Mondiali 2018, gli hooligans russi non sono più la fanteria di Putin

Al movimento hooligans russo è arrivato un messaggio chiaro: ai Mondiali non sono graditi. Si mormora perfino che qualcuno si sia preso una lunga vacanza in Turchia, proprio in vista di Russia 2018.

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C'è un prima e c'è un dopo nella storia del movimento hooligans russo. Euro 2016: dopo giorni interi di guerriglia e scontri in Francia, gli ultras russi hanno dimostrato di essere organizzati e militarizzati, hanno alzato il livello dello scontro. Non solo, sono fortemente ideologizzati a difesa “dell'onore della Russia”. In Francia i rapporti della polizia locale concordavano tutti su un punto: gli ultras russi hanno ricevuto un addestramento militare o paramilitare. Sul web girano parecchi video di allenamenti durissimi, "training camp" con tifosi a petto nudo, nella neve. Uno dei ragazzi presenti in questi video, che tifa CSKA Mosca, spiegava: "Siamo uomini duri, veniamo da polizia ed esercito, mica teneri inglesi nelle loro Lacoste e scarpe da femmina". Non c'è da preccuparsi per i prossimi Mondiali 2018. Forse. 

Gli scontri di Marsiglia, ad Euro 2016, in qualche modo hanno segnato un'epoca e marcato una differenza: hanno fatto conoscere gli hooligans russi al mondo. Biglietto da visita, 48 ore di battaglia feroce con i tifosi inglesi, francesi e la polizia locale. Che ha descritto così gli ultras russi: "Ultra-violenti, ultra-veloci, molto organizzati". Piccoli gruppi di persone che si sono mosse perfettamente coordinate.

L'identikit del movimento ultras russo è presto tracciato. In un articolo della BBC, dopo i fatti di Euro 2016 un altro tifoso del CSKA di Mosca, Alexei, stabiliva una linea netta: "Negli anni '70 e '80 tutti si sarebbero inchinati davanti agli inglesi", dice Alexei. "Ora ci sono tifosi diversi, sono tempi diversi". In un articolo del "The New York Times" il concetto viene esteso: "Quando apparve per la prima volta negli anni '90, il movimento nel calcio russo si modellò pesantemente sulla versione inglese, adottando i suoi vestiti e la terminologia, incluso il termine per i suoi gruppi: le "firm". "Gli inglesi erano la nostra scuola", ha raccontato Yevgeny Malinkin, un tifoso di 40 anni noto come "Kril". "Ora abbiamo perso i nostri padri. Li abbiamo raggiunti". 

Il gruppo B di Euro 2016 ha assistito impotente agli scontri tra hooligans russi e tifosi inglesiGetty Images
Il gruppo B di Euro 2016 ha assistito impotente agli scontri tra hooligans russi e tifosi inglesi

Russia 2018, gli uomini-chiave del movimento hooligans

Per capire lo scenario dei Mondiali 2018 in Russia bisogna andare a ritroso. Ad Euro 2016 non c'erano i tifosi delle maggiori "firm" del paese, di CSKA e Spartak, a cui era stata vietata la trasferta. I tifosi più violenti provenivano da zone del paese periferiche, da Orel o da Krasnodar. Tanto che Alisher Aminov, un candidato ai vertici dell'RFU, la governance del calcio russo, ha puntato il dito contro i tifosi provenienti dalla provincia, "nutriti con una dieta televisiva anti-Occidentale".

Putin, sui fatti di Marsiglia di Euro 2016, ha scelto una linea che potremmo definire "goliardica" (e ha un senso, nel lessico ultrà): “Non so come i nostri 200 tifosi abbiano potuto avere la meglio su alcune migliaia di inglesi. Non lo capisco". In questo articolo russo si sottolinea come ci siano pochissimi gradi di separazione tra alcune elite vicine a Putin, i rappresentati ufficiali dei tifosi, l'ideologia di estrema destra e il movimento hooligans. Sono chiamati "gli hooligans in giacca cravatta" in un articolo dell'Express. Per loro il vento, di recente, è molto cambiato.

