MMA, UFC: il cuore di Romero non basta, vince ancora Whittaker

UFC 225 regala due main event spettacolari a Chicago. Robert Whittaker sul filo del rasoio strappa una decisione non unanime contro Yoel Romero.

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Come prevedibile il primo incontro della main card di UFC 225 è stato un match non propriamente esaltante nella categoria dei pesi welter. Phil "CM Punk" Brooks (0-2) ha probabilmente concluso in maniera amara la sua brevissima avventura nell'ottagono alla veneranda età di 39 anni. Uno striking scolastico e l'abilità appena sufficiente nel ground game nulla hanno potuto contro il più esperto Mike Jackson (1-1), che con compostezza e maggiore sicurezza ha portato dalla sua l'incontro.

Punk ha provato ad accelerare già dall'inizio, ma la maggior esperienza nello stand-up posseduta da Jackson gli ha concesso di contenere l'atleta di Chicago. Non particolarmente esaltante il match, che ha visto numerose fasi di stallo cercate proprio da Punk per non cadere sotto i colpi del suo avversario, più pronto atleticamente. Tre riprese dal ritmo abbastanza blando hanno aperto dunque la main card.

Brooks, dopo l'esordio non brillante contro Mickey Gall, non ha ripetuto la pessima prestazione, ma sicuramente non ha fatto nulla per convincere i vertici UFC a concedergli un'altra possibilità. Schiena a terra ha ignorato i consigli dell'angolo che lo invitava a non colpire con le braccia da terra, ma a cercare una scappatoia. Jackson ha colpito in ground and pound scandendo i colpi e non forzando, riuscendo senza troppe difficoltà a portare a casa la vittoria per decisione unanime.

MMA, a Chicago in scena UFC 225

Secondo match della serata nella divisione dei pesi massimi. Tai Tuivasa (8-0) è riuscito a superare non senza difficoltà Andrei Arlovski (27-16, 1 NC). L'atleta bielorusso è stato il primo ad arrivare ai punti col colossale Tuivasa, venticinquenne di origini samoane rinomato per la grande potenza da KO e per la serie di vittorie prima del limite. Bam Bam ha raggiunto più volte il Pit Bull con colpi pesanti al corpo e alla testa, la condizione fisica di Arlovski però, nonostante la finale sconfitta, si è dimostrata sorprendente. Arlovski non ha arretrato, ha scelto bene i colpi ed è riuscito ad andare a segno col forte diretto destro. La maggiore freschezza di Tuivasa, nonostante il fisico appesantito, gli ha consentito di mettere il maggior numero di colpi e soprattutto quelli più significativi. Arlovski comunque dimostra di essere ancora pronto per i grandi palcoscenici nonostante i trentanove anni d'età lo rendano uno degli atleti più attempati nel roster UFC. Tuivasa vince per decisione unanime e inizia a scalare i ranking.

Il match successivo ha luogo nella categoria femminile dei pesi piuma. Holly Holm (12-4) è riuscita a battere Megan Anderson (8-3). La Anderson si è dimostrata dura in apertura, quando ha messo a segno un ottimo diretto e una ginocchiata al volto della sua avversaria, ma non è stata capace di colmare il divario tecnico che intercorre fra le due nel ground game. La Holm ha palesato parecchi miglioramenti dalle ultime uscite ed ha imposto il proprio wrestling, mostrando grande talento ed evoluzione, nonostante ci abbia abituato a conoscerla come striker letale. Tre riprese passate fra takedown e controllo della posizione, oltre allo sporadico ground and pound, la Anderson ha provato a tornare in piedi e a colpire la Holm che in fase di stand-up sembrava a tratti in difficoltà. La maggiore esperienza dell'ex campionessa dei pesi gallo UFC le ha concesso di rimediare una vittoria per decisione unanime allontanando di fatto la Anderson dal tanto chiacchierato match contro Cris Cyborg.

Co-main event dal sapore di guerriglia, quello fra Rafael dos Anjos (28-10) e Colby Covington (14-1) col titolo ad interim dei pesi welter in palio. Il divario qualitativo nello striking che intercorre fra i due è stato abilmente colmato da Covington, che ha fatto quello che tutti si aspettavano: ha messo pressione sin dalla prima ripresa, ha costretto alla gabbia dos Anjos, lo ha martellato e ha tentato ripetutamente il takedown. Dal canto suo, dos Anjos, probabilmente colpevole di non aver provato a cercare abbastanza il KO, è riuscito comunque a mettere buoni colpi, i più puliti e i più numerosi dalla distanza, subendo il ritorno del suo avversario solo in clinch e difendendo 11 takedown dei 18 tentati da Covington. Dos Anjos ha provato sei takedown, portandone a compimento tre, ma non è riuscito ad imporre posizione e ground and pound all'ex NCAA Division I di wrestling, che abilmente è saputo tornare in piedi alla carica. Il mento e l'atletismo di Covington lo hanno aiutato a resistere ai buoni colpi al volto e al corpo che il brasiliano gli ha inflitto. Il maggiore allungo e i buoni movimenti hanno invece consentito a Covington di imporre il proprio gioco. Buone le uscite laterali di dos Anjos; il brasiliano è però colpevole di non essere uscito lateralmente, se non quando si trovava spalle a parete, accettando la pressione di Covington e tentando davvero poco per limitarla. Ottimo il controllo dell'ottagono da parte di Covington che vince per decisione unanime il titolo ad interim e dimostra di poter competere coi migliori. Adesso ad attenderlo c'è Tyron Woodley.

Main event sul filo del rasoio fra il campione dei pesi medi Robert Whittaker (21-4) e Yoel Romero (13-3). Il match non valeva per il titolo dei pesi medi poiché Romero non era riuscito a centrare il peso il giorno prima, ma i due hanno dato vita ad un incontro degno della cintura. Romero, comportatosi molto meglio del match precedente fra i due, è riuscito a mettere in forte difficoltà Whittaker riuscendo a mettere più volte knockdown il campione. Composto, sicuro, pronto ad incassare e fermo sulle gambe, Romero ha fatto attaccare Whittaker ed ha cominciato a rispondere seriamente dal terzo round grazie alla grande abilità nel counterstriking. Conscio del suo limite in termini di cardio, ma anche della propria abilità da incassatore, Romero ha accettato gli scambi con Whittaker, notoriamente pericoloso nei colpi di braccia. 33 a 9 colpi nel primo round e 29 a 20 nel secondo, in entrambi i casi in favore del campione. Romero ha accelerato nel corso del terzo, mettendo a segno 36 colpi significativi contro i 18 di Whittaker ed un knockdown che ha fatto seriamente temere un KO. Ripresosi praticamente subito, Whittaker ha continuato ad attaccare mostrando capacità di ripresa e di comeback sorprendenti. Il quarantunenne cubano ha ceduto il passo nel corso del terzo round, per poi tornare alla carica nel quinto, round nel quale ha surclassato il campione, infliggendogli un altro knockdown.
Prestazione del cubano non sufficiente agli occhi dei giudici, o almeno per due di essi, che danno la vittoria a Robert Whittaker, stavolta in modo molto più discusso rispetto a UFC 213. Split decision in favore di Whittaker dunque, delusione sul volto di Romero, rimasto ad un passo dal titolo sempre con prestazioni convincenti. Il Soldato di Dio probabilmente non vedrà molto presto la prossima occasione titolata, nonostante il match di UFC 225 sia già additato da molti come incontro dell'anno.

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