The Wrestler - Trionfo e tragedia: la storia di Owen Hart in WWE

The Rocket è stato amato da appassionati e colleghi. Il giorno della sua morte è uno dei momenti più drammatici della storia della federazione.

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Nel mondo dello sport esistono tristi date che a malincuore vengono ricordate da tutti quanti gli appassionati. Per quanto riguarda il wrestling una di quelle è sicuramente il 23 maggio del 1999, giorno in cui Owen Hart trova la morte in circostanze incredibili quanto tragiche a soli 34 anni.

The Rocket è stato a mani basse uno dei lottatori più talentuosi della sua generazione e sicuramente fa parte della rosa dei migliori wrestler a non aver mai vinto un titolo mondiale in WWE. Membro della leggendaria famiglia Hart, girò il mondo da giovane e tornato nella federazione di Stamford si impose come uno dei protagonisti in un’epoca molto difficile per la compagnia.

Owen inoltre fu una figura universalmente apprezzata da colleghi, addetti ai lavori e soprattutto appassionati di wrestling convinti di aver perso in quella terribile serata di maggio uno dei performer più bravi di sempre proprio nel pieno della sua carriera, che in molti hanno ritenuto al di sotto delle sue enormi potenzialità.

Owen Hartwrestling20yrs

La storia di Owen Hart in WWE

In Canada le parole “Hart” e “Wrestling” sono praticamente dei sinonimi: la leggendaria famiglia di Calgary è una delle più importanti della storia della disciplina e dalla palestra del capostipite Stu Hart sono usciti alcuni dei migliori lottatori degli ultimi 30 anni. Nonostante Owen fosse dubbioso sull’intraprendere una carriera nel settore, fu convinto ad allenarsi insieme a suo padre e a gran parte della sua famiglia mettendo subito in mostra un talento fuori dal comune.

La sua prima esperienza in WWE però durò meno di un anno e in quei pochi mesi la federazione decise di non presentarlo come il fratello di Bret Hart (che lottava a Stamford già da 4 anni ed era già uno dei wrestler più promettenti) e gli diede la gimmick di Blue Blazer, una sorta di supereroe mascherato. L’esperimento non funzionò e Owen Hart decise nel 1989 di lasciare la compagnia per girare il mondo: nei due anni successivi il canadese lottò in Giappone e in Messico dove arricchì il suo bagaglio tecnico e accumulò l’esperienza necessaria per tornare pronto negli Stati Uniti.

Dal 1991 lottò in WWE semplicemente come Owen Hart alleandosi prima con suo cognato Jim “The Anvil” Neidhart per poi iniziare la rivalità più importante della sua carriera che lo contrappose proprio a suo fratello Bret. La storyline, che nella sua totalità durerà per più di un anno, sarà l’occasione per Owen di mettere in mostra tutte le sue capacità contro una stella come “The Hitman” e i due metteranno in scena alcuni dei match migliori degli anni ’90 come il loro incontro a Wrestlemania X e lo storico Steel Cage Match di Summerslam 1994.

Owen HartWWE

Negli anni successivi The Black Hart riuscì ad ottenere successo sia da singolo, vincendo per due volte il titolo Intercontinentale, che come lottatore di coppia, conquistando le cinture per 4 volte con 3 partner diversi. Alla fine degli anni ’90 però il successo di Owen scemò e l’addio alla WWE del fratello Bret dopo i noti fatti dello Screwjob di Montreal sembrò essere un colpo duro da digerire per il canadese che per dare una svolta al suo personaggio ritornò ad interpretare il supereroe Blue Blazer. Ignaro che questa decisione avrebbe avuto un risvolto tragico.

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23/05/1999: la tragica morte

Il 23 maggio 1999 va in scena Over The Edge, evento in pay per view della WWE in programma a Kansas City. Owen Hart, o meglio Blue Blazer, è annunciato come l’avversario di The Godfather nell’incontro con in palio il titolo Intercontinentale e la sua entrata sarebbe dovuta essere spettacolare: il canadese si sarebbe dovuto calare dal soffitto con una fune legato con un’imbracatura. Nel bel mezzo dello show, Blue Blazer fa la sua entrata ma qualcosa va storto, il meccanismo si incastra e Owen Hart cade all’improvviso sull’angolo del ring da un’altezza di più di 20 metri.

