Mondiali, quando Golia va ko contro Davide: le 10 figuracce storiche

La sconfitta della Germania contro il Messico vi ha stupito? Eppure la storia dei Mondiali è piena zeppa di cadute eccellenti: ecco le più celebri.

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La magia del calcio è anche nelle figuracce. E la magia dei Mondiali ancora di più. Vabbè, certo, non per chi ne è protagonista: tutto questo entusiasmo elettrizzante, per esempio, i tifosi della Germania non devono averlo provato. Non che il Messico sia l'ultima Nazionale del carrozzone, ma alzi la mano chi avrebbe pronosticato una vittoria del Tricolor contro i campioni del Mondo in carica. Tutti ci siamo stupiti, tutti siamo rimasti spiazzati dello scivolone tedesco sulla buccia di banana a forma di Lozano. Ma è davvero così insolito che - sul palcoscenico più importante del pianeta - le big rimedino calcistiche pernacchie contro le cosiddette piccole?

La risposta è: no, da decenni a questa parte. Da quando la FIFA ha organizzato i primissimi tornei iridati, sono poche le edizioni che non hanno visto almeno un Davide stendere al tappeto un Golia (o presunto tale). Nazionali dal blasone altisonante, detentrici del titolo, pesi massimi della scena europea e sudamericana: praticamente tutte le grandi, prima o poi, sono inciampate contro sassolini che in realtà erano veri e propri macigni.

Inutile fare finta di nulla e tirarla per le lunghe: anche l'Italia ha accumulato un curriculum 'niente male' di cadute epiche. Perlomeno siamo in ottima compagnia: dalla stessa Germania alla Francia, dall'Argentina all'Inghilterra e alla Spagna, l'Organizzazione delle Nazionali Unite dalle figuracce è ben rappresentata. A cominciare dal "Miracolo di Belo Horizonte", Anno Domini 1950, fino all'exploit della Costa Rica nella scorsa edizione del 2014: la famosa livella di Totò è stata decisamente equa nel distribuire sgrugnate eccellenti. Ne abbiamo raccolte 10 simboliche, all'interno di un album di famiglia assai nutrito.

Mondiali, le 10 figuracce più inattese della storia

C'è chi ha perso contro i cugini d'Oltreoceano, chi contro un (presunto) dentista, chi ancora nel 'derby' contro quelli che - qualche tempo dopo - sarebbero tornati a essere loro connazionali: se la storia dei Mondiali è un romanzo straordinario, è anche per merito delle figuracce più celebri. Eccone dieci doc, più qualche menzione speciale che non poteva mancare.

Brasile 1950: Stati Uniti-Inghilterra 1-0

"Sarebbe giusto iniziare la partita concedendogli tre gol di vantaggio": questo, per capirci, era l'atteggiamento alla vigilia della stampa inglese (del Daily Express, nello specifico). "Siamo vitelli destinati al macello": questo, per intenderci ancora meglio, era l'approccio del ct americano. Allo stadio Independencia, quel 29 giugno di 68 anni, accadde invece un miracolo. Anzi, il "Miracolo di Belo Horizonte", come passò subito alla storia l'impresa dei dilettanti a stelle e strisce. L'Inghilterra, tra le favorite assolute per la vittoria finale, si era concessa anche il lusso di lasciare in panchina Stanley Matthews: colui cioè che, sei anni più tardi, avrebbe vinto il primo Pallone d'Oro in assoluto. L'eroe inatteso fu invece Joe Gaetjens, haitiano naturalizzato che studiava alla Columbia University e si manteneva come lavapiatti: un suo colpo di testa in tuffo bastò a sgretolare la tracotante sicurezza dei sudditi di Sua Maestà. Entrambe le formazioni si sarebbero fermate alla fase a gironi, nel raggruppamento vinto dalla Spagna. Ah, a Belo Horizonte l'Inghilterra scese in campo - per la prima volta nella sua storia - in maglia blu. Fu anche l'ultima.

