Mondiali 2018, Degenek con l'Australia dopo la fuga dalla guerra

Il difensore classe 1994 convocato con i Socceroos di van Marwijk: cresciuto tra Croazia e Serbia, è sfuggito alla guerra grazie al papà atleta.

Milos Degenek, calciatore serbo con cittadinanza croata naturalizzato australiano Getty Images

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I calciatori convocati per i Mondiali 2018 in Russia, al via giovedì 14 giugno, sono ben 736: ognuna delle 32 selezioni in gara avrà a disposizione 23 elementi per cercare di arrivare fino in fondo. Tantissimi interpreti in campo, tante storie da raccontare fuori: quella di Milos Degenek, professione difensore e inserito nella lista del ct dell'Australia Bert van Marwijk, è una delle più belle.

Nato nel 1994 in Croazia, Degenek ha conosciuto sin dai primi anni di vita l'amarezza della guerra: quella di indipendenza dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Il piccolissimo Milos a soli 18 mesi migrò però in Serbia con la famiglia, trasferendosi da Knin ad Arandelovac, centro a 70 chilometri da Belgrado. Nove giorni a bordo di un trattore, con mamma Nada e papà Dusan al suo fianco e solo latte e pane per ritemprarsi.

Nel 1999 Degenek aveva solo cinque anni: è in quell'anno, per l'esattezza il 25 marzo, che si registrò l’aggressione della Nato contro il territorio dell'allora Jugoslavia. Succedeva senza l’ok delle Nazioni Unite: mai, dalla fine della Seconda guerra mondiale, l'organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa aveva attaccato in queste modalità una nazione europea indipendente. Alla base della contesa, le tensioni nella provincia serba del Kosovo tra la maggioranza di etnia albanese e la minoranza serba. Il centrocampista atteso ai Mondiali 2018 con l'Australia ha ripercorso quel momento traumatico della sua infanzia sul portale Players Voice:

Ero pronto per andare a giocare con i miei amici sul retro del nostro giardino. Poi sentimmo una sirena, che anticipava un attacco. Fui costretto a raggiungere il bunker sotterraneo, presente in molti edifici antichi in Serbia. Rimanemmo sotto terra e senza luce naturale per 48 ore. Mangiammo cibo in scatola, come cani. Ma la cosa peggiore era l'incertezza.

Mondiali 2018, la storia di Degenek: scappato dalla guerra, convocato dall'Australia

Radici e ricordi che Degenek ha sempre esibito con orgoglio, anche sui social. Pezzi di storia che il calciatore degli Yokohama F Marinos ha raccontato e condiviso, abbattendo un muro e permettendo a tifosi di tutto il mondo di entrare nella sua sfera privata:

Non sapevi nulla: quando ti saresti svegliato, se avresti visto i tuoi genitori un'altra volta. Sentivi solo il pavimento scuotere sotto le bombe. Ho visto cadaveri. Un'esperienza che nessun bambino dovrebbe vivere. Odio tanto la guerra.

Un'infanzia drammatica tra Croazia e Serbia, prima di volare per quasi 10mila chilometri: direzione Australia, sempre con mamma, papà e fratello al seguito. Milos ha conosciuto l'Australia grazie a suo padre, Dusan, corridore sugli 800 metri che prese parte ad un programma attuato dalla Croce Rossa e riservato agli atleti, che permise alla famiglia Degenek di volare a Campsie, sobborgo a ovest di Sidney.

A Campsie eravamo circondati da grattacieli e costruzioni alte: il primo anno è stato un pò complicato, poi però abbiamo conosciuto nuovi amici nella comunità serba e croata. Ci sono due minuti che ricordo con grande gioia: l'acquisto della nostra prima casa a Liverpool, poi il giorno in cui sono stato il capitano dell'Under 15 dei Joeys nell'amichevole tra il Giappone e l'istituto australiano dello sport a Canberra. La mia famiglia era lì, papà piangeva.

La trafila nel calcio che conta Degenek l'ha vissuta tutta con le rappresentative giovanili dell'Australia: 7 presenze in Under 17, prima di rappresentare la Serbia (8 convocazioni) con l'Under 19, prima di decidere definitivamente di vestire i colori dei Socceroos nel 2016. Prima l'Under 23, poi la Nazionale maggiore. Le partite giocate sin qui sono 15, un numero destinato ad aumentare nei Mondiali 2018, partendo dal girone C contro Francia, Perù e Danimarca:

Ci sono quattro cose che porto sempre con me: la mia famiglia, il calcio, la mia fede in Dio e il mio Paese. Credo che queste componenti si uniscano nell'opportunità di rappresentare l'Australia in Coppa del Mondo. La mia famiglia sta pianificando un viaggio in Russia: posso solo immaginare loro sugli spalti e sorridenti. Ci sono stati periodi nella mia vita in cui l'unica gioia era rappresentata dai 90 minuti da trascorrere in campo nel weekend. In Australia ho lavorato sodo per realizzare un sogno.

La Croazia e la Serbia hanno un posto speciale nel cuore di Degenek, ma la gratitudine per l'Australia è evidente in ogni parola del difensore 24enne. Anche se oggi la sua casa sportiva è il Giappone, nella terra dei canguri Milos si sente sempre accolto. Mamma Nada e papà Dusan, invece, sono tornati in Serbia nel 2015, quando Degenek vestiva la maglia del Monaco 1860 in Germania.

Papà e mio fratello Djorde sono venuti a Sydney per assistere alla partita di qualificazione ai Mondiali contro l'Honduras: è stato un momento molto emozionante per tutti noi, anche se mancava mia mamma che non aveva avuto la possibilità di esserci. Ho guadagnato la mia prima partecipazione alla Coppa del Mondo con l'Australia, il Paese che mi ha dato tutto.

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