Mondiali di calcio: l’Albo d’oro delle 20 edizioni

Tutti i vincitori dal 1930. Il Brasile, con cinque successi, è il più titolato, davanti a Italia e Germania. Azzurri e Verdeoro i soli a vincere due volte di seguito.

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Quella che si sta per aprire in Russia sarà l’edizione numero 21 dei Campionati Mondiali di calcio, l’undicesima che si tiene in Europa, a fronte di otto disputate nell’intero continente americano, una in Asia e una in Africa.

Alla prima pioneristica edizione che ebbe luogo in Uruguay nel 1930 presero parte 13 squadre, ma a partire dai Mondiali successivi (Italia 1934) si stabilì la partecipazione di 16 Nazionali, una regola che – pur non rispettata per motivi diversi nel ’38 e nel ’50 – rimase in vigore fino ad Argentina 1978.

A partire da Spagna 1982, infatti, e fino a Stati Uniti 1994, la quota delle squadre ammesse alla fase finale fu innalzata a 24, per passare a 32 dall’edizione successiva. La Fifa ha già previsto l’allargamento a 48 squadre dal 2026, ma da più parti non si esclude che la nuova norma possa entrare in vigore già fra quattro anni, da Qatar 2022.

Albo d'oro Mondiali di calcio

UruguayGetty Images
La formazione dell'Uruguay campione 1930

1930 - Uruguay

L’idea di una competizione che assegnasse un titolo mondiale di calcio venne all’allora presidente della Fifa, il francese Jules Rimet, deluso dalla decisione del Cio di non inserire il football nel programma delle Olimpiadi di Los Angeles 1932, in quanto sport ancora non sufficientemente popolare negli Stati Uniti. La scelta dell’Uruguay determinò la scarsa partecipazione delle squadre europee, spaventate da quello che per allora era un viaggio lungo e oltremodo costoso: fra le 13 squadre presenti, infatti, solo Francia, Belgio, Romania e la rappresentativa del Regno di Jugoslavia provenivano dal Vecchio Continente. Francia e Messico ebbero l’onore di inaugurare quell’edizione e, in quella che fu a tutti gli effetti la prima partita dei Mondiali di calcio di tutti i tempi, i transalpini prevalsero 4-1. Nella finalissima, che si tenne all'Estadio del Centenario di Montevideo, l’Uruguay sconfisse l’Argentina 4-2. Quella del 1930 fu l’unica edizione in cui non fu disputata la “finalina” per il terzo posto, assegnato solo a posteriori dalla Fifa agli Stati Uniti davanti alla Jugoslavia.

FranciaGetty Images
La squadra della Francia sul piroscafo verso Uruguay 1930

1934 - Italia

A partire da questa edizione fu disputata una fase di qualificazione, alla quale, per la prima e unica volta, dovette partecipare anche la Nazionale di casa, l’Italia in questo caso. Deluso dalla scarsa partecipazione delle squadre europee all’edizione che aveva ospitato quattro anni prima, l’Uruguay, nonostante fosse campione in carica, optò per il boicottaggio e non si presentò in Italia. Otto furono le città che misero a disposizione i propri stadi per i match dei Mondiali: Torino, Milano, Trieste, Bologna, Genova, Firenze, Roma e Napoli. San Siro, con 55mila posti era il più capiente, mentre lo stadio triestino del Littorio conteneva solo 8mila persone. La Nazionale di Vittorio Pozzo vinse il titolo battendo ai supplementari la Cecoslovacchia 2-1 con reti di Raimundo Orsi e Angelo Schiavio. Questa la formazione campione del mondo: Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi.

ItaliaGetty Images
Italia 1934: il saluto fascista degli Azzurri

1938 - Italia

I venti di guerra che cominciavano a soffiare sull’Europa non lasciarono indenni i Mondiali di Francia: l’Austria, qualificata ai danni della Lettonia, “scomparve” pochi mesi dopo, annessa alla Germania di Hitler nell’aprile del ’38. Chiamata all’ultimo momento, l’Inghilterra declinò, tanto che le squadre partecipanti finirono per essere solamente 15. Vinse ancora l’Italia e si trattò del primo successo di una Nazionale diversa da quella ospitante oltre che del primo bis consecutivo. Gli Azzurri - sempre guidati da Vittorio Pozzo, unico ct di sempre ad aver vinto due titoli mondiali - superarono in finale l’Ungheria per 4-2 con doppiette di Colaussi e Piola. La formazione campione: Olivieri, Foni, Rava, Serantoni, Andreolo, Locatelli, Biavati, Meazza, Piola, Ferrari, Colaussi. Una curiosità. Solo tre erano i superstiti dell’edizione precedente: Giuseppe Meazza, Giovanni Ferrari ed Eraldo Monzeglio. Quest’ultimo, monferrino classe 1906, smise di giocare l’anno seguente e diventò l’allenatore personale dei figli di Benito Mussolini.

