NBA: non c'è scampo per i Cavs, la dinastia Warriors non si ferma

Durant è l'MVP, i Warriors dominano e completano il repeat. LeBron esce ancora sconfitto con nubi sul futuro.

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Siamo davanti a una delle più grandi squadre della storia NBA e se per alcuni versi può essere considerata la più forte in assoluto (in quattro anni, playoffs compresi, 79.8% di vittorie con un record di 328-83), per altri si pensava mancavasse ancora quel killer instinct necessario per ammazzare le serie e non dare chances agli avversari di poter tirar fuori la testa dall'acqua come successo due anni fa. Anche per questo è arrivata l'ultima risposta da parte dei due volte campioni del mondo che con la vittoria per 108-85 ha dominato senza mezzi termini dei Cavaliers che non ci credevano più e non hanno nemmeno dato fondo alle residue energie morali per provarci.

È stata una finale a senso unico dal punto di vista del risultato, che probabilmente è stato segnato dopo quello sciagurato finale di gara uno, quando i Cavs hanno assaporato il gusto dell'impresa, salvo poi farsela scivolare di mano nel peggior modo possibile. È proprio una questione di mani che ha anche limitato LeBron James nelle successive partite, perché ha affermato di aver giocato con una frattura auto inflitta per aver tirato un pugno alla lavagna dalla frustrazione dopo il concitato finale. Sembra che il motivo fosse riguardante il fallo di Durant cambiato in corsa, ma se a pensar male si fa peccato, è difficile non rimandare tutto all'azione di JR Smith.

L'ovvia domanda al termine della finale è quale sarà il suo futuro nella free agency, ma ovviamente la sua risposta è stata tanto evasiva quanto in grado d'insinuare dubbi precisi sulla sua permanenza a Cleveland. Di certo l'ingiustizia del web enfatizza che LeBron sia alla sesta finale NBA persa, dopo che un paio di settimane fa lo osannava per l'ottava consecutiva raggiunta, ma la memoria è sempre troppo corta e pensare che ci fossero possibilità per i suoi di battere questi Warriors era perlomeno utopistico. La sua serie finale rimane incastonata nella storia, anche se persa 4-0 e nonostante il pugno alla lavagna. Di certo il libro dei record non gioca a suo favore in questo caso, ma sarebbe molto meglio godere delle sue gesta e delle sue imprese valutandole oggettivamente al posto che dare tanto facili quanto inadeguate etichette.

L'MVP Kevin DurantGetty Images

NBA: Durant MVP in back to back, Curry deve attendere

Con sette voti conseguiti su undici (tra cui quelli di Rachel Nichols e Marc Spears che lo hanno condiviso su Twitter), Kevin Durant è stato eletto MVP delle Finals dopo aver illuminato Cleveland prima con la leggendaria prova di gara 3 e poi per la sua prima tripla doppia di post season in una gara 4 comunque senza storia.

Davvero vi interessa questo? Davvero?

Le sue parole riguardo al suo titolo personale e al fatto che Curry non lo abbia ancora conseguito nonostante tre titoli.

La stagione è stata molto difficile, ma siamo stati bravi a uscire dalle difficoltà. Io ogni giorno mi alzo, mi guardo allo specchio e sono sicuro in ogni occasione di aver giocato al meglio o perlomeno al massimo delle mie possibilità.

KD è il sesto giocatore a vincere per due volte consecutive il premio di MVP delle NBA Finals raggiungendo Hakeem Olajuwon, Kobe Bryant, Shaquille O'Neal, Michael Jordan e LeBron James. Con il suo settimo punto di gara 4 ha anche sorpassato l'uomo franchigia Steph Curry per punti realizzati in singola post season precedentemente a quota 594. Per gli amanti della competizione, il suo futuro è molto più sicuro di quello di James, perché KD ha già riferito a Rachel Nichols di ESPN che rifirmerà con i Warriors, dando seguito a una dinastia che, se anche Klay Thompson dovesse confermare la sua permanenza, garantirebbe diversi altri anni di dominio.

Le stelle dei WarriorsGetty images

Curry al terzo titolo, Kerr all'ottavo e la dinastia continua

Il non aver mai vinto il titolo di MVP delle finali non scompone Curry che probabilmente per questo suo modo di essere finalizzato solo alla vittoria della squadra, ha favorito la costruzione di questa incredibile macchina da guerra. In queste finali si è sacrificato con profitto anche difensivamente, perché in 54 possessi in cui ha dovuto fronteggiare LeBron James, la stella dei Cavs ha racimolato solo 12 punti non riuscendo neanche a innescare favorevolmente i compagni (36% dal campo in queste situazioni).

Steph è l'ottavo giocatore della storia con tre titoli e MVP multipli, oltre ad aver raggiunto il suo record di realizzazioni in un tempo con 20 punti alla pausa lunga di gara 4. Dopo l'appannata gara 3 che forse gli è costato il premio individuale, è stato protagonista assoluto del fendente decisivo per chiudere la serie. Nel celebrare questo repeat dei Warriors non possiamo dimenticare l'architetto Steve Kerr che sta già lavorando con la società a un rinnovo contrattuale che sembra più una formalità che una reale trattativa. Non bisogna dimenticare in questi casi che lui abbia portato al massimo livello un sistema e un roster iniziato da Mark Jackson (a cui spesso rende giustamente grazie), ma non si vincono otto titoli tra giocatore e allenatore senza qualcosa di speciale dentro.

La gestione spirituale ed emotiva di un gruppo di tali stelle e la capacità di creare un vero e proprio modello di gioco sui due lati del campo, è il suo vero capolavoro e se per farlo, avere Durant, Curry e Thompson rende tutto più facile, non è così scontato che con tale talento si possa creare una dinastia simile. Quello che più "preoccupa" è la concreta possibilità di anni a venire con tutti ancora ai loro piedi. Gli Warriors sono campioni NBA per il 2018 e fanno calare il sipario sulla stagione...senza escludere che tra dodici mesi potremmo essere qui a riscrivere esattamente la stessa cosa. Intanto complimenti ai campioni.

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