Le 20 maglie delle Nazionali più belle della storia dei Mondiali

Alcune hanno portato la propria Nazionale sul tetto del mondo, altre hanno fallito con stile. Ci sono pure quelle nate per scaramanzie o progettate con un materiale ad hoc.

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È la competizione internazionale più attesa, quella che coinvolge ogni punto del mondo e che raduna la passione di migliaia e migliaia di tifosi. Il Mondiale, con la sua storia e tradizione, non ha rivali nel calcio. Ogni volta un'atmosfera nuova, diversa per colori, paesaggi e protagonisti, ma in ogni caso assolutamente indimenticabile.

Il prossimo 14 giugno, in Russia, la gara tra i padroni di casa e l'Arabia Saudita darà il via alla 21esima edizione della Coppa del Mondo. Prepariamoci all'ennesimo viaggio tra impianti all'avanguardia, artisti del tifo e coreografie disegnate per l'occasione. 

Se esistesse un diario di bordo conservato negli anni per raccontare ogni particolarità del Mondiale, sicuramente ci sarebbe un capitolo dedicato alle maglie più belle che abbiano mai colorato i campi da gioco durante la manifestazione. Dal Sud America all'Europa, passando per l'Africa, fino all'estremo Oriente sono tante quelle che hanno fatto la storia del calcio. Noi qui ne abbiamo scelte 20, di ogni tipo: classiche, vintage, stravaganti. Tutte comunque bellissime.

Le maglie più belle della storia dei Mondiali

Brasile, Corea del Sud-Giappone 2002

Quella del Brasile è una maglia gloriosa, l'unica a portare sul petto cinque stelle, tante quanti i Mondiali vinti nella sua storia: il primo nel 1958 in Svezia, poi nel 1962 a Cuba, 1970 in Messico, 1994 negli USA e nel 2002 nella Coppa del Mondo disputatasi in Corea del Sud e Giappone. In occasione di quest'ultima, la maglia da gara non aveva abbandonato i classici colori giallo (leggermente più chiaro e dinamico) e verde, un richiamo all'oro - di cui il paese è ricco - e alla foresta amazzonica. Con quella divisa, sponsorizzata dalla Nike, la Nazionale di Scolari vinceva il Mondiale contro la Germania in finale (2-0, doppietta di Ronaldo) e chiudeva il torneo da imbattuta. 

Maglia del Brasile nel 2002
La maglia del Brasile dell'ultimo Mondiale vinto nel 2002

Germania Ovest, Italia 1990

Non è un caso se in Russia la Germania indosserà una maglia molto simile a quella sfoggiata durante il Mondiale del 1990 in Italia. Un omaggio ad una maglietta dal forte valore storico-politico e non solo. Diversamente dagli anni precedenti, quella divisa abbandonava il tipico stampo classico a tinta unita utilizzato sia per la Germania dell'Est che dell'Ovest per adottare una bandiera spezzata sul petto e sulle maniche, dove nero, rosso e giallo correvano insieme dando un tocca di novità. Con quel completo, arricchito dai pantaloncini neri, la Repubblica Federale Tedesca (la Germania dell'Ovest) si aggiudicava il suo terzo Mondiale dopo quelli conquistati nel 1954 e nel 1974 e si riscattava dopo quello perso quattro anni prima contro l'Argentina di Maradona. Con la riunificazione del 3 ottobre 1990, quella maglia rimaneva l'ultima nella storia della nazione a rappresentare i tedeschi della parte occidentale del paese.

Maglia Germania 1990
L'ultima maglia della Germania Ovest durante Italia '90

Argentina, Messico 1986

Tra le più belle mai prodotte, quella dell'Argentina durante Messico '86 era una maglietta di un'eleganza unica. Il bianco e il celeste scendevano a cascata riempiendo tutta la divisa, il gallo de Le Coq Sportif campeggiava sulla destra in nero, mentre lo stemma dell'AFA (la Federazione argentina) era sulla parte opposta. Durante quel Mondiale la Seleccion era costretta a giocare tutte le gare alle 12 o alle 16, sotto un sole cocente e ad un'altitudine di 2000 metri. Per questo il materiale della maglia era stato scelto ad hoc: un tessuto in microfibra per migliorare la traspirazione degli atleti in condizioni climatiche avverse. Un'idea vincente, ma che era stata elaborata solo per il completo titolare. La 'Mano de Dios' e il 'gol del secolo' venivano consegnati alla storia con la seconda divisa, comprata per tutti i calciatori argentini a poche ore dall'inizio dei quarti contro l'Inghilterra ad un mercato lì in Messico per rimpiazzare quella troppo "pesante". Una scelta fortunata.