MeazzaGetty Images
1938: Meazza saluta il capitano ungherese prima della finale. La foto spiega perché fino a un po' di tempo fa gli arbitri erano chiamati "giacchette nere"

1950 - Uruguay

Inutile girarci intorno: questa è l’edizione del Maracanazo. Per la formula di Brasile 1950 – che assegnava per la prima e unica volta la vittoria al termine di un girone all’italiana - ai giocatori di casa sarebbe bastato un pareggio nella partita decisiva contro l’Uruguay per laurearsi campioni del mondo per la prima volta. La fiducia nel titolo era tale che la Federazione aveva già consegnato a ciascun giocatore un orologio d’oro con tanto di dedica incisa. Inoltre, alla faccia di un pur minimo livello di scaramanzia, i festeggiamenti erano cominciati fin dal giorno precedente, con ben mezzo milione di magliette “Brasil Campeao 1950” vendute e, nella data del match, i giornali uscirono già con titoli e articoli che celebravano la squadra di casa come campione. Prima del fischio d’inizio, addirittura, il prefetto del distretto di Rio tenne un breve discorso davanti agli oltre 199mila spettatori del Maracanà, salutando i giocatori della Seleçao come i prossimi, sicuri campioni del mondo.

SchiaffinoGetty Images
Schiaffino realizza il gol nella finale del 1950

Il gol diFriaça, che a inizio ripresa portò in vantaggio il Brasile, fece quasi crollare lo stadio, impazzito di gioia e sembrò certificare quanto l’intero paese attendeva come ineluttabile. Ma quell’Uruguay era formazione tignosa e piena di talento: venti minuti dopo, infatti, trovò il pareggio con Schiaffino servito da Ghiggia, che poi al 79’ si mise in proprio e, complice una gaffe del portiere brasiliano, realizzò l’inatteso 1-2. A nulla valsero gli sforzi dei giocatori di casa che, nel silenzio irreale del Maracanà, cercarono di ribaltare il risultato: l’Uruguay vinse il titolo. Il bilancio finale parla di una novantina di morti in tutto il Brasile, fra suicidi e decessi da infarto. Ghiggia, riconosciuto in un locale di Rio, fu assalito e rimandato a casa in stampelle. Lo stesso Jules Rimet, colpito dall’atmosfera surreale che si era creata nello stadio, ricordò così la fine di quella storica partita:

Mi ritrovai solo, con la coppa in mano e senza sapere che cosa fare. Nel tumulto, finii per incrociare il capitano uruguaiano Varela e, quasi di nascosto, gli consegnai la statuetta d'oro, stringendogli la mano, e me ne andai, senza riuscire a dirgli una sola parola di congratulazioni per la sua squadra.

L’Italia? Eliminata al primo turno dalla… Svezia. L’inizio della maledizione gialloblù.

RimetGetty Images
Un ritratto di Jules Rimet

1954 - Germania Ovest

Svizzera 1954 fu la prima edizione dei Mondiali a essere stata trasmessa in televisione. Gli Azzurri uscirono già nella fase a gironi e a prevalere in finale fu, di nuovo a sorpresa, la Germania Ovest che ebbe la meglio 3-2 sulla favoritissima Ungheria di Puskas, Kocsis e Hidegkuti, fra dubbi di combine e accuse di doping mai provate fino in fondo. La curiosità è rappresentata dalla partita dei quarti di finale fra l’Austria e i padroni di casa. I rossocrociati partirono fortissimo, con tre gol in quattro minuti, fra il 16’ e il 19’, ma un quarto d’ora più tardi gli austriaci avevano già ribaltato l’incontro realizzando ben cinque reti. Finito 7-5 per l’Austria, il match detiene tuttora il record di gol segnati in un incontro dei Mondiali.

