Mondiali, "Bruceremo la maglia di Messi": l'Argentina non va in Israele

L'amichevole di Gerusalemme cancellata dopo le minacce palestinesi. Il vice di Abu Mazen esulta: "Ha vinto lo sport". Israele: "Un cedimento a chi predica l'odio".

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Lo sport unisce i popoli, lo sport affratella e riduce le distanze. Mica sempre è vero, almeno stando alla notizia che stamattina hanno battuto le agenzie: la Federcalcio argentina ha annullato l'amichevole, in preparazione dei Mondiali prevista per sabato a Gerusalemme contro la Nazionale di Israele a causa di minacce di fonte palestinese.

Un paio d'anni fa era toccato a Cristiano Ronaldo: il fuoriclasse del Real Madrid era finito nella bufera per essere comparso in una serie di spot pubblicitari su una TV via cavo israeliana, nei quali prestava il proprio volto a favore di una nota azienda di telecomunicazioni attiva in Israele.

In quell'occasione CR7 fu sommerso da migliaia di commenti negativi sui social network - non mancarono nemmeno le minacce, più o meno velate - ma tenne duro e registrò altri spot.

Mondiali, "Bruceremo la maglia di Messi": l'Argentina non va in Israele

Ora nel tritacarne ci è finita l'altra star del calcio mondiale, Lionel Messi, che pure, un anno fa, aveva mostrato la propria vicinanza al popolo arabo partecipando fra l'altro al Cairo a un'iniziativa benefica in favore della lotta mondiale all'epatite C. Sabato 9 giugno Leo avrebbe dovuto giocare un'amichevole con la Nazionale argentina a Gerusalemme contro Israele in vista dei Mondiali di Russia 2018, ma, dopo giorni di polemiche, proteste e minacce l'evento è stato annullato.

Fra i più attivi nelle proteste di piazza, il generale Jibril Rajoub, presidente della Federcalcio palestinese e da più parti considerato il possibile erede del leader Abu Mazen. Rajoub si era opposto da subito allo svolgimento del match in modo netto:

Milioni di fan palestinesi e arabi bruceranno la maglietta di Lionel Messi.

"Quello stadio sorge sopra un nostro villaggio distrutto"

Nel frattempo, il generale si era rivolto anche alla rappresentanza diplomatica argentina a Ramallah, spiegando le ragioni della protesta. Lo stadio di Gerusalemme, infatti, si trova nel quartiere di Malha, dove originariamente c'era un villaggio palestinese distrutto durante la guerra per la nascita dello stato ebraico: un valore politico e simbolico inaccettabile per il popolo palestinese.

Argentinaafp
Le proteste palestinesi davanti al campo di allenamento dell'Argentina

Le proteste, intanto, erano arrivate sino a Barcellona, dove l'Albiceleste si sta allenando in vista dei Mondiali: alcuni tifosi si erano spinti a protestare a bordo campo con bandiere e maglie della nazionale argentina - manco a dirlo col numero 10 di Leo - macchiate di sangue. Per la Federcalcio argentina la misura era colma, come ha confermato il vicepresidente Hugo Moyano a Radio 10:

Credo sia giusto così, non ne valeva la pena. Quello che succede in quei luoghi, dove si uccidono così tante persone, non può essere accettato in alcun modo. Le famiglie dei giocatori soffrivano delle minacce.

La magli insanguinataafp

Le diverse reazioni

Così, mentre ora da parte palestinese si esulta, sottolineando il fallimento del messaggio politico che Israele voleva dare alla partita - cercando di mostrare che, grazie alla presenza di Messi, le cose sono normali -, fonti dello stato ebraico commentano:

L'Argentina ha ceduto a chi predica l'odio contro di noi.

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