NBA Finals: follia di Jr Smith, Curry regala gara uno ai Warriors

Gara uno è dei campioni in carica (124-114) che indirizzano subito la serie vincendo una partita bella, vibrante e con due situazioni surreali.

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È difficile trovare parole per definire una gara uno di NBA Finals da consegnare ai posteri, come quasi nessuno si aspettava, probabilmente tranne LeBron James. È stata una partita bella, spettacolare, con tanto di pathos nel finale, un supplementare, una prova (l'ennesima) leggendaria, ma che purtroppo quasi certamente verrà ricordata per la più grossa sciocchezza nella storia delle finali. È difficile gettare la croce addosso a un singolo giocatore e siamo appena usciti da una finale di Champions League dove un portiere ha condannato in prima persona la propria squadra, ma se per JR Smith non è esattamente così tranciante, il suo errore è sportivamente drammatico.

Hill è in lunetta sul 106-107 (finirà 124-114). Segna il primo, ma sbaglia il secondo a causa di una tensione che gli riga un volto quasi impaurito nonostante la sua semi infallibilità ai liberi. Smith cattura il rimbalzo d'attacco e fa un miracolo, ma al posto che crearsi spazio per il canestro della vittoria, scappa verso la metà campo con il pallone. Quando LeBron James gli intima di tornare verso il canestro e tirare è troppo tardi e la sirena sancisce l'overtime che spegnerà ogni velleità dei Cavs:

Sapevo che eravamo pari - dice Smith nel post partita - ma credevo avremmo chiamato timeout, anche perché se non avessi avuto chiaro il risultato, mi sarei tenuto la palla in mano aspettando un fallo

Il rumore delle unghie sui vetri in conferenza stampa è chiaro, perché con la fuga dai difensori JR ha mostrato al mondo, in una finale NBA, di non essere perfettamente conscio del risultato a tabellone. È un errore imperdonabile che probabilmente ha tolto una delle poche possibilità di vittoria in questa serie ai suoi, anche se per fortuna la partita non è stata solo questo, ma tanto altro di più.

Il dominio di LeBron JamesGetty Images

NBA, Warriors-Cavs 124-114: James oltre la realtà, la Oracle è comunque ai suoi piedi

James è il sesto giocatore della storia NBA a realizzare cinquanta punti in una gara di finale dopo Bob Pettit, Elgin Baylor, Rick Barry, Jerry West e Michael Jordan, ma purtroppo per lui è il primo a non portare a casa la parte buona del referto. Pensavamo di aver visto quasi tutto in questi playoffs e invece la sua è un'altra prova leggendaria: 51 punti con 19-32 dal campo, 8 rimbalzi e 8 assists. Nel quarto periodo, dopo un paio di canestri consecutivi e i Cavs a contatto, la Oracle Arena era letteralmente ammutolita al cospetto di uno spettacolo fatto di onnipotenza che ha letteralmente martirizzato ogni avversario gli capitasse davanti.

Dopo che sull'ultimo possesso dei regolamentari è stato braccato con il raddoppio, ha servito a Hill una palla perfetta che ha obbligato i Warriors al fallo, dimostrando un'incrollabile fiducia nei compagni anche nei momenti più tesi. Questo è ciò che lo rende ancor più incredibile, ancor più indescrivibile a parole, le stesse che dice a fine gara per non mettere ancora più pressione su un compagno che ha fatto la più classica delle frittate:

Dobbiamo andare oltre - dice James - Questa partita è finita e non addosserò colpe a Jr, non lo farò mai verso un mio compagno, dobbiamo lavorare per essere pronti alla prossima palla a due.

È difficile non puntare il dito su una situazione del genere, così come al contempo è difficile farlo, anche perché non ci sono controprove che in caso il tiro decisivo sarebbe stato segnato, ma questo momento passerà di certo alla storia e potrebbe essere uno dei pochissimi che James ha vissuto dalla parte sbagliata, tanto che, alla terza domanda consecutiva sull'accaduto, si è alzato e ha lasciato la conferenza stampa.

La tripla alla fine del primo tempo di CurryGetty images

I Warriors si salvano ancora

Se i Golden State Warriors ci hanno entusiasmato nelle ultime tre stagioni come poche squadre nella storia, in questa stanno risultando tutt'altro che irresistibili e anche questa gara uno conferma una certa indolenza da parte degli uomini di Kerr. Stanno diventando tanti i momenti in cui l'attacco non crea quello che potrebbe/dovrebbe e in cui l'attenzione non è sempre al massimo, basti pensare al curioso rimbalzo d'attacco concesso a Jr Smith.

Il talento a disposizione è talmente vasto che permette sempre di trovare una scappatoia che questa volta si chiama Steph Curry, risollevatosi balisticamente dopo essere stato caricato a testa bassa per sette partite dai Rockets. Il tabellino dice 29, ma il timing dei suoi canestri, non ultimo il gioco da tre punti sul finire dei regolamentari, è stato chirurgico. Tutti i momenti difficili dei suoi hanno in calce la firma di Steph che ha sopperito a una serata alterna di Durant, mettendo il mattone forse più importante per un nuovo titolo.

Nel post partita ha fatto molto discutere il cambio di decisione da parte degli arbitri che ha derubricato uno sfondamento di Durant in fallo di James andando a vedere il replay che originariamente era stato dettato per questioni di semicerchio (area dove non è previsto lo sfondamento ndr.). Il cambio di decisione ha creato non poche polemiche, ma ridurre questo match a due episodi sarebbe banale e riduttivo, perché è stata una partita di basket notevole, uno scontro tra due squadre che legittimano ogni volta di più il palcoscenico che occupano da quattro anni. Se nessuno riesce a batterli un motivo ci sarà, ma fortunatamente ci sono almeno ancora tre partite di questo spettacolo, perché in gara uno siamo saltati sulla sedia almeno una decina di volte. Queste sono le NBA Finals, questo è LeBron James e questi sono i Golden State Warriors.

Prossimo appuntamento playoff

Gara due alla Oracle Arena, lunedì ore 2.00

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