Germania Ovest 1954Getty Images

1958 - Brasile

La maledizione gialloblù, parte seconda. Ovvero Svezia 1958, l’unica edizione cui l’Italia non era riuscita a qualificarsi, prima di Russia 2018, dalla quale siamo stati estromessi proprio al termine del doppio confronto con gli scandinavi. Prima vittoria, finalmente del Brasile – grazie ai sei gol segnati da un ragazzino di nome Pelé, tuttora il più giovane campione del mondo di sempre con 17 anni e 239 giorni - e prima vittoria di una Nazionale proveniente da un altro continente. L’altro record che resiste da Svezia 1958 è quello del francese Just Fontaine, 13 reti in una sola edizione.

Brasile 1958Getty Images

1962 - Brasile

Era dal 1950 che i Mondiali non si disputavano in Sudamerica e, si dice, che la sorprendente assegnazione a un paese allora povero come il Cile fosse stata “pilotata” dal Brasile che tutto avrebbe voluto, tranne dover giocare in Argentina. L’Italia, qualificata grazie a due vittorie contro Israele, si presentò con una formazione imbottita di oriundi che fu eliminata nel corso della cosiddetta “battaglia di Santiago”, durante la quale gli Azzurri, picchiati duro per tutto il match dagli avversari del Cile, rimasero in nove e furono sconfitti per 2-0. In finale il Brasile superò la Cecoslovacchia 3-1 ed è tuttora l’unica Nazionale, insieme all’Italia ’34 e ’38, ad aver centrato il bis consecutivo.

Amarildo BrasileGetty Images
Amarildo fu protagonista nel Brasile campione a Cile 1962

1966 - Inghilterra

L’edizione cantata anche da Venditti fu la prima a dover fare i conti con l’apartheid, che provocò l’esclusione del Sudafrica, ma la prima anche a essere dotata di logo ufficiale e di mascotte.

InghilterraGetty Images
La regina Elisabetta consegna il trofeo al capitano inglese Moore

Il periodo nero dell’Italia si perpetuò contro la prima squadra asiatica qualificata a una fase finale, la Corea del Nord del “dentista” Pak-Doo-Ik. L’Inghilterra vinse in casa il suo primo, e finora unico, Mondiale battendo la Germania Ovest 4-2 in una finale che, con il Var, avrebbe forse avuto un esito diverso.

Inghilterra 1966Getty Images
I Mondiali di Inghilterra 1966 sono i primi ad avere un logo, una mascotte e a essere ricordati attraverso foto a colori

1970 - Brasile

Era dal 1938 che l’Italia non disputava una fase finale di livello. La semifinale degli Azzurri a Messico ‘70 divenne, in seguito, persino un film: Italia-Germania 4-3, con cinque gol segnati nei supplementari, dopo che al 90’ Schnellinger aveva pareggiato la rete iniziale di Boninsegna. In finale un’Italia svuotata e senza forze si arrese al fortissimo Brasile che prevalse 4-1, vinse il terzo Mondiale e si aggiudicò la Coppa Rimet. Grazie a quel trionfo, inoltre, Pelé divenne il primo – ed è tuttora l’unico – giocatore ad aver vinto tre edizioni della Coppa.

PeléGetty Images
Burgnich cerca di contrastare Pelé

1974 - Germania Ovest

Assegnata la Coppa Rimet al Brasile nel 1970, fu deciso di creare un nuovo trofeo che non sarebbe, però, stato più aggiudicato in modo definitivo. Fu l’edizione della rivoluzione arancione, anche se il colore dei tulipani olandesi fu annacquato in finale dalla concretezza dei padroni di casa che ebbero la meglio sul calcio totale di Cruijff e compagni per 2-1. L’Italia tornò a steccare: battuta a Stoccarda dalla sorprendente Polonia di Lato e Szarmach, uscì per peggiore differenza reti rispetto all’Argentina.

Cruijff contro la GermaniaGetty Images

1978 - Argentina

La politica entrò pesantemente in questa edizione che si svolgeva in Argentina, un paese sotto dittatura militare, tanto che Cruijff arrivò addirittura a rifiutarsi di partecipare. La squadra di casa fu accusata di avere ricevuto diversi favoritismi, particolarmente nella vittoria per 6-0 contro il Perù, grazie alla quale guadagnò la finale a danno degli odiati rivali del Brasile. La giovane Italia di Bearzot, da parte sua, arrivò in semifinale e pose le basi del trionfo mondiale di Spagna 1982 In finale l’Argentina inflisse la seconda sconfitta consecutiva all’Olanda, grazie anche a una doppietta di Mario Kempes.