Figura-chiave n.1: Igor Lebedev, "continuate così”

C'è un prima e c'è un dopo anche per quanto riguarda il rapporto tra le élite politiche e i tifosi organizzati. In molti sono sbilanciati in veri e propri endorsement del mondo hooligans russo durante Euro 2016. Dopo gli scontri di Marsiglia Igor Lebedev (attuale speaker della Duma) ha twittato un entusiasta: "Continuate così", dopo aver dichiarato che "difendono l'onore del loro paese". In un editoriale sul The Guardian, Mary Dejevsky non si è detta tanto sorpresa dalle sue dichiarazioni. Non è il Lebedev politico che la preoccupa, da lui, membro di un partito ultranazionalista, dichiarazioni di un certo tipo sono quasi attese. È il suo ruolo nell'FRF, e di conseguenza nell'organizzazione della Coppa del Mondo 2018, che desta perplessità. Quasi tutte le massime autorità russe hanno stigmatizzato gli eventi di Euro 2016, come ci si si sarebbe aspettato.

Non tutte. In Inghilterra, come sottolinea un articolo del Telegraph a firma David Martin Jones, gli scontri sono stati subiti inquadrati in un'ondata di sdegno e rifiuto, in una specie di "auto-flagellazione".  In Russia la TV di stato ha usato un'altra narrazione: "I tifosi inglesi hanno dato inizio agli scontri... ma 250 Russi da differenti punti della nostra madrepatria... hanno respinto l'attacco degli 'isolani pesantemente ubriachi'. Non solo, il ministro dello Sport Mutko (di cui poi parleremo), figura-cardine della Federazione Russa recentemente caduta in disgrazia, inizialmente ha accusato i media occidentali di aver esagerato la portata degli scontri. Poi ha ritrattato, condannando il comportamento dei tifosi russi.

Qualcosa tra russi e inglesi è andato maluccio ad Euro 2016Getty images
Qualcosa tra russi e inglesi è andato maluccio ad Euro 2016

Ma torniamo ad Igor Lebedev, che è esponente del partito Liberal Democratico russo (LDPR), un partito definito da più parti "né liberale né democratico". Una formazione nata nel 1989 per mano del padre di Lebedev, Vladimir Zhirinovsky, colonnello dell'Esercito russo. Per presentare Zhirinovsky basta un fatto: nel 2014, durante una conferenza stampa, invitò due uomini a stuprare una giornalista di Russia Today, al sesto mese di gravidanza, colpevole di aver posto una domanda sulle possibili ritorsioni russe contro il governo di Kiev. Poi si è scusato e si è offerto di pagare le spese mediche della donna, in ospedale per lo stress subito. Il vento è cambiato, anche per suo figlio Lebedev. Dopo i cori razzisti dei tifosi russi nei confronti di Pogba e Dembelé, durante l'amichevole Russia-Francia a marzo (la FIFA ha aperto un'inchiesta), ha incitato gli ultras "a smetterla subito", pur concedendo che "non è un problema solo dei nostri tifosi".

Figura-chiave n.2: Sergej Lavrov, il consigliere di Putin

Lavrov è la politica estera di Putin, fondamentale per organizzare i Mondiali di Russia 2018Getty Images
Lavrov è la politica estera di Putin, fondamentale per organizzare i Mondiali di Russia 2018

Dopo Marsiglia 2016 le autorità francesi hanno fermato un bus pieno di 43 tifosi russi. Politici di primo piano come Lavrov sono insorti, gridando al sentimento anti-russo. Sergej Viktorovič Lavrov è il ministro degli esteri della Federazione Russa dal 2004, è la longa manus di Putin all'estero. Di recente Lavrov ha accusato il G7 di Toronto di avere una natura russo-fobica, in un periodo storico delicato e decisivo nelle relazioni tra la Russia di Putin ed il mondo occidentale. Lavrov è consigliere personale di Putin, ad Euro 2016 ha difeso apertamente i fermati dalla polizia francese. Da Piazza Smolenskaia, dal Ministero russo degli Affari Esteri, ha tuonato contro i metodi francesi, convocando l'ambasciatore a Mosca.

Non solo, parlando alla Duma, ha appoggiato pubblicamente il comportamento dei tifosi russi, attaccando l'atteggiamento "oltraggioso" dei tifosi inglesi nei confronti della bandiera russa, arrivando a bollare le azioni della polizia francese come "inaccettabili". Eppure il vento è cambiato: Lavrov ad oggi è in prima linea nello stabilire il piano di sicurezza per i Mondiali, coordinando polizia e servizi segreti. Lavrov è diventato figura cardine nel piano per fermare gli hooligans russi. 

