Premier League, addio al veleno di Yaya Touré: "Guardiola è stato crudele"

L'ivoriano saluta il Manchester City dopo otto stagioni e accusa il tecnico, che lo avrebbe preso di mira per motivi caratteriali e forse anche razziali: "Il suo mito va smontato".

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Se ne va sbattendo la porta, Yaya Touré. Non certamente il modo migliore per terminare un rapporto, quello con il Manchester City, iniziato nell'estate del 2010 e terminato con una stagione, l'ultima, vissuta ai margini e che lo ha visto scendere in campo in Premier League appena 10 volte, una sola come titolare.

A 35 anni, compiuti lo scorso 13 maggio, potrebbe anche starci, soprattutto in una squadra ambiziosa come il City: in campionato il club ha conquistato il titolo frantumando ogni record, segno che le scelte dell'allenatore Guardiola si sono rivelate azzeccate, tuttavia Yaya Touré racconta in un'intervista a France Football di essere stato letteralmente fatto fuori dal tecnico spagnolo, che già lo aveva escluso a suo tempo dal Barcellona.

C'è di più: per il centrocampista ivoriano, 4 volte calciatore africano dell'anno e tra le prime stelle assolute del nuovo corso dei Citizens degli emiri, dietro le scelte di Guardiola potrebbero celarsi dei motivi razziali e non delle normali scelte tecniche o atletiche.

Yaya Touré saluta i tifosi del CityGetty Images

Premier League, Yaya Touré: "Il mito di Guardiola dev'essere smontato"

Ripensando all'ultima stagione, trascorsa costantemente seduto su una panchina da cui non è quasi mai stato fatto alzare - con la sola consolazione di una presenza da titolare e capitano nella penultima gara di Premier League, a titolo ormai conquistato - Yaya Touré non può trattenersi dal dire come secondo lui qualcosa non sia andato per il verso giusto e come sia dipeso da una questione personale che Guardiola aveva con lui.

Voglio smontare il mito di Guardiola. Ho provato a capire, ho persino chiesto ai preparatori le mie statistiche in allenamento, ma quando ho capito che erano uguali o persino migliori di quelli più giovani che giocavano, ho realizzato che non era una questione di forma fisica. Non so perché ma ho l'impressione che fosse geloso di me, che mi avesse preso per un rivale.

Effettivamente le presenze di Yaya Touré sono calate drasticamente nell'ultima stagione: 17 presenze in tutto, appena 10 in Premier League e soltanto una, come detto, da titolare. Poche per un calciatore che al City ha regalato i suoi anni migliori e che appena due anni fa, prima dell'arrivo di Guardiola in panchina, aveva concluso una stagione con ben 47 presenze complessive. 

Ho l'impressione che Pep, senza alcuna riconoscenza né alcun rispetto, abbia fatto di tutto per rovinare la mia ultima stagione qui. È stato crudele, non penserete mica che si sarebbe comportato così con Iniesta? Sono finito a chiedermi se non fosse per via del colore della mia pelle. Non sono certo il primo, altri giocatori del Barcellona si sono fatti in passato questa domanda.

Yaya Touré saluta il pubblico del Manchester CityGetty Images

Ed ecco la bordata: Touré non ha paura di dire quello che pensa, e arriva a sostenere di essere convinto che Guardiola abbia una sorta di pregiudizio razzista nei confronti dei calciatori africani. E anche se è consapevole di non poter provare niente, invita chi lo ascolta a riflettere.

Forse noi calciatori africani non siamo sempre trattati allo stesso modo da tutti. Del resto se guardiamo i problemi che Guardiola ha avuto con giocatori come me, dovunque sia stato, diventa naturale porsi delle domande. Naturalmente è troppo intelligente per farsi beccare, non lo ammetterà mai, ma il giorno in cui schiererà cinque africani prometto che gli manderò una torta.

Non si conclude dunque nel migliore dei modi il matrimonio tra Yaya Touré - che potrebbe ricominciare a 35 anni dall'Olympique Marsiglia - e il Manchester City, il club a cui l'ivoriano è stato più a lungo legato in una carriera che lo ha visto giocare - e vincere - anche con Olympiakos e Barcellona: con i Citizens sono arrivate 316 presenze e ben 82 reti, coppe nazionali e vittorie in campionato. Quello che è mancato è stato un finale degno.

Guardiola ama dominare e vuole giocatori ubbidienti, che gli bacino le mani, e a me non piace quel tipo di rapporto. Io rispetto il mio allenatore, ma non sono un suo oggetto.

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