Inghilterra 1966: Corea del Nord-Italia 1-0

Prima della Svezia, prima ancora della Costa Rica, della Slovacchia o della Corea del Sud, "figuraccia" in casa Italia faceva rima con un'altra Corea: quella del Nord. E come ogni bambino appassionato di calcio, prima o poi, s'imbatterà nella sua vita nelle urla di gioia di Tardelli e Grosso, allo stesso modo sarà chiamato a riscoprire anche il famoso ko dell'Ayresome Park di Middlesbrough. A cui è legata la figura ormai mitologica del giustiziere degli Azzurri: Pak Doo-Ik. Il famoso dentista, cioè, anche se - in realtà - non esercitò mai la professione per cui aveva ottenuto una qualifica (mentre avrebbe lavorato in seguito come insegnante di educazione fisica). A leggere i nomi della Nazionale di Edmondo Fabbri, si smuovono i monumenti: Sandro Mazzola, Rivera, Facchetti, Albertosi, Bulgarelli, Janich. Eppure, dopo la vittoria all'esordio con il Cile, il Mondiale inglese portò con sé due sconfitte (contro Urss e appunto la Corea del Nord) e una molto poco onorevole eliminazione.

Germania Ovest 1974: Germania Est-Germania Ovest 1-0

Est contro Ovest. In casa di quelli degli Ovest. Praticamente, un thriller politico. Quando alla caduta del Muro di Berlino mancavano ancora 15 anni, i Mondiali del 1974 si 'divertirono' a inserire nello stesso girone le due anime della Germania: quella Federale, sotto l'egida della Nato, e quella Democratica, nell'orbita del Patto di Varsavia. Stesso popolo, due visioni del mondo completamente opposte: i presupposti perché fosse una partita indimenticabile c'erano tutti già prima del fischio d'inizio. A rendere indelebile la sfida del Volksparkstadion di Amburgo fu una mezzala di 26 anni: Jürgen Sparwasser, autore del gol che al 77' mise in ginocchio i padroni di casa. La Germania Est avrebbe quindi chiuso il girone in testa: a laurearsi campioni del Mondo, contro la leggendaria Arancia Meccanica di Michels e Cruijff, sarebbero però stati Beckenbauer e compagni. Le voci incontrollate dopo la partita - poi smentite dal diretto interessato - raccontavano invece di come Sparwasser avesse ricevuto in regalo dal governo una casa, un'automobile e un conto in banca nuovo di zecca.

Spagna 1982: Germania Ovest-Algeria 1-2

Saltando un'edizione, quella argentina del 1978, ritroviamo ancora una volta i tedeschi. Quelli che gli Azzurri di Bearzot avrebbero poi battuto in finale, regalando al presidente Pertini e a tutti gli italiani il terzo Mondiale. Torniamo però al debutto della Mannschaftil 16 giugno, a Gijon, i temibili teutonici subirono una lezione storica dall'Algeria. La nazionale nordafricana, alla prima partecipazione assoluta alla Coppa del Mondo, fu guidata dal talento puro del giovane Madjer. Uno che, cinque anni più tardi avrebbe vinto la Coppa dei Campioni con il Porto: proprio lui, il Tacco di Allah (per via dello splendido gol in finale contro il Bayern Monaco). La sconfitta della Germania fu così inaspettata, che l'ex ct italiano Fabbri scrisse un editoriale sulla Gazzetta dello Sport in cui paragonò quel capitombolo al precedente azzurro con la Corea del Nord.

Italia 1990: Argentina-Camerun 0-1

Campioni del Mondo in carica, Maradona già mito vivente in campo, nonché futuri finalisti (ai danni proprio di noi italiani): come avrebbe mai potuto, l'Argentina, perdere all'esordio con la matricola Camerun? Eppure, l'8 giugno a San Siro, andò a finire proprio così: i Leoni Indomabili si regalarono un debutto da urlo, grazie alla rete di Omam-Biyik e nonostante una partita conclusa in nove uomini. Era la Nazionale di N'Kono, l'idolo indiscusso di un certo Gigi Buffon, ma anche del 38enne Roger Milla: la loro splendida corsa si sarebbe fermata solamente ai quarti, contro l'Inghilterra. Uno scivolone senza preavviso, invece, quello dell'Albiceleste di Bilardo, sotto lo sguardo di Papa Giovanni Paolo II: chissà dove seguì l'incontro l'allora 54enne Jorge Bergoglio.

Usa 1994: Italia-Irlanda 0-1

Ai quarti di finale di quel Mondiale del 1990, dal canto suo, l'Italia di Totò Schillaci aveva eliminato l'Irlanda guidata da Jack Charlton. Per la rivincita, il ct inglese, avrebbe aspettato pazientemente quattro anni. Giusto il tempo di mettere piede al Giants Stadium di New York, per la prima Coppa del Mondo a stelle e strisce della storia. Dopo 11 minuti, la gara fu virtualmente già decisa: Houghton beffò Pagliuca dalla distanza e ribaltò tutti i pronostici della vigilia. Una prima davvero deludente, per la Nazionale di Arrigo Sacchi: gli Azzurri si sarebbero qualificati col singhiozzo come terzi del girone, prima che Roberto Baggio li prendesse per mano fino alla sciagurata finale contro il Brasile.

