Guardiola: "Non allenerò mai più il Barcellona. Touré? Mente e lo sa"

In un'intervista concessa a TV3 il manager del City parla del suo futuro e di politica, rispondendo anche alle accuse di razzismo di Yaya Touré

Josep Guardiola, allenatore del Manchester City Getty Images

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Josep Guardiola non è certo tipo da sottrarsi al confronto o da nascondere le proprie idee. Intervenuto nella trasmissione "Preguntas  Freqüentes" in onda sull'emittente televisiva catalana TV3, l'ex-allenatore del Barcellona e attuale manager del Manchester City campione d'Inghilterra ha detto la sua su un possibile futuro ritorno al club blaugrana - alla cui guida ha vinto dal 2008 al 2012 un totale di 14 trofei tra cui 3 campionati spagnoli, 2 Champions e 2 Mondiali per club - rispondendo al contempo alle accuse di razzismo mosse nei suoi confronti da Yaya Touré, da lui allenato sia in Catalogna che in Inghilterra.

Al Barcellona sono stati anni fantastici, avevamo un giovane presidente e calciatori incredibili tra cui Messi, il migliore al mondo. Le stelle erano allineate. Ma è finita, non potrei tornare perché non sono più lo stesso e non sarei visto nello stesso modo di prima. Tornare in altra veste, magari come presidente? No, sono un allenatore e credo di essere bravo in quello che faccio, ma non puoi essere bravo in tutto. Quando smetterò di allenare mi troverete a giocare a golf. 

Chiusa così la questione relativa a un possibile ritorno nel club che lo ha lanciato, rendendolo uno dei migliori allenatori al mondo se non il migliore, Guardiola ha poi affrontato altri due argomenti di cui si è molto parlato nel finale della stagione appena conclusa: il fiocco giallo indossato a sostegno dei prigionieri politici della Catalogna e le parole del suo ex-giocatore Yaya Touré, che lo aveva accusato di avere avuto nei suoi confronti un comportamento crudele e forse persino razzista.

Guardiola a TV3: "Io razzista? Touré mente e lo sa"

Il centrocampista ivoriano aveva raccontato in una recente intervista di come Guardiola avesse manifestato già in passato di avere una scarsa fiducia nei confronti dei calciatori africani, sostenendo di non essere l'unico a pensarla in questo modo e prendendo ad esempio la stagione appena conclusa, che ha visto il Manchester City trionfare in Premier League tenendolo in disparte, a suo modo di dire ingiustamente. Accuse che il manager spagnolo liquida con poche parole.

È una bugia, e lui lo sa. Al City siamo stati insieme due anni e dice queste cose soltanto adesso. Non mi ha mai detto niente in faccia.

Infine il tecnico del City ha voluto dire la sua anche sul fiocco giallo, indossato sulla giacca a supporto dell'indipendentismo catalano e che è stato causa di polemiche che hanno coinvolto anche la stessa Football Association. Guardiola non capisce perché i leader dell'indipendenza siano in detenzione preventiva e fa un chiaro riferimento a Puigdemont, arrestato mentre era al volante della sua auto in Germania.

Non mi sembra giusto fischiare l'inno spagnolo, ma penso che sia stupido ritirare le magliette gialle perché non sono un simbolo politico ma qualcosa di trasversale. Il fiocco giallo chiede solo la libertà di persone per cui sono stati chiesti trent'anni di prigione per essere saliti su un'auto. Questa è la cosa che più mi addolora: vedere gente in prigione o in esilio. Non potremo tornare alla normalità finché la questione non sarà risolta.

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