"Sorprese Mondiali": Portogallo 1966, nel segno di Eusébio

La Pantera venuta dal Mozambico portò i lusitani a un passo dal sogno Mondiale

Eusebio esulta dopo un gol Getty Images

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Mai un Mondiale, al massimo una partecipazione alle Olimpiadi, quelle di Amsterdam 1928. Il Portogallo, che debutta a Inghilterra '66 dopo aver dominato il suo girone di qualificazione eliminando anche i vice campioni uscenti della Cecoslovacchia, è però una squadra differente da quelle che l'hanno preceduta. Insieme al selezionatore Luiz Alfonso la allena un 49enne di Rio de Janeiro, fresco campione nazionale con lo Sporting Lisbona. Si chiama Otto Glória e il suo percorso in panchina ha cambiato la storia dell'altro club della capitale, il Benfica, e il calcio lusitano.

L'allenatore brasiliano protagonista con le nazionali di Portogallo e NigeriaGetty Imges
Otto Glória conquistò anche la Coppa d'Africa alla guida della Nigeria

Nella seconda metà degli Anni Cinquanta, con il supporto dell'allora presidente Bogalho, Glória aveva rivoluzionato i metodi di allenamento delle Aquile, stabilendo regole ferree fuori e dentro il campo e portando un approccio professionale in un calcio con tanta passione e tecnica, ma poca organizzazione. Aveva deciso di migliorare anche il sistema di reclutamento dei giocatori, sia in Portogallo che nelle sue colonie africane, Angola e Mozambico. Lì, a cavallo tra Anni Cinquanta e Sessanta, il Benfica ha pescato i due giocatori che, dopo aver vinto sotto la guida del magiaro Béla Guttmann una Coppa dei Campioni nel '62, sono i leader della formazione lusitana in Inghilterra: Mário Coluna, il capitano e cervello del gioco del Portogallo, e Eusébio da Silva Ferreira, Pallone d'Oro 1965, un centravanti che ha la potenza di un numero nove, la qualità di un “dieci” e una velocità da sprinter.

Attorno a quest'asse i due tecnici hanno costruito una formazione solida, con tanto Benfica (José Augusto e Torres, gli altri due attaccanti della squadra biancorossa), un po' di Sporting e una spruzzata di Porto e Belenenses. Il risultato è un avversario ostico per tutti. Che sa giocare, ma sa anche lottare. Come accade all'esordio con l'Ungheria di Flórián Albert, futuro Pallone d'Oro. I lusitani ci mettono 70' per piegare la resistenza dei magiari, in un match in cui Eusébio, fasciato per un colpo alla testa, non segna. Non capiterà più in tutto il torneo. Dal successivo 3-0 con la Bulgaria, la “Pantera Nera” andrà in gol con puntualità, a partire dalla rete rifilata agli slavi del fuoriclasse Asparuhov e alle due al Brasile.

A Goodison Park è una partita particolare per tutti, per il carioca Glória, per i brasiliani, orfani di Pelé e sull'orlo dell'eliminazione, e per Eusébio, che grazie a un “grande” della Verdeoro, Bauer, uno dei protagonisti del Maracanazo, era arrivato dal Mozambico al Benfica, dopo essere stato soffiato allo Sporting. Eusébio mette la sua firma, prima di testa e poi con un tiro terrificante da pochi metri, sul 3-1 che manda a casa i cugini d'Oltreoceano. Quattro giorni dopo, nello stesso stadio di Liverpool, nei quarti di finale l'attaccante del Benfica fa ancora meglio.

Eusebio in un attimo di relaxGetty Images
Eusebio vinse il Pallone d'oro nel 1965 e conquistò due volte la Scarpa d'oro (1968, 1973)

Un poker di reti, due su rigore in 32 minuti, alla Corea del Nord, che dopo aver eliminato l'Italia si era portata avanti 3-0, per poi perdere 5-3. La sua cavalcata e quella del Portogallo si fermerà al turno successivo, in semifinale, quando ai debuttanti lusitani tocca, a Wembley (sede scelta dopo i quarti invece dell'originaria Liverpool), l'Inghilterra. Il ct padrone di casa Alf Ramsey affida Eusébio alle cure di Nobby Stiles. Con l'uomo che due anni dopo, proprio in quello stadio, gli soffierà con la maglia del Manchester United la Coppa dei Campioni, dà vita a un bellissimo duello, duro ma leale.

Eusebio lascia il campo in lacrimeGetty Images
Eusebio dopo la sconfitta contro l'Inghilterra

I britannici prevalgono 2-1, Eusébio segna solo su rigore. Lo farà anche nella finale per il terzo quarto posto contro l'Unione Sovietica di Lev Jašin, dove i lusitani però vincono allo scadere con una rete spettacolare, al volo, di Torres, O Bom Gigante, la spalla della “Pantera Nera” al Benfica. È terzo posto, con Eusébio, capocannoniere del torneo con nove gol. È ad ora il massimo risultato del Portogallo al Mondiale, e fino al 1998 era anche il miglior exploit di un'esordiente nel torneo. Nel segno di Eusébio, la Pantera venuta dal Mozambico.

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