Maradona e Bilardo
Il ct dell'Argentina Bilardo a Messico '86 insieme a Maradona con la prima maglia studiata ad hoc

Camerun, Corea del Sud-Giappone 2002

Nel 2000 la Puma lanciava il guanto di sfida a Adidas e Nike progettando e mettendo in produzione una serie di divise calcistiche innovative. Dopo aver creato per l'Italia una maglia aderente che non poteva essere strattonata durante le partite, in occasione della Coppa d'Africa del 2002 disegnava per il Camerun una casacca smanicata. Preoccupata per la mancanza dello spazio che di solito ospitava il logo, la FIFA la vietava però per la successiva Coppa del Mondo in Corea e Giappone. La Puma decideva allora di aggiungere delle maniche nere per far sembrare le maglie comunque come canotte (le maniche si sarebbero mimetizzate con il colore della pelle dei giocatori).

Camerun con la prima maglia
La maglia ad effetto canotta del Camerun durante i Mondiali del 2002

Olanda, Germania Ovest 1974

Se l'Olanda non ha mai vinto il Mondiale, sfiorandolo in più di una circostanza, non è di certo colpa della divisa indossata. Nel corso della storia la Nazionale olandese ha sempre promosso i colori che più di ogni altro rappresentano il proprio popolo (eccetto che per la primissima maglia, quella del 1950, quando venne scelto il bianco con due strisce oblique, una rossa e una blu): l'arancione e il nero, quelli dello stemma di Guglielmo d'Orange, che guidò le Province Unite all'indipendenza. Anche il soprannome di "Arancia Meccanica" ha lo stesso rimando cromatico e un riferimento al "calcio totale" degli anni '70. In quest'ottica, la maglia decisa per la Coppa del Mondo del 1974, organizzata nella Germania Ovest, rispettava in pieno la tradizione: l'arancione che dominava su tutta la casacca e le bande nere che scivolavano su spalle e maniche, con il logo della Federazione sul petto. Solamente Cruijff le aveva dato un tocco personale. L'"Olandese volante", durante le gare del '74, toglieva una striscia alle tre solite del marchio Adidas su tutto il completo perché, legato contrattualmente alla Puma, si rifiutava di indossare capi di altri sponsor. Non bastava neppure quella trovata, l'Olanda perdeva in finale contro i padroni di casa.

Cruijff, Germania Ovest 1974
La maglia dell'Olanda personalizzata da Cruijff ai Mondiali del 1974

Italia, Spagna 1982

Era la maglia leggendaria della vittoria in Spagna nel 1982, dell'urlo di Tardelli alla Germania Ovest e della tripletta di Paolo Rossi al Brasile. Quella a mo' di polo e per la prima volta con le rifiniture tricolori sul colletto e sul bordo manica che poi saranno una constante fino al Mondiale del 1990. Veniva modificato leggermente anche lo scudetto con l’aggiunta della sigla FIGC ricamata in verticale nel bianco del tricolore.

Paolo Rossi, Spagna 1982
Paolo Rossi in azione contro il Brasile ai Mondiali del 1982

Portogallo, Germania 2006

Il Portogallo ha partecipato dal 1934 solo sette volte ai Mondiali. Dal 2002, però, non è mai mancato e la maglia sfoggiata in occasione della Coppa del Mondo del 2006 aveva fatto centro. Nei primi anni Duemila la T-shirt era di color vino anziché di un rosso più chiaro e acceso e anche in Germania veniva riproposta la stessa linea cromatica. Sui bordi del colletto e delle maniche spuntava del verde, mentre le rifiniture e il numero erano dorati. Un risultato niente male.

Figo, Germania 2006
La maglia color vino del Portogallo a Germania 2006

Inghilterra, Italia 1990

Un grande classico nella storia dei Mondiali: la maglia dell'Inghilterra utilizzata a Italia '90. Colletto blu con riga grigio chiaro, maglia interamente bianca con delle fantasie geometriche che si vedevano leggermente. Bordino delle maniche zebrato e sponsor della Umbro in piccolo a sinistra. Sul petto, a destra, campeggiava lo stemma della Nazionale inglese con i tre leoni e le dieci rose, simbolo della dinastia Tudor. Quel bellissimo completo chiudeva la sua avventura ai quarti contro la Germania Ovest, vincitrice per 4-3.

Inghilterra, 1990
Il completo dell'Inghilterra nel 1990

Francia, Francia 1998

Per il Mondiale di casa del 1998, alla Francia serviva una maglia all'altezza dell'occasione. Dopo 60 anni dal primo (1938), era quello il secondo (e fino ad ora anche ultimo) torneo mondiale giocato in terra francese a distanza ravvicinata dalle due grandi delusioni del 1990 e 1994, edizioni alle quali i galletti non si erano neppure qualificati. Così la Federazione optava per una reinterpretazione del modello vincente agli Europei del 1984, rinnovando il vecchio design da maglia da tennis. A differenza di quella dell'84, il completo del '98 aveva il colletto a polo bianco (prima era blu), mentre manteneva la banda orizzontale rossa e le tre linee bianche più in basso. Un vero successo tanto nello stile quanto sul campo: il capitano Deschamps alzava al cielo la prima Coppa del Mondo della Francia.