KempesGetty Images
Mario Kempes nella finale contro l'Olanda

1982 - Italia

Il Mondiale di Pablito fu il Mondiale di una nazione che non ricordava nemmeno più che cosa fosse una vittoria in Coppa del Mondo. A Spagna 1982 Bearzot e i suoi ragazzi rinverdirono i trionfi della Nazionale di Pozzo, a distanza di quasi 50 anni. Dopo una fase a gironi fra le più stentate e passata solo per un soffio sul Camerun, l’Italia prese coscienza dei propri mezzi e, guidata dai gol di Paolo Rossi, superò nell’ordine l’Argentina di Maradona e Passarella e il Brasile di Zico, Socrates e Falcao e si guadagnò la semifinale.

RossiGetty Images
Paolo Rossi contro il Brasile. Alle sue spalle Junior

Con un Pablito in stato di grazia, contro la Polonia fu poco più di una formalità: non rimaneva che la forte Germania Ovest fra gli Azzurri e il terzo titolo mondiale. Che arrivò la sera dell’11 luglio, grazie alle reti del solito Rossi, di Tardelli – quella dell’urlo – e di Spillo Altobelli che, nel finale, allontanò lo spettro della rimonta tedesca dopo il 2-1 di Breitner. La formazione dell’Italia: Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani (8’ Altobelli, 89’ Causio).

TardelliGetty Images

1986 - Argentina

Senz’ombra di dubbio, Messico 1986 è l’edizione di Argentina-Inghilterra, la partita nella quale Diego Maradona segnò il gol più irregolare, convalidato, della storia, oltre a quello probabilmente più bello di sempre: dalla Mano de Dios all’entusiasmante slalom fra i difensori di Sua Maestà, fermi come birilli, ipnotizzati dalle movenze di Diego che trasformò quei pochi secondi in un’opera d’arte moderna. Per l’Italia un Mondiale da dimenticare in fretta, mentre la Germania Ovest raggiunse il poco invidiabile record dell’Olanda di due finali perse di seguito, stavolta a favore dell’Argentina.

MaradonaGetty Images

1990 - Germania Ovest

Le notti magiche di Nannini e Bennato portarono l’Italia di Vicini alla finale per il terzo posto, nella quale sconfisse a Bari l’Inghilterra di Platt e Lineker. L’immagine di quell’Italia è tutta nello sguardo spiritato di Totò Schillaci che, otto anni dopo Pablito, fu il capocannoniere del torneo Un torneo vinto dalla Germania Ovest – all’ultima partecipazione con questo nome – in una finale non particolarmente memorabile vinta sull’Argentina 1-0 con un gol di Brehme su rigore a pochi minuti dal termine.

Brehme Getty Images
Brehme e Klinsmann festeggiano il vantaggio

1994 - Brasile

I riflessi della politica internazionale portarono all’esclusione da Stati Uniti 1994 della rappresentativa jugoslava, a causa della guerra in Bosnia, oltre alla prima presenza della Russia, al posto dell’Unione Sovietica, con Salenko autore di 5 gol in un solo match, record tuttora imbattuto. Fu esordio anche per Arabia Saudita, Grecia e Nigeria, mentre un Maradona ormai a fine carriera fu protagonista al contrario, allontanato a Mondiali in corso, positivo a un controllo antidoping. L’Italia di Sacchi, senza mai entusiasmare, arrivò in finale e fu davvero a un passo dal titolo, sconfitta soltanto ai rigori da un Brasile non proprio irresistibile.

Roberto BaggioGetty Images
L'immagine della finale: Roberto Baggio ha appena sbagliato il rigore decisivo

1998 - Francia

L’edizione francese segnò la riammissione del Sudafrica nel consesso calcistico internazionale e il suo esordio assoluto ai Mondiali insieme a quello di Giamaica, Croazia e Giappone. Alla Francia di Zidane riuscì quanto non era riuscito a quella di Fontaine e nemmeno a quella forse più scintillante di Platini. Dopo aver superato a stento il non trascendentale Paraguay negli ottavi di finale grazie, per la prima volta, a un golden gol messo a segno da Laurent Blanc e l’Italia ai rigori nei quarti, i transalpini volarono fino alla finale dove sotterrarono il Brasile 3-0, con doppietta di Zizou e rete di Petit.

