri. E considerando i vari Kovacic, Brozovic, Matic, Jovetic, Pandev e chissà quanti altri, servirebbe una panchina molto molto lunga.

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