Il terribile accaduto shockò il pubblico nell’arena (e non fu visto da quello a casa perché l’entrata non era trasmessa), con i medici della federazione che corsero in soccorso di Owen Hart fra il silenzio degli spettatori che non erano sicuri che si trattasse di un incidente vero ma che facesse parte dello spettacolo. Le persone che affollavano la Kemper Arena rimasero ignare della gravità dell’incidente mentre chi stava guardando Over The Edge da casa fu travolto dall’annuncio fatto poco dopo da un distrutto Jim Ross, telecronista e voce storica della WWE.

Signore e signori, oggi una tragedia ci ha colpiti: Owen Hart è tragicamente morto cadendo durante la sua entrata. Questa notizia non fa parte dello spettacolo ma è purtroppo la realtà.

La tragedia scosse sia gli appassionati della WWE che tutti quanti i membri dello spogliatoio visto il grande affetto che in quegli anni Owen fu capace di guadagnarsi fra i suoi colleghi, che il giorno dopo parteciparono a una puntata speciale di Monday Night RAW intitolata RAW is Owen. Le 3 ore dello show di punta della compagnia furono dedicate interamente al ricordo del lottatore canadese che fu salutato in apertura con tutto il roster sullo stage in silenzio mentre la campana veniva suonata per 10 volte.

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L'affetto dei colleghi e la mancata introduzione nella Hall of Fame

Owen Hart è ricordato da tutti gli amanti del wrestling per il suo grande carisma e il suo immenso talento, ma forse il ricordo più bello lo ha lasciato nel backstage della WWE. Nei quasi 10 anni passati a lavorare per la compagnia di Stamford, il lottatore canadese è stato uno dei perni dello spogliatoio, universalmente riconosciuto come una delle persone più rispettate della federazione per il suoi modi gioviali e gentili.

In un mondo estremamente “cameratista” come quello del wrestling inoltre, Owen diventò famoso con i suoi colleghi per come riuscisse a tenere su il morale dell’intero roster e per i suoi leggendari scherzi. Per elencarli tutti non basterebbero 3 articoli ma forse quello più celebre rimane quello fatto ai danni del collega Lex Luger (una delle sue vittime preferite) insieme a Davey Boy Smith, suo cognato e storico “alleato” in fatto di scherzi.

I due si misero d’accordo con due agenti di polizia che fermò i 3 lottatori mentre erano in macchina insieme. I due poliziotti chiesero i documenti ai passeggeri Smith si mise ad insultarli alle loro spalle per poi accusare Luger di essere il colpevole: lo statunitense fu prontamente ammanettato e portato nella volante mentre urlava di non essere stato lui. A rivelare al povero Lex la natura dello scherzo fu addirittura il proprietario della WWE Vince McMahon, che volle goderselo dalla sua limousine poco distante.

L’affetto nei confronti di Owen Hart da parte dei suoi colleghi si vede specialmente in questi anni grazie alle richieste della sua introduzione nella Hall of Fame della compagnia. Per pedigree e carriera, The Rocket sarebbe un’induzione obbligata nell’arca della gloria WWE eppure questo passo non è mai stato compiuto per volontà della sua famiglia, in particolare della vedova Martha che ha spesso definito la compagnia responsabile per la morte di suo marito.

Il riavvicinamento del fratello Bret con Vince McMahon sembrava essere il primo passo per la sua introduzione che però a 19 anni dalla tragedia di Kansas City non è ancora arrivata. L’ultimo appello è arrivato dal suo grande amico Mark Henry, che proprio quest’anno durante il discorso per la sua entrata nella Hall of Fame ha lanciato un messaggio alla vedova Hart.

Questo appello non arriva dalla compagnia, né da altri lottatori. Arriva dall’altro fratello di Owen: deve essere qui con noi.

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