Mondiali, Uruguay 1930: storia della prima edizione della competizione

Comincia in Sud America la storia della più importante competizione calcistica al mondo: tra grandi campioni e una certa improvvisazione la FIFA scrive la storia.

La formazione dell'Uruguay campione del mondo nel 1930 Getty Images

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Fin dalla sua fondazione, avvenuta presso gli uffici della Union Française de Sports Athlétiques il 21 maggio del 1904, la FIFA si era posta come obbiettivo la creazione di una competizione esclusiva dedicata alle selezioni nazionali di tutto il mondo. I primi tentativi di organizzare il torneo autonomamente erano però naufragati quasi immediatamente per ragioni economiche: il calcio era ancora troppo poco diffuso e seguito all'inizio del XX secolo per questo tipo di competizione, che avrebbe comportato del resto spese non indifferenti.

A metà degli anni '20 la situazione era completamente cambiata: quel gioco inventato a Londra oltre mezzo secolo prima aveva ormai fatto presa in più o meno tutti i Paesi d'Europa e Sud America, come dimostrato del resto dalla sempre più massiccia ed entusiasta partecipazione ai tornei calcistici organizzati alle Olimpiadi, gare che avevano entusiasmato gli spettatori presenti e convinto la FIFA stessa che era ormai giunto il momento e di dare inizio alla straordinaria storia dei Mondiali.

Messo in chiaro lo statuto della competizione, che sarebbe stata aperta a professionisti e dilettanti, avrebbe avuto luogo ogni quattro anni e i cui costi sarebbero stati coperti interamente dal Paese organizzatore, fu una scelta quasi ovvia che a organizzare la prima edizione della "Coppa Rimet" - così chiamata in omaggio al suo ideatore e allora presidente della FIFA Jules Rimet - fosse l'Uruguay, che si era imposto nei tornei olimpici del 1924 e del 1928 e che allora viveva un momento di straordinaria espansione economica.

La Coppa Rimet viene presentata al mondoGetty Images
Disegnata dal francese Abel Lafleur, la Coppa Rimet è alta quasi 30 centimetri e pesa 3,8 chili di cui la metà in oro.

Mondiali Uruguay 1930: in principio fu la Celeste

Oltre all'indubbio valore tecnico ed economico, i sudamericani festeggiavano proprio nel 1930, anno scelto per la prima edizione dei Mondiali, il centenario dell'indipendenza del Paese. Un evento storico, da celebrare con un altro della stessa portata - pur se in ambito sportivo - e soprattutto con la costruzione del magnifico Estadio Centenario, impianto progettato dal celebre architetto Juan Antonio Scasso e destinato ad accogliere addirittura più di 100mila spettatori.

All'entusiasmo del popolo uruguaiano fa da contrasto però la grande freddezza con cui la notizia viene accolta in Europa: se la mancata partecipazione delle "Home Nations" britanniche è qualcosa che Jules Rimet aveva messo ampiamente in conto, vista la supponenza con cui la Football Association inglese aveva guardato alla nascita della FIFA e l'annunciato rifiuto dei maestri del football a confrontarsi con quelli che considerava alla stregua di rozzi villici, ben diversa è la reazione del presidente della FIFA quando uno dopo l'altro arrivano i rifiuti di Austria, Cecoslovacchia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera e Ungheria.

Nessuno di questi Paesi intende accollarsi un viaggio così lungo, nessuno può o vuole garantire ai calciatori un salario - o nel caso dei dilettanti il mantenimento del posto di lavoro - per un periodo così lungo come quello che ai tempi è necessario per attraversare l'oceano Atlantico. Con questi presupposti il sogno di Rimet - e la stessa dimensione "mondiale" dei Mondiali - rischia di sparire prima ancora di aver visto la luce, ma per fortuna intervengono in suo aiuto quattro federazioni europee: sono il Belgio, la Jugoslavia e la Romania, i cui sovrani sono entusiasti del calcio, e la Francia patria della FIFA e di Rimet, che riesce personalmente a intervenire individualmente nei casi di Capelle, Pinel e soprattutto del portiere Alex Thepot, punto di forza della squadra.

I primi grandi eroi

I Bleus in effetti scriveranno la storia: guidati dal centrocampista a tutto campo Alexandre Villaplane - campione dall'animo oscuro, che 15 anni dopo sarà fucilato per alto tradimento dopo aver cacciato ebrei e partigiani francesi per conto di Hitler - e dal bomber e operaio della Peugeto Lucien Laurent, superano agilmente il Messico allo Stadio Pocitos mentre in contemporanea gli Stati Uniti - in realtà un insieme di immigrati britannici - hanno la meglio per 3-0 sul deludente Belgio all'Estadio Gran Parque Central. Il prmo gol della storia dei Mondiali viene segnato proprio da Laurent, e oggi è ricordato da una scultura posta nel luogo dove un tempo sorgeva lo stadio del Penarol.

