Giro d'Italia, grazie Marco: 20 anni fa Pantani trionfava in rosa

Era il 7 giugno 1998, a Milano il Pirata festeggiava il suo primo e unico Giro. Battuti Zülle e Tonkov dopo un'impresa epica. E a luglio arrivò anche il trionfo al Tour de France.

Giro d'Italia, vent'anni dal trionfo di Pantani a Milano Getty Images

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Il ricordo di Marco Pantani è vivo e ci fa sempre emozionare. Sono passati venti anni da quel grande giorno: era il 7 giugno 1998, il Pirata trionfava al Giro d’Italia. Applausi a scena aperta per uno dei più grandi corridori della storia delle due ruote a pedali. Imprese su imprese per battere i rivali Alex Zülle e Pavel Tonkov, veloci a cronometro, più fiacchi in salita. 

Piancavallo, Selva di Val Gardena, Montecampione. Lassù, dove si sfiora il cielo con le dita, Marco ha costruito la sua vittoria prima di riscendere tra gli umani. Danza. Unico è il suo modo di governare quella bicicletta marchiata Mercatone Uno. Vent’anni da quegli ultimi sorrisi, ripetuti poche settimane dopo quando trionfa anche al Tour de France. Brillano quegli occhi come i raggi delle sue ruote sotto al sole: mai più nessuno è riuscito in questa storica doppietta.

Il ciclismo senza Pantani è un’altra cosa: ecco perché bisogna attaccarsi ai ricordi, a quel 1998, ai video in rete, alle scritte che ancora ricoprono le strade di ogni corsa. Marco, oltre a far emozionare sui tornanti, apriva il cuore ai tifosi. Sarà stato lo sguardo: gli occhi del campione nascondevano un animo fragile. Così tutti si sono affezionati a lui, tutti hanno tifato Pantani: i bambini con le rotelle alla bici, i grandi, i nonni amanti di Coppi e Bartali.

Pantani al Giro d'Italia 1998 con TonkovGetty Images
Pantani al Giro d'Italia 1998 stacca Tonkov

Giro d’Italia, Pantani e quel trionfo di 20 anni fa

Alex Zülle è il favorito del Giro d’Italia 1998. Lo svizzero viene da due vittorie alla Vuelta (1996 e 1997). È fortissimo a cronometro, discreto in salita, una frana in discesa. Da miope, quando la strada scende in picchiata, ha grosse difficoltà. I rivali: Pavel Tonkov e Marco Pantani. Zülle macina chilometri ed è in Maglia Rosa per metà del Giro, ma alla tappa numero 14 con arrivo a Piancavallo, paga per la prima volta dazio. Il Pirata attacca e vince in solitaria prendendosi anche la Maglia, lo svizzero cede in Classifica Generale 22’’. Nessun problema per lui: nella crono di Trieste è un pendolino. Ritorna leader e guadagna sul romagnolo 3’48’’. Fine dei giochi? No, se ti chiami Marco Pantani.

A Selva Val Gardena secondo attacco: il ciclista della Mercatone Uno arriva secondo davanti a Guerini, Zülle crolla e accumula più di 1’ di ritardo. A 4 giorni dall’arrivo di Milano cambia l’avversario: Pavel Tonkov. Il russo è uno tosto, sulla salita verso Montecampione, dopo diversi attacchi, è sempre lì a ruota. Pantani, a circa 2km dall’arrivo, lancia la volata finale. Tonkov si arrende, distacco di 1’28’’. L’ultima crono di Lugano non rappresenta più un pericolo. Marco Pantani vince il suo primo e unico Giro d’Italia.

Le emozioni

Quel Giro è seguitissimo, la gente si accalca nei bar, sono tantissimi gli telespettatori davanti alla TV. Nella giornata in rosa di Selva Val Gardena più di 4 milioni guardano la sua impresa. Nella cronometro di Mendrisio, addirittura quasi 6 milioni con uno share del 58,07%. In pratica, più di una televisione su due è sintonizzata sull’impresa del Pirata. Pantani fa emozionare l’Italia intera e tutto il popolo del ciclismo. Vince anche la classifica scalatori battendo José Jaime Gonzalez.

Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia.

Marco Pantani Getty Images
Marco Pantani

Grazie Marco. Non ci sei più, ma è come se ci fossi. Al Tour de France trionfa in giallo battendo Ullrich. Poi l’anno dopo, in un albergo di Madonna di Campiglio, viene stroncato dal caso doping. Un mistero ancora oggi, arricchito da dubbi, testimonianze, parole, fango e sospetti. Eppure siamo ancora qui, a ricordare la sua impresa, a 20 anni di distanza. Gianni Mura, nel suo coccodrillo apparso su Repubblica all’indomani della scomparsa di Pantani, scrisse queste righe:

Gli sia lieve la terra, al fondo di questa lunga discesa. Diventerà un mito, probabilmente. Come quelli che muoiono troppo presto, come quelli che non si sa perché muoiono. Avrei preferito vederlo invecchiare e bere un bicchiere di Sangiovese con lui, da qualche parte sulle sue colline.

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