NBA, verso gara 4: LeBron per la bandiera o Warriors per la festa?

I Warriors questa notte vanno per lo sweep, i Cavaliers non vogliono feste a casa loro. Perlomeno ci aspetta ancora un James contro Durant.

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Nel tennis si direbbe game, set and match quando l’ultimo punto viene portato a casa dal vincitore, e se in realtà alle NBA Finals non siamo ancora al punto vittoria, quello messo a segno dai Golden State Warriors in gara tre è molto simile al passo decisivo che indirizza definitivamente la serie. I Cleveland Cavaliers dovranno perlomeno salvare l’onore, evitare lo sweep e mettere in campo tutta la garra possibile per portare a casa una partita davanti al proprio pubblico.

Questa è davvero l’unico aspetto che può impensierire i Warriors in odore di repeat, perché sebbene i Cavs abbiano lottato strenuamente in tutte e tre le partite, il talento dei campioni in carica ha deciso almeno due delle tre contese, molto più del loro oliato sistema di gioco. Curry prima e Durant poi nelle ultime due uscite hanno marchiato a fuoco le imprese, e neanche un LeBron James in versione dominatore del gioco li ha potuti fermare, segno che proverbialmente di trippa per i gatti in Ohio ce n'è davvero poca.

Le prestazioni dei Cavs si possono guardare sotto due punti di vista. Il primo vede il bicchiere mezzo pieno e dice che questa squadra ha già fatto moltissimo a rendere almeno due delle tre partite tirate sino agli ultimi possessi, mentre la fazione del bicchiere mezzo vuoto analizza le prove da MVP di LeBron James e riconosce che nemmeno un suo apporto stellare è sufficiente a vincere contro questa autentica corazzata che sta riscrivendo la storia NBA.

Kevin Love nella lottaGetty images

NBA: cosa possono fare i Cavs?

Per prima cosa dovranno cercare di estendere il grandissimo effort che hanno avuto nel primo quarto di gara tre a una fetta maggiore di partita, perché con quel sangue agli occhi erano riusciti per ben due volte a creare un gap in doppia cifra che faceva ben sperare ogni tifoso. Non è necessariamente una questione di segnare o sbagliare dei tiri, ma bensì provare a giocare senza pensare, prendendo decisioni rapide e in piena convinzione, come ha fatto JR Smith che in apertura aveva segnato emotivamente la strada.

Se ne facciamo una questione squisitamente tecnica invece sarà cruciale trovare qualche contromisura difensiva per accettare che una delle tre stelle avversaria faccia trenta o più punti, ma provando a limitare le altre. Un po' come successo in gara 3 verrebbe da dire, nonostante la sconfitta, ma manca ancora tanto prima che la difesa dei Cavs possa considerarsi accettabile, e si sa che sebbene i Warriors non siano nella loro miglior versione della storia, sbagliare tempi e rotazioni è come sanguinare davanti a uno squalo.

McGee è stato un fattore nelle ultime due gareGetty Images

Gentlemen sweep o giugulare?

In molti si chiedono se ci sarà la possibilità di allungare la serie o se i Warriors vorranno chiuderla subito in trasferta. Le frasi qualunquiste del: “verranno giù in ciabatte e la chiuderanno in casa” fanno capolino, ma Kevin Durant è stato piuttosto chiaro a riguardo:

Non bisogna assolutamente sfidare gli dèi del basket, a maggior ragione a livello di finale NBA.

Parole che tendono alla volontà di chiuderla subito ed è normale che sia così nelle dichiarazioni della vigilia. Poi però andando in campo ci può essere la classica differenza di motivazioni e quell’involontario ma evidente gap di tranquillità che il triplo vantaggio può dare. Da una parte può essere portatore di una sconfitta, dall’altra sebbene la differenza tra le due squadre sia notevole, non si può mai sapere cosa succede nel futuro e classicamente anche un banale infortunio può cambiare in un attimo l’inerzia di una serie. Vedere i Cavs vincenti in 7 è solo per i più capitalisti scommettitori e c’è da pensare che se i Warriors resteranno a contatto per tutta la partita, proveranno a piazzare la stoccata decisiva.

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