Le 13 squadre partecipanti sono state suddivise in quattro gironi, chi si classifica primo accede alle semifinali. Nel gruppo 1 l'Argentina, data da molti come grande favorita, ha la meglio su Cile, Francia e Messico mostrando un gioco che unisce classe e ferocia fisica e che viene rappresentato al meglio dal centromediano Luis Monti, tanto rude e poderoso nei contrasti quanto abile nell'innescare le punte con lanci millimetrici. Si mette in mostra anche un attaccante esterno che non ha mai vestito la casacca albiceleste prima e che non la vestirà più in seguito: è Guillermo Stabile, "El Filtrador", ha lontane origini italiane e in Italia si trasferirà alla fine del torneo, dopo essersi laureato capocannoniere con 8 gol in appena 5 partite. Si è ritrovato centravanti per sostituire Ferreira, titolare impegnato in patria con gli esami universitari e che al ritorno in squadra finisce all'ala.

La Francia in viaggio verso l'Uruguay nel 1930Getty Images
La Francia raggiunse l'Uruguay al termine di un lungo viaggio in nave insieme a Belgio e Romania: sulla stessa nave erano presenti anche Rimet e la coppa.

Il gruppo 2 è composto da appena tre squadre e si risolve già al primo scontro, che vede la forte Jugoslavia del portiere Jaksic - immediatamente soprannominato dagli uruguaiani "El Gran Milovan" per la naturale eleganza - e delle punte Tirnanic e Marjanovic superare 2-1 un Brasile deludente e lacerato dalla lotta intestina tra la federazione carioca e quella paulista: non avendo propri uomini nel comitato selezionatore, la federcalcio di San Paolo ha vietato ai suoi calciatori di partecipare ai Mondiali, indebolendo di molto una squadra a cui non basterà poi la netta vittoria 4-0 sulla Bolivia, sconfitta con identico punteggio anche dai balcanici. I boliviani saranno ricordati, più che per le modeste prestazioni in campo, per le pittoresche maglie con cui si presentano a Montevideo: ognuna ha ricamata sopra una lettera che insieme permettono alla squadra di formare la frase "VIVA URUGUAY", sportivo omaggio ai padroni di casa.

Bolivia ai Mondiali del 1930-
La pittoresca Bolivia giocò due gare, perdendole entrambe 4-0, ma riuscì a entrare nelle simpatie del pubblico.

A proposito degli organizzatori: sono inseriti nel gruppo 3 insieme a Perù e Romania, e dopo aver faticato più del dovuto per superare i primi 1-0 emergono nella loro straripante bellezza contro gli europei, regolati con un netto 4-0 che esalta la forza di una squadra che può contare su autentici fuoriclasse come "El Jefe" Nasazzi, carismatico difensore, e gli interni Scarone, forse all'epoca il più forte calciatore al mondo, e Petrone. Altri elementi degni di nota sono il centravanti Peregrino Anselmo e soprattutto "la meraviglia nera" Jorge Andrade, terzino a tutto campo e primo calciatore di colore ad essere diventato una vera e propria star.

A raggiungere Argentina, Jugoslavia e Uruguay alle semifinali sono gli Stati Uniti, che possono schierare i protagonisti di quello che all'epoca è un movimento calcistico estremamente florido ma che svanirà nel giro di pochi anni in seguito al crollo della Borsa di Wall Street: la stella è l'attaccante dei Fall River Marksmen Bert Patenaude, in gol nel 3-0 contro il Belgio e autore quindi di tutti i gol con cui gli americani superano con identico punteggio il modesto Paraguay. La partecipazione delle squadre europee, così travagliata, si è rivelata dunque un autentico fiasco, con la sola Jugoslavia capace di superare il primo turno.

Tra grandi campioni e tanta improvvisazione

Durante lo svolgimento del torneo non mancano gli errori, a volte persino grotteschi. Accade che durante Argentina-Francia l'arbitro brasiliano Almeida Rego fischi la fine con quasi dieci minuti di anticipo e proprio mentre i transalpini stanno per segnare il gol del pareggio, accorgendosi dell'errore quando le squadre sono già negli spogliatoi e richiamando a forza i giocatori in campo per concludere la sfida quasi mezz'ora dopo. Argentina-Messico vede invece il direttore di gara (e ct della Bolivia) Ulises Saucedo fischiare ben cinque rigori piuttosto generosi, che ogni volta vengono fatti battere a distanze diverse e di cui soltanto uno si traduce in gol.