Zidane, Francia '98
La rinnovata maglia del 1984 per i Mondiali del '98: scelta fortunata per la Francia

Spagna, USA 1994

Il 1994 è l'anno per la Spagna del blu navy, introdotto anche per la Nazionale maggiore in occasione del Mondiale negli Stati Uniti. La divisa entrava nella storia anche per la speciale grafica a rombi, gialli e blu, che copriva l’intero lato destro della maglietta rossa e quello sinistro del pantaloncino. Un completo a specchio che lasciava al centro la scritta del marchio tecnico, Adidas, e poco sotto il numero in bianco. 

Luis Enrique, USA '94
Il blu navy insieme al rosso della Spagna per USA '94

Brasile, Svezia 1958

All'inizio i colori del Brasile erano altri. Non vi era traccia del giallo che ammiriamo oggi e neppure del verde, se non sullo stemma. Svettava il bianco su tutta la maglietta e il blu faceva da contorno sul colletto a polo e sui bordi delle maniche corte. Dal 1919 al 1950 la Nazionale brasiliana vestiva così. Il 16 luglio 1950 al Maracanã di Rio de Janeiro, alla Seleçao bastava un pareggio per conquistare il primo titolo mondiale della sua storia contro l'Uruguay. La Celeste, però, vinceva per 2-1 condannando il Brasile al Maracanaço (il disastro del Maracanã). Da allora, per superstizione, si decideva di eliminare la maglia bianca, colpevole della "tragedia" (il giorno successivo alla sconfitta veniva dichiarato lutto nazionale!) e di dar vita a quella canarinha gialla e verde, indossata poi nel 1958 ai Mondiali in Svezia.

Brasile, Svezia 1958
La maglia canarinha del Brasile ai Mondiali del '58

Giamaica, Francia 1998

Culla della musica reggae, patria di Bob Marley, paradiso terrestre immerso tra montagne, spiagge con barriere coralline e foreste pluviali: la Giamaica è un puntino nel Mar dei Caraibi e la sua fama è legata più ai paesaggi naturalistici che alle imprese nel mondo del calcio. Però nel 1998 riusciva a strappare la qualificazione ai Mondiali in Francia e per la prima volta entrava a far parte del club dei grandi. La divisa studiata per l'eccezionale occasione era un vero e proprio dipinto su maglia. Pareva pitturata, nero, verde e giallo si mischiavano con ordine formando un arco di colori che dalla spalla sinistra cadeva fino alla coscia destra. Lo sponsor era la Kappa e con quel completo la Giamaica arrivava terza nel girone con con El Salvador, Canada e Bermuda.

Giamaica, Francia '98
Il completo della Giamaica ai Mondiali del 1998 in Francia

Danimarca, Messico 1986

Ai Mondiali in Messico nel 1986 la Danimarca faceva la sua prima apparizione. Mai fino a quel momento era riuscita a qualificarsi per la più prestigiosa competizione internazionale. Eppure stupiva tutti arrivando sino ai quarti di finale ed esibendo una maglietta davvero innovativa. La Hummel marchiava la divisa strutturata con una maglia a quarti colorata in maniera difforme. Erano delle righine verticali a riempirla con le maniche a tinte invertite ed attraversate dalla caratteristica banda di chevron bianca e rossa per tutta la loro lunghezza. Le rifiniture del colletto a V erano blu navy. Il disegno era identico sia per la prima maglia che per quella away, ma la seconda era decisamente più bella. I colori più delicati - c'era il bianco e non il rosso - saltavano meno all'occhio e regalavano al completo maggiore eleganza. 

Danimarca, Messico '86
La maglia away della Danimarca ai Mondiali in Messico nel 1986

Italia, Corea del Sud e Giappone 2002

Ahinoi quel Mondiale in Corea e Giappone ce lo ricordiamo bene, con l'Italia che usciva agli ottavi di finale contro i padroni di casa. La Corea del Sud, aiutata - per usare un eufemismo - dall'arbitro Byron Moreno, sbatteva fuori una delle nazionali più forti di sempre. Tanto per fare qualche nome: Maldini, Nesta, Buffon, Totti, Del Piero, Vieri, Cannavaro, Inzaghi. A pensarci oggi verrebbe da piangere, ma non è questo il punto. L'attenzione si sposta sulla maglia dell'Italia nel 2002, non blu ma azzurro chiaro. Era studiata apposta così aderente per evitare di essere tirata dagli avversari e prevedeva la forma dei numeri molto più magra. Lo scudetto della FIGC richiamava quello del '78 e lo sponsor della Kappa, cucito sulla manica, era il primo a comparire sulle maglie della Nazionale.

