Sampaoli: il “comandante” argentino fra Bielsa, il Che e… l’Ossessione

Una personalità complessa e poliedrica, che potrebbe rappresentare il plus per una Nazionale che non vince il Mondiale dal 1986.

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Nato sotto il segno dei Pesci. Jorge Sampaoli è nato nella provincia di Santa Fe, a Casilda per l'esattezza, il 13 marzo del 1960. Il segno doppio del suo zodiaco personale può aiutare in parte a spiegare una personalità complessa come la sua, anche se forse quelle contraddizioni, quanto meno apparenti, del suo essere, quelle intersecazioni di comportamenti e di credo, sembrerebbero avvicinarlo più al segno dei Gemelli.

Teorico della disciplina tattica più ferrea ma affascinato dai ribelli e dalla ribellione, metodico fino all'esasperazione tanto quanto sa essere eccentrico, il tecnico che guiderà l'Argentina ai Mondiali di Russia 2018 è comunque perfettamente in grado di fare di questa sorta di bipolarismo una forza, un atout vincente.

Seguace, fin quasi alla paranoia, di Marcelo Bielsa e della sua idea di calcio, Sampaoli ha cominciato ad applicarla fin dalle sue prime esperienze di tecnico, poco più che ventenne - la carriera di calciatore gli fu stroncata a soli 19 anni da una bruttissima frattura alla tibia - nell'Alumni de Casilda, tanto da venire presto definito El Bielsa de los pobres, il Bielsa dei poveri.

BielsaGetty Images
Marcelo Bielsa, l'idolo di Jorge Sampaoli

Il “comandante” argentino fra Bielsa, il Che e… l’Ossessione

Dall'ammirazione, non casuale, per El Loco nasce quella che, come ha ammesso lui stesso in diverse occasioni, è una sorta di "paranoia bielsista":

Registravo tutte le sue interviste, lo seguivo come un vero fan. Ero ossessionato dal suo Newell’s e sapevo tutto di lui, quello che diceva e quello che aveva fatto da quando allenava nelle categorie inferiori. Mi sono sempre identificato con la sua filosofia, col suo progetto di un calcio offensivo, con il suo modo di interpretare il gioco.

Metodo e disciplina

Da lì allo sviluppo di una vera e propria ossessione per il calcio il passo è breve. Il primo episodio che svela l'insorgere della "malattia" è piuttosto noto: un giorno, per osservare meglio i movimenti dei suoi giocatori, il giovane Jorge - si era a metà anni Novanta - si arrampicò su un albero, intuizione antesignana dei droni sarriani. Immortalato da un giornalista de La Capital che gli strappò anche alcune frasi immaginifiche sulla sua filosofia di calcio - dal pressing alto e asfissiante alla ricerca ossessiva di un gioco di offesa e di possesso attraverso le fasce, all'ammirazione per le migliori squadre europee di allora come Milan e Ajax - Sampaoli balzò all'improvviso all'onore delle cronache.

Jorge SampaoliGoogle
Sampaoli nella famosa foto sull'albero scattata dal giornalista de La Capital

Ribellione ed eccentricità

L'articolo non sfuggì al vulcanico presidente del Newell’s Old Boys, che lo contattò per offrirgli la panchina di una delle squadre giovanili, una delle tappe di una carriera condotta e sviluppata a pane, erba e pallone sui campi di mezzo Sudamerica, dall'Argentina al Perù, dall'Ecuador al Cile, proprio come un altro dei suoi idoli, Ernesto Che Guevara, del quale porta una frase tatuata sul braccio:

Non si vive celebrando vittorie, ma superando le sconfitte.

Jorge SampaoliGetty Images
Sampaoli mostra alcuni dei suoi tatuaggi in conferenza stampa

Ribellione e guerriglia, del resto, fanno parte dell'evoluzione della sua idea di calcio:

Non pensare mai a difendere, nemmeno contro squadre considerate nettamente più forti: la parola costante deve essere ribellione.

Jorge Sampaoli, rock e tatuaggi

Quello del Che non è l'unico tatuaggio di questo allenatore fuori dagli schemi. La sua passione per la musica rock, argentina rigorosamente, lo ha portato a farsi incidere sulla pelle diverse frasi e nomi di gruppi come Los Callejeros e Don Osvaldo, con un motto su tutti: No escucho y sigo (Non ascolto e vado avanti), che in fondo racconta parecchio delle sue idee, anche calcistiche.

Jorge SampaoliGetty Images
No escucho y sigo, la frase tatuata sul braccio sinistro

Triste, solitario y final

Di Sampaoli colpiscono subito gli occhi, capaci di esprimere al tempo stesso la tristezza tutta argentina di un personaggio di Soriano e la vivacità di una tanguera. Chissà quale era la loro espressione mentre, dopo una severa sconfitta subita dal suo Cile contro l'Uruguay nonostante un 75% di possesso a favore, raccontava a un giornalista:

Tempo fa ero in un bar con una donna. Abbiamo parlato tutta la notte, le ho offerto qualche drink e abbiamo flirtato. Alle 5 del mattino però è entrato un uomo, l'ha presa per un braccio e l'ha portata in bagno: hanno fatto l’amore e se ne sono andati via insieme. Mi dispiace, ma non importa: io ho avuto la maggior parte del possesso quella notte.

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