France champion 1998Getty Images
Un'immagine simbolo di quel Mondiale: Blanc e Barthez

2002 - Brasile

Chi lo visse non avrà dimenticato quel pomeriggio italiano in cui agli Azzurri sembrava di giocare contro 12 uomini, gli 11 della Corea del Sud più quell’arbitro dal nome improbabile che, anni dopo, scoprimmo essere persona non proprio irreprensibile. Proprio come numerosi dirigenti Fifa che un’inchiesta dell’Fbi appurò essere collusi in un piano per far raggiungere almeno le semifinali a Giappone e Corea del Sud, le due Nazionali di casa. Ce la fece solo la seconda, sconfitta poi dalla Turchia nella finalina, mentre, con una doppietta del capocannoniere Ronaldo, il Brasile vinse la finale per il titolo contro la Germania, in quello che, incredibilmente, fu il primo match fra le due Nazionali ai Mondiali.

Brasil Germany Getty Images

2006 - Italia

Per la prima volta i campioni in carica dovettero affrontare le qualificazioni, una fase dalla quale da allora rimane esentata solo la Nazionale ospitante. Uscite ai quarti Brasile e Inghilterra, quotate come più probabili vincitrici dai bookmaker, la Germania pareva avviata verso un successo casalingo dopo una promettente fase d’avvio. In semifinale, però, i tedeschi incontrarono la loro bestia nera, l’Italia che negli ottavi aveva stentato addirittura con l’Australia. I tempi regolamentari si chiusero sullo 0-0, ma nei supplementari le reti di Grosso e Del Piero regalarono la finale agli Azzurri.

Del Piero e CannavaroGetty Images
Del Piero insieme a Cannavaro

Il match decisivo racconta di una partita all’interno della finale, quella fra Zidane e Materazzi, raccolta in una serie di immagini. La prima è il cucchiaio con cui Zizou supera Buffon su un rigore concesso per fallo del difensore nerazzurro, pronto però, pochi minuti dopo, a rimediare e a pareggiare con uno stacco imperioso. La terza immagine è una delle foto più famose della storia del calcio: la testata di Zidane a Materazzi che ne provoca l’espulsione e di conseguenza anche… la quarta immagine, quella del francese che, a capo chino, passa accanto alla Coppa del Mondo dirigendosi negli spogliatoi.

Zidane 2006Getty Images

L’ultimo frame è quello dell’urlo di Fabio Grosso, il protagonista che non ti aspetti, autore del rigore decisivo, quello che ha regalato il titolo all’Italia di Lippi. La formazione: Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso, Gattuso, Pirlo, Camoranesi (Del Piero), Perrotta (De Rossi), Totti (Iaquinta), Toni. 

GrossoGetty Images
Fabio Grosso nel momento che tutto il paese aspettava: l'Italia è campione del Mondo per la quarta volta

2010 - Spagna

Il primo storico Mondiale del Continente Nero, quello delle vuvuzelas e, per noi, della Slovacchia e della Nuova Zelanda. In Sudafrica, l’Italia del Lippi-bis si impantana in un girone che definire facile sembrava quasi un eufemismo: Paraguay, l’esordiente Slovacchia e la Nuova Zelanda, appunto, che tornava ai Mondiali dopo 28 anni, ma gli Azzurri riescono nella difficile impresa di arrivare ultimi. Trionfa la Spagna, che fra i due Europei centra anche il primo Mondiale, battendo in finale, gol di Iniesta nei supplementari, l’Olanda di Sneijder, prima vittoria europea fuori dai confini continentali, nella seconda finale consecutiva fra squadre del Vecchio Continente.

Sneijder e IniestaGetty Images
Un contrasto fra Sneijder e Iniesta

2014 - Germania

L’immagine che questa edizione manda agli archivi è quella dei giocatori brasiliani affranti al termine del Mineirazo, la disfatta subita dai verdeoro nella semifinale casalinga contro la Germania, persa per 7-1. Un risultato pesantissimo, il peggiore mai subito dal Brasile in tutta la sua storia, il più largo mai fatto registrare in una semifinale mondiale. La finale è appannaggio della Germania che batte l’Argentina in una finale molto equilibrata, raggiunge l’Italia a quattro successi e diventa la prima Nazionale europea a vincere la Coppa del Mondo in Sudamerica. Gli Azzurri escono di nuovo alla fase a gironi: vinta la prima partita contro l’Inghilterra, riescono a perdere contro Costa Rica e, nel match da dentro o fuori contro l’Uruguay, non reggono la guerra di nervi ed escono battuti da una rete di Godin a nove minuti dal termine.

GermanyGetty Images

I successi per nazione

  • Brasile 5
  • Italia e Germania 4
  • Uruguay e Argentina 2
  • Inghilterra, Francia e Spagna 1

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