Milan, parla l'esperto Bellinazzo: "La UEFA dovrà motivare la sentenza"

Il giornalista de "Il Sole 24 Ore" spiega a FoxSports.it perché allo stato attuale delle cose l'esclusione dei rossoneri dalle coppe europee risulterebbe eccessiva.

512 condivisioni 0 commenti

di

Share

Sono giorni di attesa in casa-Milan. Dopo la bocciatura da parte della UEFA del settlement agreement, infatti, il club rossonero aspetta di conoscere le sanzioni che il massimo organismo calcistico europeo comminerà alla società presieduta da Yonghong Li.

La sensazione generale è che il rischio di un'esclusione dalle coppe europee, con conseguenti e pesantissimi danni economici e d'immagine, sia più che concreto. Si tratterebbe di una sentenza quasi senza precedenti e che la UEFA dovrebbe motivare con quella chiarezza che fino ad oggi è in parte mancata nelle varie fasi che hanno portato a questa situazione.

Questo è il pensiero di Marco Bellinazzo, giornalista per Il Sole 24 ore e autore di numerosi libri a tema calcistico e finanziario (“Goal Economy”, “I veri padroni del calcio” e “La fine del calcio italiano”) che abbiamo raggiunto per cercare di fare chiarezza su una vicenda che presenta diversi punti oscuri.

Milan, Bellinazzo a FoxSports.it: "La UEFA motivi la sua decisione"

Per Bellinazzo, vero e proprio esperto di calcio ed economia, la situazione economica attuale del Milan non è tale da giustificare un'eventuale esclusione dalle competizioni europee, avendo la UEFA preso in considerazione dei parametri che però non hanno a che vedere con l'attuale normativa in materia di Fair Play Finanziario.

Se andiamo a guardare quello che è l'assetto normativo del Fair Play Finanziario questo tipo di valutazioni vanno oltre quelle che sono le regole attuali, tant'è che per il caso Milan la UEFA le ha modificate rispetto a quelle in uso fino al 1° giugno 2018.

Dopo aver rifiutato il voluntary agreement, la commissione UEFA ha bocciato anche il successivo passaggio, il settlement agreement. Un fulmine a ciel sereno per il Milan, una sentenza che porterà a gravi sanzioni e che per Marco Bellinazzo non è arrivata in base alle normali valutazioni che vengono fatte in casi come questo.

Le regole del Fair Play Finanziario si concentrano su quello che è il rendimento economico del club, le entrate e le uscite per dirla banalmente. La valutazione su quella che è la solidità economica e l'affidabilità della proprietà è una valutazione che nel settlement agreement non dovrebbe essere presa in considerazione.

Nel settlement agreement vengono infatti valutati una serie di parametri. Il più semplice è quello legato al conto economico, cioè al fatto che un club può avere un deficit di massimo 30 milioni. Il Milan nel triennio considerato, che attiene alla gestione Fininvest, lo ha fatto di oltre 150, quindi va indubbiamente sanzionato.

Il Milan festeggia un golGetty Images
Dopo essersela guadagnata sul campo, il Milan rischia di vedersi annullare la partecipazione alla prossima Europa League da parte della UEFA: un caso da chiarire.

Ma se una sanzione sarebbe la logica conseguenza di conti non in regola, e non sarebbe giunta inaspettata in casa-Milan, l'esclusione dalle competizioni europee è qualcosa di ben più grave, una punizione eccessiva.

L'esclusione dalle coppe rappresenta però qualcosa di forte e non giustificato dalle attuali regole del Fair Play Finanziario, e cioè le regole con cui il Milan deve essere valutato. In passato, attenendosi ai parametri economici, si è passati sopra a situazioni più gravi: l'Inter, che ha avuto il settlement nel 2015, aveva un deficit più alto a quello che ha il Milan attualmente.

È noto che i precedenti fanno giurisprudenza. La UEFA, tenendo presenti le precedenti situazioni, avrebbe dovunque dovuto concedere il settlement agreement al Milan. Invece questo non solo non è arrivato, ma le eventuali sanzioni a carico del club rischiano di essere davvero troppo gravi rispetto al deficit registrato dal club rossonero.

L'esclusione dalle coppe creerebbe dei danni enormi e non giustificati sulla base di quelle che sono le attuali norme. Vero è che la UEFA ha modificato queste norme, che sono entrate in vigore dal 1° giugno 2018, ma non dovrebbero essere applicate al Milan visto che il procedimento riguarda gli anni passati.