Italia, Corea del Sud e Giappone 2002
L'azzurro chiaro e la maglia aderente dell'Italia nel 2002

Inghilterra, Francia 1998

Nel 1996, all'Europeo disputato in casa, l'Inghilterra aveva una casacca molto simile a quella che due anni dopo avrebbe indossato ai Mondiali in Francia. Nel '98 il celeste aveva lasciato il posto al rosso, che insieme al blu e al bianco completava uno dei modelli più belli di sempre. La Umbro sponsorizzava la Nazionale dei Tre Leoni e marchiava una maglietta stile basket con il colletto blu e il bottone. Il pantaloncino era quasi completamente blu e si sposava perfettamente con il bianco della T-shirt. Con quella maglia Paul Ince diventava il primo giocatore di colore ad indossare la fascia di capitano dell'Inghilterra.

Inghilterra, Francia 1998
Paul Ince capitano, Ian Wright e Paul Gascoigne con la maglia del 1998

Messico, Germania 2006

La maglia del Tricolor, il soprannome dato alla Nazionale del Messico, prevede tre colori: verde (per la speranza), bianco (per la purezza), e rosso (per il sangue degli eroi). Gli stessi che nel 2006 avevano dato vita ad una divisa essenziale, ma di grande fascino. Il baffo Nike rosso sulla V bianca, lo scudetto dall'altra parte e il colletto appena accennato si incastravano con armonia sulla casacca verde scuro. Anche quella away, bianca, non scherzava affatto.

Messico, Germania 2006
Il capitano Marquez con la prima maglia del Messico durante Germania 2006

Portogallo, Sudafrica 2010

Rimangono i colori, cambia la Nazionale. Il Portogallo nel 2010 in Sudafrica vestiva una maglia simile a quella del Messico ma strutturata diversamente. Prendeva campo la doppia striscia verticale rossa e verde su sfondo bianco interrotta solo dal numero da gioco. Sempre la Nike era lo sponsor, il colletto non c'era per preferire un classico girocollo. Con quella casacca il Portogallo era arrivato sino agli ottavi di finale, perdendo contro la Spagna per 1-0, i futuri campioni del mondo.

Portogallo, Sudafrica 2010
La maglia del Portogallo per i Mondiali in Sudafrica

Croazia, Francia 1998

Doveva esserci una sorta di mano fatata poggiata sulla seconda maglietta della Croazia indossata ai Mondiali in Francia nel 1998. Solo così si poteva spiegare l'invincibilità di quel completo away, che era riuscito ad uscire imbattutto contro Romania (ottavi di finale), Germania (quarti di finale) ed Olanda (finale 3° e 4° posto). La seconda divisa, con i tradizionali scacchi bianchi e rossi sui fianchi, il colletto a polo col tricolore e lo stemma vicino al marchio Lotto al centro sullo sfondo total blue, era stata usata solo in quelle tre occasioni portando la Nazionale croata sul gradino più basso del podio: record storico.

Croazia, Francia 1998
La maglia away porta la Croazia al terzo posto nei Mondiali in Francia

Colombia, Italia 1990

Quella del 1990 era la maglietta più iconica che la Colombia abbia mai avuto. I Cafeteros ai Mondiali in Italia vantavano giocatori come Valderrama, Higuita, Asprilla e Rincón. Una generazione d'oro che sfoggiava una maglia altrettanto affascinante. Era gialla con i pantaloncini blu, il tutto sponsorizzato Adidas. Le tre linee del marchio tedesco correvano lungo le maniche, poi si interrompevano lì dove prendevano corpo le strisce laterali rosse e blu. Durante quella Coppa del Mondo, la prima dispuata, la Colombia era arrivata fino agli ottavi di finale, risultato migliorato solamente nel 2014 quando James Rodriguez e compagni erano giunti ai quarti.

Colombia, Italia 1990
Carlos Valderrama con la divisa della Colombia nel 1990

Giappone, Francia 1998

Sicuramente più eccentrica e stravagante con quelle fiamme sulle maniche, ma comunque di grande impatto visivo. La maglia del Giappone, alla sua prima partecipazione a un Mondiale nel 1998, accompagnava le gesta dei Samurai con un colore blu intenso ed un largo colletto bianco, con tanto di triangolo rosso davanti bordato con i colori della bandiera. Per quanto bello, il completo, firmato Asics, non aveva portato bene alla squadra di un giovane Nakata e del veterano Nakayama, ultima nel proprio girone perdendo tutte le sfide.

Giappone, Francia 1998
Il completo fiammante del Giappone a Francia '98

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