I giornali russi raccontano di un Putin lontano dal calcio (non è particolarmente tifoso, ma è vicino storicamente agli ambienti ultrà di Mosca), ma per il leader russo i Mondiali casalinghi rappresentano un palcoscenico importante, un banco di prova decisivo, con gli occhi del mondo puntati addosso. Il piano di sicurezza per i Mondiali è scattato da tempo: la polizia russa sta seguendo e monitorando i capi ultrà da mesi, e la "pressione" (la definiscono così) dei poliziotti russi sarebbe tale da convincere alcuni tra i leader del tifo organizzato a prendersi una bella vacanza Mondiali natural durante. Designazione gradita Turchia, dicono i meglio informati.

Figura-chiave n.3: Alexander Shprygin, “solo facce slave”

Alexander Shprygin è una figura istituzionale del tifo russoGetty Images
Alexander Shprygin è una figura istituzionale del tifo russo

Alexander Shprygin è un'altra figura-chiave nel mondo hooligans, di recente fortemente ridimensionata. Shprygin (assistente di Lebedev alla Duma) si definisce "un patriota", e la nozione di "patria" e "patriottismo", è molto presente nel lessico della politica estera e sportiva della Russia di Putin. Leader dei tifosi organizzati della nazionale russa, nel 2007, ha creato l'Union ofRussian Fans (URF). Assistente di Lebedev alla Duma, è assolutamente certo che non si saranno problemi ai Mondiali: "Sono assolutamente certo che nulla di simile a quello accaduto a Marsiglia possa accadere qui. C'è sorveglianza totale. Perfino io sento pressione e sono esponente di un'organizzazione pubblica".

Il gruppo di Shprygin (che organizzava le trasferte al seguito della nazionale, e di cui facevano parte i 43 tifosi arrestati in Francia) è stato dichiarato fuorilegge. Shprygin è stato arrestato e interrogato per alcuni scontri tra tifosi a Mosca. Nel mentre la sua costosa automobile, per un caso curioso, è stata data alle fiamme. Lui ha dichiarato ai giornalisti: "Dio punirà chi ha fatto questo". Qualcuno un po' complottista potrebbe vederlo come un messaggio chiaro: ai Mondiali niente casini.

Il background di alcuni hooligans russi appartiene ad un filone razzista e xenofobo, come riporta Fare Network (un gruppo di ong che lotta contro ogni tipo di discriminazione): vale come esempio la bandiera cecena bruciata dai tifosi dello Zenit nel 2013, gli stessi che due anni prima, nel 2011, hanno lanciato una banana in campo a Roberto Carlos, una delle star di maggior richiamo del campionato russo, arrivato in Russia per attirare attenzione e prestigio. Sempre 2013, durante una gara di Champions League, il giocatore del Manchester City Yaya Touré venne apostrofato da versi di scimmia dai tifosi del CSKA Mosca tutte le volte che toccava palla.

Shprygin è sempre in prima linea in tutti i rapporti di Fare Network, indicato come esponente di spicco di frange ultra-nazionalista. Molto nota in Russia la sua foto mentre fa il saluto nazista insieme al leader dei Korrozia Metalla, gruppo musicale trash metal con pubblico notoriamente di estrema destra: molti testi dei Korrozia Metalla sono nella lista federale russa dei materiali estremisti, dal 2016 la loro discografia è stata eliminata da iTunes e Google Play. La foto non ha bisogno di commenti. 

Foto senza commentiGetty Images
Foto senza commenti

Shprygin è stato da più parti accreditato come creatore e organizzatore di un gruppo di tifosi trasversale, razzista e violento. Di certo le sue dichiarazioni trovate sul web non lo allontanano di molto da un mondo estremista e xenofobo: voleva vedere "solo facce slave nella nazionale russa” e ha sentenziato che “c’è qualcosa di sbagliato” in una foto di squadra della Dinamo Mosca, postata da Valbuena. Conteneva troppi giocatori di colore. Sphrygin comunque non si sente affatto razzista: "Guarda, se incontro un "Negro" per strada, non provo niente. Non mi provocano nessuna emozione".  Ad oggi definisce gli ultras (dopo averli chiamati "martiri di Marsiglia) "ostaggi della situazione politica".