Con le nuove norme, che danno molto più peso e importanza a parametri come affidabilità e solidità delle proprietà, le sanzoni di cui sarebbe oggetto il Milan resterebbero comunque opinabili. Ma trattandosi di normative nuove e non retroattive, ecco che diventa difficile capire come il club rossonero possa finire per essere punito così duramente.

C'è un solo parametro con cui la UEFA, con le vecchie normative, potrebbe giustificare l'esclusione del Milan dall'Europa, ed è il parametro della continuità aziendale a cui si fa riferimento nel comunicato con cui è stato negato il settlement agreement. La commissione ha espresso dubbi sul rifinanziamento di Elliott, ma il problema sorge se andiamo a guardare il quadro del rapporto tra la proprietà cinese e il fondo Elliott.

Il presidente del Milan Yonghong LiGetty Images
Nonostante rimanga una figura nebulosa, Yonghong Li è garantito dal fondo Elliott e questa dovrebbe essere una garanzia per la UEFA.

Vero è che Li, nonostante abbia sempre rispettato le scadenze, ha una situazione economica indubbiamente poco chiara. Ma la continuità aziendale che lui non può garantire la garantisce invece il fondo Elliott, che ha le risorse economiche per subentrare a Li qualora questi non dovesse pagare il suo debito in scadenza a ottobre.

Elliott garantisce assolutamente questa continuità, avendo poi tutta la libertà di andare a vendere a un altro acquirente. Questa è una valutazione che attiene alla libertà di impresa e il motivo per cui, giustamente, la UEFA non ha concesso il voluntary agreement.

Questo, a differenza del settlement, non è un patteggiamento, ma un accordo che le nuove proprietà fanno con la commissione mostrando la situazione trovata al loro insediamento e proponendo un piano di sviluppo che nel giro di alcuni anni permetterà al club di essere nuovamente in regola.

Il voluntary agreement non è stato dunque concesso perché la commissione UEFA, non ritenendo stabile la proprietà attuale di Yonghong Li, non poteva avere la certezza che questo avrebbe continuato a essere il presidente del Milan nel periodo di tempo concesso per rientrare nei parametri. Il settlement agreement però è altra cosa e presenta altre regole.

Se non ci fosse stato Elliott il discorso cambiava, ma Elliott c'è e con lui la copertura economica. A meno che la UEFA non abbia riscontri che questa copertura non c'è, che le cose non stiano come ci sono state raccontate. Ma se le cose stanno così la commissione non deve fare riferimento genericamente all'indebitamento o alla continuità aziendale. Deve spiegare tutto, altrimenti manca di trasparenza. Se metti una società come il Milan fuori dalle coppe, provocando un danno al movimento calcistico italiano, lo devi motivare.

Marco Bellinazzo non parla certo per partito preso. Da sempre molto critico con la proprietà cinese e Yonghong Li, si sente però allo stesso tempo libero di esprimere i suoi dubbi su un procedimento in cui la UEFA ha cambiato le regole, segnale evidente che quelle precedenti non funzionavano al meglio. Ma è sempre su quelle che il Milan andrà giudicato.

Non si possono cambiare le regole mentre si sta svolgendo un processo, è incompatibile con qualsiasi principio giuridico a livello italiano ed europeo. A meno che la UEFA non abbia prove e elementi che noi non conosciamo, ma quel punto andrebbero motivati: perché un'azienda deve essere costretta a rinegoziare un tasso d'interesse peggiorativo tre mesi prima? Se le cose stanno così lo fa il 30 settembre, se il debito scade a ottobre, per pagare meno interessi. Rientra nella libertà d'impresa.

Il Milan, sempre secondo Bellinazzo – che si attiene ai regolamenti giuridici in essere – paga il fatto di avere una proprietà nebulosa, poco chiara. Una situazione che il giornalista ed economista de Il Sole 24 ore non difende né giustifica, ma che nel merito del rifiuto del voluntary agreement e di un'eventuale esclusione dalla prossima Europa League c'entra poco o niente.

Con questi criteri uno non doveva neanche essere in grado di comprarlo, il Milan. Ma se guardiamo al settlement, cioè a quello che accade adesso, la UEFA sta andando oltre quelli che sono i suoi parametri causando un danno all'AC Milan e al calcio italiano. Se poi ha elementi per sostenere che Li è un truffatore, che il rapporto con Elliott è poco chiaro al punto da non garantire continuità aziendale allora è giusta l'esclusione, ma lo dica in maniera esplicita. Dove a suo tempo non sono arrivate le autorità italiane arrivino quelle europee, ma lo dicano chiaramente e non facendo riferimento a parametri che non giustificano questi provvedimenti.

Share

Commenta

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.