Serie A, il ritiro di Tagliavento: "Fare l'arbitro mi ha reso più uomo"

Autore di direzioni a volte controverse, si ritira uno degli arbitri più longevi del nostro campionato. Le sue rivelazioni in un'intervista al Messaggero.

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I 45 anni li aveva compiuti il 19 settembre scorso: finita la stagione calcistica, per Paolo Tagliavento è arrivato il momento di farsi da parte. Arbitro da una trentina, il fischietto della sezione AIA di Terni aveva esordito in Serie A 14 anni fa, il 16 maggio 2004, quando gli fu affidata la direzione di Chievo-Bologna. Il risultato? 2-1 per la squadra di casa, nessun rigore né espulsione, solo tre cartellini gialli: ai rossoblù Troise e Gamberini e al clivense Amauri nel finale.

Da allora il bilancio di Tagliavento nella nostra massima divisione è stato di 221 incontri arbitrati, nel corso dei quali ha concesso 99 calci di rigore ed estratto ben 1.130 cartellini gialli - che per 50 volte sono diventati rossi avendo colpito lo stesso giocatore nello stesso match - e 31 rossi diretti.

Arbitro internazionale dal 2007, Tagliavento ha diretto 22 partite di Champions League, 21 di Europa League e 5 di Coppa Uefa. A livello di Nazionali è stato chiamato a dirigere incontri di qualificazione ma mai agli Europei né ai Mondiali. Nel suo curriculum ci sono anche match dei campionati ucraino, arabo ed egiziano.

TagliaventoGetty Images
Paolo Tagliavento all'inizio della carriera

Serie A, il ritiro di Tagliavento: "Fare l'arbitro mi ha reso più uomo"

In servizio fino al 30 giugno prossimo, termine nel quale chiuderà la carriera arbitrale per raggiunti limiti di età, Paolo Tagliavento è stato intervistato da Roberto Avantaggiato per Il Messaggero. Una carriera, quella del fischietto ternano, che ha attraversato Tangentopoli, la scissione della CAN e l'introduzione del VAR.

TagliaventoGetty Images
Paolo Tagliavento espelle Dainelli per doppio giallo in Fiorentina-Catania del 1° novembre 2009

Le manette di Mourinho e l'abbraccio di De Rossi

Fare l'arbitro e non scontentare nessuno assomiglia più a una contradictio in terminis che a un assioma, e Tagliavento non ha mai fatto eccezione, dalle manette di Mourinho fino all'episodio con Allegri dopo l'ultimo Inter-Juventus di Serie A, in cui da addetto al VAR aveva provocato l'espulsione di Vecino:

Le manette di Mourinho? Mi diedero fastidio solo per un attimo, perché poi tutti i commenti mediatici e quelli del mio organo tecnico conclusero che avevo diretto molto bene, mentre se si riferisce ad Allegri, non vale nemmeno la pena di commentare quanto è stato detto e scritto.

José MourinhoGetty Images
José Mourinho nel famoso gesto delle manette contro Tagliavento

La sua ultima partita in Serie A è stata Roma-Juventus del 13 maggio scorso, terminata con l'inusuale abbraccio, immortalato dalle telecamere, che gli ha dedicato Daniele De Rossi:

Ma non è stato il solo che ho ricevuto. D’altronde, dopo 15 anni e 221 gare dirette, con tanti calciatori si è instaurato un rapporto di reciproca stima.

Il gol-non gol di Muntari e i derby

Se alla voce "peggior errore della carriera", Tagliavento non ha dubbi e iscrive il gol-non gol di Muntari in un Milan-Juventus, diventato celebre perché Galliani lo ha portato per anni come salvaschermo dello smartphone, per quanto riguarda il derby più difficile da arbitrare, il fischietto umbro divide le difficoltà fra quello di Roma e quello di Genova. A proposito del primo, ricorda:

Quando perdeva la Roma ero laziale e quando perdeva la Lazio ero romanista.

Muntari Milan-JuventusGetty Images

Arbitraggio scuola di vita

Infine, richiesto di tracciare un bilancio finale della sua carriera, Tagliavento ha definito l'arbitraggio una specie di scuola di vita:

Ho ricevuto tanto, perché l’uomo che sono oggi lo devo al fatto di aver scelto di fare l’arbitro a 17 anni. Quando scegli questo percorso, impari a prendere da solo decisioni già all’età di 15-17 anni: è così che impari a crescere prima. Lo dico sempre nelle scuole dove sono invitato.

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Dopo 221 match diretti in Serie A, a tuo parere, il bilancio di Tagliavento può essere definito positivo?

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