Nella semifinale tra Argentina e Stati Uniti, vinta 6-1 dai primi che sono protagonisti di un calcio tanto tecnico quanto fisico, per protestare contro il gioco duro degli avversari il medico dei nordamericani entra in campo facendo cadere inavvertitamente una bottiglia di cloroformio, i cui vapori ne causano lo svenimento costringendo il collega rivale a intervenire. Se questi sono episodi comici, di ben altro tenore è quanto accade nella semifinale tra Uruguay e Jugoslavia. L'arbitro Almeida Rego, lo stesso che ha fischiato in anticipo la fine di Argentina-Francia, prima annulla sul 2-1 per la Celeste il gol del pari firmato dai balcanici, quindi convalida incredibilmente un gol arrivato in seguito a un pallone rimesso impropriamente in gioco da un poliziotto presente a bordo campo.

Il risultato finale di 6-1 per Scarone e compagni è figlio anche del nervosismo che si impadronisce degli jugoslavi, che offesi lasceranno il Sud America senza disputare una finale per il terzo posto che ancora oggi è però materia di discussione tra chi dice che non fosse prevista e chi invece che fu persino giocata e poi dimenticata, ipotesi piuttosto improbabile. Del resto, a parte alcune imprecisioni sui marcatori e sui minuti, i Mondiali del 1930 sono ricordati con dovizia di particolari dalla FIFA, che tenne per esempio presente che nelle prime due partite, giocate in stadi più piccoli a causa dei ritardi nella costruzione del Centenario, erano presenti rispettivamente mille e 18mila spettatori, conseguenza delle diverse dimensioni del Pocitos - poi abbattuto - e del Gran Parque Central, ancora oggi terreno di gioco del Nacional.

Uruguay-Argentina 4-2, la prima finale

La finale della prima edizione dei Mondiali venne giocata il 30 luglio del 1930 in un Estadio Centenario che si riempì fin dalle prime ore del mattino e che continuò a farlo anche una volta che la gara era iniziata sotto la direzione dell'arbitro belga John Langenus, nella vita di tutti i giorni capo di gabinetto del Governatorato di Anversa scelto dalla FIFA per la sua altezza notevole, che avrebbe dovuto incutere timore nei battaglieri protagonisti della sfida. Percependo la tensione intorno alla partita, che si poteva effettivamente tagliare con il coltello - all'entrata dello stadio furono requisiti pugnali, accette, bastoni e persino pistole! - il fischietto europeo chiese ed ottenne in cambio un'assicurazione sulla vita e la garanzia di una nave pronta a salpare verso casa appena fischiata la fine.

Le peripezie del povero Langenus - che poche ore prima della finale dettò persino testamento presso uno studio notarile - non finirono qui: arrivato allo stadio scoprì che la polizia presente aveva identificato oltre una decina di millantatori che si erano spacciati per lui, quindi fu costretto a risolvere una diatriba nata intorno al pallone da utilizzare per la gara. Ogni squadra pretendeva di giocare con il proprio, e così il belga stabilì che si sarebbe giocato un tempo con ognuno. Quando finalmente la gara ebbe inizio, in pieno inverno uruguaiano e con la neve che cadeva sul campo del Centenario, ci fu spazio soltanto per il calcio.

Fase finale di Uruguay-Argentina, finale dei Mondiali del 1930Getty Images

L'Uruguay trionfò 4-2, rimontando dopo un primo tempo concluso in svantaggio 1-2 grazie alla classe dei suoi interpreti e trascinata dal pubblico di casa, di gran lunga superiore in numero. L'eroe della sfida fu "El Divino Manco" Hector Castro, monco di una mano per un incidente occorsogli da ragazzo in segheria e titolare al posto di Anselmo, colto da un attacco di panico poche ore prima della gara. Il trascinatore dell'Argentina, Luis Monti, giocò una gara anonima, forse intimorito dalle minacce di morte ricevute la sera precedente da parte di alcuni anonimi tifosi avversari, furiosi per il suo gioco duro spesso al limite del regolamento.

Indispettiti dalla scarsa partecipazione europea, gli uruguaiani avrebbero rifiutato di difendere il titolo nelle successive edizioni del 1934 e del 1938 disputate prima della seconda guerra mondiale, trionfando poi nel 1950 e restando di fatto imbattuti ai Mondiali fino alla semifinale del 1954 persa ai supplementari contro la Grande Ungheria di Puskas. Monti si sarebbe trasferito in Italia e in azzurro avrebbe disputato - e vinto - la seconda edizione del torneo, primo e unico caso di calciatore capace di una simile impresa. Tra grandi campioni e molta improvvisazione la FIFA constatò nel 1930 che i Mondiali, il sogno di Jules Rimet, erano una realtà capace di generare un incredibile entusiasmo popolare: la storia della più importante competizione al mondo in ambito calcistico aveva avuto inizio.

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