Francia 1998: Spagna-Nigeria 2-3

Altro giro, altra figuraccia. Meno sonora rispetto alle altre, forse, quella della Spagna all'esordio nel Mondiale francese di venti anni fa. Di certo, non era la Roja fenomenale che avrebbe riscritto le pagine di storia diversi anni più tardi. I campioni, però, non mancavano neanche nel 1998: Hierro, Raul, Luis Enrique non erano sicuramente gli ultimi arrivati. E proprio le due leggende del Real Madrid segnarono due reti contro la Nigeria: peccato che le Super Eagles, in quel di Nantes, ne misero a segno una in più. Anche tra le file della selezione africana, del resto, abbondavano i nomi illustri: Taribo West e Babangida, Sunday Oliseh e Finidi George, fino al geniale Jay-Jay Okocha. La Spagna sarebbe poi uscita a testa bassa già al girone, mentre la Nigeria avrebbe sbattuto agli ottavi contro lo scoglio Danimarca.

Corea del Sud & Giappone 2002: Francia-Senegal 0-1

Se ci fosse un podio delle figuracce iridate, quella della Francia contro il Senegal avrebbe assicurato uno dei tre posti. Campioni del Mondo in carica, ma anche campioni d'Europa in carica: a cavallo del millennio, i Blues erano la Nazionale simbolo. La gara inaugurale di Seoul, però, incoronò come sorpresa assoluta i Leoni della Teranga: quella siglata da Bouba Diop rimane una delle vittorie più inaspettate e storiche della storia recente del calcio. I giganti transalpini avrebbero chiuso il girone da ultimi in classifica, come se fosse impossibile per loro reagire al ko contro la debuttante africana. I nomi di quella formazione, che arriverà fino ai quarti, per molti suonano ancora familiari: El-Hadji Diouf, Khalilou Fadiga, Ferdinand Coly, ma anche Aliou Cissé, l'attuale ct del Senegal. In qualche torneo amatoriale di calcetto, in giro per le nostre città, è ancora possibile imbattersi in qualche maglia nostalgica bianca con inserti verdi.

Sudafrica 2010: Francia-Sudafrica 1-2

Come qualche scrollata più su con la Germania, anche in questo caso saltiamo un'edizione e ripeschiamo di nuovo la Francia. Otto anni più tardi, i Galletti avrebbero salutato il Mondiale ancora una volta da fanalino di coda del proprio girone. Passi per il pareggio all'esordio con l'Uruguay, ma il 2-0 subito contro il Messico fece suonare il primo, inquietante campanello d'allarme. Ma addirittura perdere anche contro il Sudafrica, anche per i più pessimisti sembrava troppo. Eppure la crisi interna allo spogliatoio francese contribuì in maniera definitiva alla figuraccia finale: dopo l'esclusione di Anelka, da parte del ct Domenech, i giocatori diedero addirittura vita a un ammutinamento in allenamento. Ecco allora che il ko contro i padroni di casa - a cui la vittoria non bastò però per il passaggio agli ottavi - risultò la conseguenza più naturale del mondo.

Brasile 2014: Italia-Costa Rica 0-1

Prima di essere tacciati di eccessivo patriottismo, lo specifichiamo subito: sì, nel 2010 anche l'Italia uscì ai gironi dopo le apparizioni barbine contro il Paraguay, ma soprattutto contro Nuova Zelanda (1-1) e Slovacchia (ko per 3-2). Come pagina nera del calcio azzurro - prima del playoff con la Svezia, s'intende - la sconfitta di quattro anni più tardi con la Costa Rica ha però pochi rivali. All'Arena Pernambuco di Refice, la Nazionale di Cesare Prandelli si presentò forte della vittoria contro l'Inghilterra: il gol di Ruiz, nel finale del primo tempo, avrebbe cancellato di colpo ogni traccia di sogni di gloria. Dalla Corea del Nord alla sorpresa centramericana, l'album delle giornate da dimenticare si arricchì così di un'altra istantanea oscura: la successiva sconfitta, nel dentro o fuori con l'Uruguay, avrebbe completato l'opera.

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