Mondiali, l'Uruguay ringrazia Gimenez: sfatato il tabù dell'esordio

Era dal 1970 (2-0 contro Israele) che la Celeste non riusciva a imporsi in una gara d'esordio della competizione. La maledizione è ora alle spalle, la strada verso gli ottavi in discesa.

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Grazie a un imperioso colpo di testa José Gimenez trova il gol che decide Uruguay-Egitto 1-0 e riesce a cancellare una maledizione che per la Celeste durava da quasi mezzo secolo e che l'aveva vista incapace di imporsi in una gara d'esordio ai Mondiali in ben sei occasioni. 48 anni, tanto era passato infatti dall'ultima vittoria dell'Uruguay nella prima gara di un'edizione della Coppa del Mondo, un'intera epoca che aveva visto lentamente scemare il mito della prima Nazionale capace di dominare il calcio dei pionieri e poi, inevitabilmente, ridimensionata dall'enorme espansione e crescita di popolarità avvenuta nel mondo del pallone.

L'ultima vittoria all'esordio era arrivata a Mexico '70 contro Israele, sconfitto 2-0 grazie alle reti di Maneiro e Mujica: da allora i sudamericani avevano vissuto altri sei Mondiali senza però mai riuscire a imporsi nella prima gara, collezionando appena due pareggi e ben quattro sconfitte, l'ultima nell'edizione brasiliana del 2014 quando Cavani e compagni erano crollati clamorosamente contro il modesto Costa Rica.

Una vera e propria maledizione, la mancata vittoria all'esordio mondiale, qualcosa che sembrava dovesse ripetersi anche contro l'Egitto quando nel finale Cavani è stato fermato due volte a un passo dal gol, respinto prima da un balzo prodigioso di El Shenawy e poi dal palo. Ma proprio quando tutto sembrava compromesso ecco che la Celeste ha saputo trovare una vittoria che sfata un tabù che durava da tempo immemore e che soprattutto mette decisamente in discesa il cammino verso la qualificazione agli ottavi di finale.

Mondiali 2018, con un gol di Gimenez l'Uruguay cancella il tabù dell'esordio

Com'è noto, l'Uruguay fu la prima Nazionale capace di dominare il calcio: dopo aver trionfato alle Olimpiadi del 1924 e del 1928, infatti, la Celeste organizzò e vinse la prima edizione dei Mondiali nel 1930, non presentandosi alle due successive manifestazioni per protesta contro le selezioni europee, ree a suo tempo di aver snobbato il torneo organizzato in Sud America. Dopo aver trionfato a sorpresa anche nel 1950 - con la celebre vittoria del "Maracanazo" - i sudamericani caddero nel 1954 soltanto in semifinale contro la Grande Ungheria di Puskas.

Anche se il calcio dell'epoca era già profondamente cambiato rispetto a quello pionieristico del 1930, l'Uruguay riuscì a restare nell'élite mondiale ancora per qualche anno, mancando l'edizione in Svezia nel 1958 ma riuscendo poi a centrare la qualificazione in tre edizioni consecutive della Coppa del Mondo. Non solo: all'esordio la Celeste fu, fino al 1970, sempre capace di imporsi, con la sola eccezione del 1966 quando contro i padroni di casa e futuri campioni dell'Inghilterra arrivò comunque un pareggio più che onorevole.

Da allora, però, il buio: la prima sconfitta all'esordio mondiale sarebbe arrivata nel 1974, quando i sudamericani apparvero clamorosamente inferiori per ritmo e qualità all'Olanda del Calcio Totale e del pressing a tutto campo. Sembrò, in quella partita, di vedere due squadre praticare addirittura due sport diversi, e per molti storici del pallone si trattò della partita che più di tutte segnò la divisione tra quello che il calcio era stato fino a quel momento e quello che sarebbe stato in futuro.

Un futuro in cui l'Uruguay, Paese con un numero di abitanti pari all'area metropolitana di Milano, si sarebbe trovato sempre più ai margini. Nonostante la grande tradizione calcistica, infatti, i sudamericani non sarebbero più riusciti neanche lontanamente a sfiorare i fasti del passato nonostante l'avvento sporadico di qualche grande campione. Una tendenza confermata anche dai risultati ottenuti nelle gare d'esordio ai Mondiali: dal 1974 in poi la Celeste ha preso parte a sei edizioni del torneo, mancandone cinque e ottenendo risultati sempre più o meno deludenti.

L'eccezione si sarebbe verificata a Sud Africa 2010, con la squadra - guidata da un grande Diego Forlan - capace di centrare un ottimo quarto posto finale ma incapace anche in quel caso di vincere la propria partita d'esordio, un pari senza reti contro la Francia. Compresa la disfatta del '74 contro l'Olanda, infatti, l'Uruguay aveva disputato fino a oggi sei nuovi "esordi Mondiali" senza più riuscire a trovare la vittoria, pareggiando contro Germania Ovest, Spagna e appunto Francia e cadendo contro Olanda, Danimarca e Costa Rica nell'ultima occasione.

Forse è stato anche il pensiero di questa singolare maledizione a innervosire Cavani e compagni all'esordio mondiale del 2018 contro l'Egitto privo di Salah: la fretta, l'ansia di trovare un gol che non arrivava e che invece generava imprecisione, l'errore di Suarez da pochi passi, il volo di El Shenawy, il palo colpito da Cavani su punizione, tutti indizi che sembravano portare verso un nuovo fallimento nella prima gara del torneo. Ci ha pensato Gimenez a scacciare via l'incubo, e adesso che anche questo è alle spalle - e gli ottavi di finale sono decisamente alla portata - l'Uruguay può finalmente guardare avanti.

Gli esordi ai Mondiali dell'Uruguay

  • 1930: Uruguay - Perù = 1-0
  • 1950: Uruguay - Bolivia = 8-0
  • 1954: Uruguay - Cecoslovacchia = 2-0
  • 1962: Uruguay - Colombia = 2-1
  • 1966: Uruguay - Inghilterra = 0-0
  • 1970: Uruguay - Israele = 2-0
  • 1974: Uruguay - Olanda = 0-2
  • 1986: Uruguay - Germania Ovest = 1-1
  • 1990: Uruguay - Spagna = 0-0
  • 2002: Uruguay - Danimarca = 1-2
  • 2010: Uruguay - Francia = 0-0
  • 2014: Uruguay - Costa Rica = 1-3
  • 2018: Uruguay - Egitto = 1-0

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