NBA Finals, James riuscirà a invertire la rotta segnata da Curry?

La finale si sposta a Cleveland e LeBron James vorrebbe trovare l'aiuto fattivo di qualcuno, magari limitando anche l'estro di Curry.

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Il 2-0 per i Warriors al cambio di campo era abbastanza preventivabile alla viglia, ma pensare come questo sia maturato fa venire molta rabbia innanzitutto ai tifosi dei Cavs e poi a chi ambisce a una finale più lunga possibile. L'incredibile unicità di una gara uno che ha regalato emozioni senza soste, ha lasciato l'amaro in bocca soprattutto al leggendario LeBron James da 51 punti: "È stata la peggior sconfitta della mia vita".

Anche perchè è stato l'unico del ristretto novero di cinquantellisti da NBA Finals a non portare a casa la parte buona del referto e mai come in questa situazione sembra che il treno per i Cavs sia passato e abbia lasciato la stazione con il prescelto piangente sulla banchina, soprattutto quando interroga Lue sul fatto che avessero o meno un timeout per rimediare alla sciocchezza di Smith. Alla risposta del coach, che tarda ad arrivare, la reazione fa umanamente tenerezza.

Nessuno avrebbe potuto pronosticare una gara uno come quella di James e il fatto che se la partita non fosse stata chiusa anzitempo in gara due, sarebbe andato ancora per i 48 minuti consecutivi in campo. A ogni partita ridefinisce almeno un concetto di fisica, tecnica, tattica e dominio, scrivendo pagine sempre più importanti della sua carriera. Se Steph sta legittimando la leadership della sua squadra in questa finale, James per alcuni potrebbe essere riconosciuto comunque come l'MVP della serie e sebbene sia ancora presto per trarre conclusioni, di certo, per quello che si è visto nelle prime due partite, ci sarebbe ben poco da sorprendersi.

Bleacher Report ha disegnato un interessante profilo sul modo e quanto siano stati immarcabili LeBron James e Michael Jordan, senza voler necessariamente dare dei giudizi, ma interpellando allenatori o ex giocatori che hanno vissuto entrambe le ere. La quasi unanimità vede in James un giocatore molto più propenso al passaggio e al punire ogni scelta della difesa:

Con la qualità e la quantità di tiro da tre il gioco è cambiato molto -dice Ron Adams (assistente dei Warriors)- per questo verrebbe da dire che James è più difficile da contenere per quanto coinvolga i compagni. È sempre un passo avanti alle scelte della difesa e forse l'unica azione in cui si può pensare di limitarlo è il pick and roll laterale. Lui soffre poi i marcatori un pò pazzi alla Stephenson o alla Stevenson perchè non apprezza affrontarli, ma come dice Kerr, ogni anno invecchia e migliora come il buon vino aggiungendo qualcosa al suo gioco.

Queste due partite hanno confermato che non ci sono possibilità di arginarlo e nonostante i compagni non abbiano punito con precisione chirurgica da tre punti, la sua squadra tende perlomeno a non colare a picco.

Curry lascia andare una delle sue nove triple a bersaglioGetty Images

NBA: è il momento di Steph Curry?

Per vari motivi Steph Curry non è mai stato il vero Steph Curry nei due precedenti titoli dei Warriors, ma questa volta sembra pronto a ricevere lo scettro personale più ambito. Prima di andare a vedere i suoi numeri, la cosa che balza maggiormente agli occhi è la capacità di essere decisivo quando conta, di realizzare i suoi canestri quando la squadra ne ha più bisogno e se in gara uno la cosa è passata maggiormente sotto silenzio a causa dell'irreale prova di James, in gara due è stato lui a dominare la scena. Sebbene nell'unico vero momento di difficoltà sia stato Thompson a infilare due triple letali, lui ha contribuito aprendo le danze con grande forza e chiudendole con tre delle sue nove triple finali nel quarto periodo.

ESPN Stats and Information dice che Steph ha segnato o assistito per 35 punti in transizione contro i 33 complessivi dei Cavs, viaggia a 31 punti di media nella serie e ha prodotto il record di triple segnate con nove in una partita di finale NBA. Il record precedente era di Ray Allen a quota otto e, come ha detto lui, sorpassare un maestro del settore sul palcoscenico più importante in assoluto è comunque un grande motivo di vanto. Viene poi facile trarre delle conclusioni quando a questo aggiunge il maggior numero di triple segnate in stagione regolare (402), in singola partita (13), in singola postseason (98) e in singola serie (32).

LeBron James a corto di risposteGetty Images

Cosa può cambiare a Cleveland?

La risposta più affrettata potrebbe essere nulla, ma dobbiamo ricordarci che nonostante chi abbia girato i campi in una finale NBA sopra 2-0 ha vinto ventinove volte su trentatre la serie, gli ultimi a riuscire nell'impresa furono proprio i Cavs nel 2016. Altri Cavs, soprattutto altri Warriors senza Durant e per questo diventa difficile anche arrovellarsi in paragoni con costrutto. È evidente che l'unica possibilità che i Cavs possano nutrire stia nella loro difesa, che è stata neutralizzata dal classico "slip the pick" (fare finta di piazzare il blocco e tagliare ndr), per far si che non si innescassero i cambi e pescando l'uomo libero nelle zone del canestro (il 6-6 di McGee non è casuale).

In gara due non si è capita la contromisura da parte di Lue che ha poche armi da mettere in campo nel momento in cui Kevin Love viene coinvolto in un gioco a due. Se alla QuickenLoans Arena non riusciranno a limitare i danni difensivamente, provando a bagnare le polveri dei Warriors, diventa molto probabile una chiusura repentina della serie, perchè l'impressione che LeBron nonostante la sua immensità sia un leone ferito dopo gara 1 è chiara. Ogni minuto che passa comprenderà sempre di più che da solo non riuscirebbe a vincere neppure nessuno degli illustri predecessori con cui condivide il tavolo della ristretta elitè NBA e questo, per certi versi, è quasi ingiusto nei confronti dei suoi playoff che ricorderemo a lungo.

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