Figura-chiave n.4: Vitaly Mutko e il maxi-scandalo doping di Stato

Vitaly Mutko è stato per anni uno degli uomini forti del calcio russoGetty Images
Vitaly Mutko è stato per anni uno degli uomini forti del calcio russo

Non è l'unico a percepire un netto cambiamento di rotta, perfino ai piani alti dello sport russo. In una foto centrale di un articolo del The Guardian,  al centro c'è Shprygin, a destra Putin, a sinistra c'è Vitaly Mutko, attuale vice primo-ministro della Federazione russa, ex ministro dello Sport, ex numero 1 dello Zenit San Pietroburgo ed ex n.1 della federcalcio russa. Si è speso in prima persona per portare in Russia i Mondiali (in questo video viene preso in giro il suo inglese).

Si è dovuto dimettere da Ministro dello Sport e presidente della Federcalcio: gli è costato caro il coinvolgimento nel maxi-scandalo doping di Stato che ha colpito l'atletica russa (esclusa dai Giochi di Rio). Ah, è stato bannato a vita dalle Olimpiadi. Ministro dello Sport dal 2008 al 2016, è stato il volto dello sport russo,  durante i giorni caldi di Euro 2016 ha dichiarato che gli hooligans russi "si sono coperti il viso e hanno disonorato il loro paese". In Gran Bretagna lo hanno poi però pescato a dare un benvenuto un po' troppo caloroso ai tifosi russi allo stadio, pochi giorni dopo gli scontri.  

Dopo il rapporto McLaren della Wada, l'Agenzia mondiale antidoping, la testa di Mutko è caduta, al suo posto il Ceo di 'Russia2018', Alexei Sorokin. Sul sito della Uefa, viene sottolineato come Sorokin "rappresenta una nuova generazione di leader sportivi in Russia". 46 anni, parla benissimo inglese e francese, è un convinto fautore della "linea morbida", come ha sottolineato in quest'intervista della BBC, in cui dice che i tifosi "non dovranno prendere alcuna precauzione speciale" durante i Mondiali.

Alexei Sorokin è il volto nuovo e gentleman del calcio russoGetty Images
Alexei Sorokin è il volto nuovo e gentleman del calcio russo

Ora i gradi di separazione tra ultras e politica sembrano aumentati, almeno ufficialmente. Sembrano lontani i tempi in cui, in un pezzo di Politico.eu si citava una fonte anonima della Casa Bianca che definiva gli hooligans "la fanteria" della campagna di "guerra ibrida" del Cremlino. Sergei Medvedev, della "Moscow’s Higher School of Economics", parlava dei tifosi a Marsiglia come "una copia della politica estera russa". "Non vinceremo la coppa - chiarisce - ma almeno mostreremo una faccia coraggiosa, avremo picchiato e avremo fatto parlare tutto il mondo di noi".

Nello stesso articolo si accusava Putin di aver di fatto infiltrato il movimento hooligans, di averlo fatto guidare da membri del Nashi, la sua elite giovanile. Nel 2006, l'ex leader di Nashi (che ha poi di recente fondato una nuova formazione politica, con la benedizione del Cremlino) di nome Vasily Yakemenko, si vantava di poter convocare migliaia di fan dello Spartak di Mosca per "cacciare via" qualsiasi manifestante pro-democrazia. Il Nashi, per inciso, è spesso accusato di avere un ruolo importante nella cyber-guerra fredda, pagando numerosi blogger e giornalisti perché popolassero la rete di retorica pro-leader.

Putin e la mano ad Infantino: Russia 2018 sarà più di un mondiale Getty Images
Putin e la mano ad Infantino: Russia 2018 sarà più di un mondiale

Di questi tempi sono tutti concordi nel dichiarare che problemi ai Mondiali non ce ne saranno. "Credetemi", dice Andrei Malosolov, un giornalista sportivo vicino ai gruppi di tifosi, "gli anni prima della Coppa del Mondo sono stati i più tranquilli della storia del calcio russo". Anche se, come riporta il Daily Mail, gli ultras della Russia sono "non solo la specie più viziosa di teppisti in giro, ma i migliori per organizzazione, in parte perché molti hanno lavori diurni che comportano l'uso di uniformi". E hanno “perso i loro padri. Li hanno raggiunti”. Il vento sembra essere cambiato, almeno ufficialmente,  quando sono cambiati gli obiettivi, e il panorama politico è diventato troppo delicato e incisivo. Non sembra esserci posto per gli hooligans sul palcoscenico dei Mondiali 2018, organizzata dalla Russia di Putin. Non sono più la sua fanteria. 

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