Si sfoga Balotelli: "Se fossi stato bianco avrei avuto meno problemi"

Uno dei protagonisti di "Demoni", Super Mario racconta i numerosi episodi che hanno contraddistinto la sua lunga battaglia contro il razzismo.

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Si chiama "Demoni" il nuovo libro di Alessandro Alciato, giornalista di Sky Sport giunto alla sua ottava opera. Dopo aver raccontato Pirlo, Ancelotti, Mazzarri, Cannavaro, Conte, Ferrero e Borgonovo, Alciato racconta tredici storie di altrettanti protagonisti del nostro calcio alle prese con le sfide della vita.

Ci sono Gigi Buffon e la battaglia contro la depressione, la fuga da Chernobyl di Shevchenko, il traumatico viaggio in barca per raggiungere l'Italia di Coulibaly e tante altri spaccati di vite di personaggi celebri che però, anche se si tende a dimenticarlo, restano pur sempre degli uomini come tutti. Tra questi spicca il capitolo dedicato a Mario Balotelli, ritrovato protagonista con la maglia azzurra della Nazionale e al centro di numerose voci di calciomercato.

All'autore Super Mario racconta la sua lunga battaglia contro il razzismo, cominciata fin da piccolo e che ancora oggi, purtroppo, è lontana da essere vinta. La dimostrazione? Il vergognoso striscione esposto durante Italia-Arabia Saudita che riprendendo discorsi fatti nei giorni precedenti, quando si era paventata la possibilità che in caso di assenza di Bonucci e Chiellini potesse toccare proprio a Balotelli la fascia di capitano, recitava "Il mio capitano ha sangue italiano".

Balotelli racconta in "Demoni" la sua vita segnata dal razzismo

È La Gazzetta dello Sport, presentando il libro, a riportare alcuni paragrafi molto importanti del racconto di Super Mario. Parole che sottolineano, se mai ce ne fosse bisogno, come il razzismo sia ancora una piaga della nostra società e di come indipendentemente dagli errori commessi, propri di ogni essere umano, la vita e la carriera di Mario Balotelli possano esserne stati condizionati.

Di certo, fossi stato bianco, avrei avuto meno problemi.

Ad esempio si può leggere come da piccolo fosse indicato sempre come il primo responsabile quando spariva qualche merendina, o di come il suo desiderio di giocare a calcio con i compagni di scuola finisse per essere frustrato dagli stessi coetanei, che non intendevano giocare con lui perché nero. Parole impossibili da comprendere, lunghissimi pianti che hanno lasciato il segno.

Ero nero, quindi ai loro occhi diverso. Credevo non mi volessero perché già allora ero esuberante. Poi purtroppo con il passare degli anni ho scoperto la verità.

#enjoy✌ @pumafootball

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Una situazione che purtroppo per Mario Balotelli non cambierà neanche con l'adolescenza o con la precoce affermazione nel mondo del calcio, che lo porterà già da giovanissimo a brillare nell'Inter. Per la Nazionale, invece, bisogna aspettare il compimento della maggiore età, sopportare le tante porte sbattute in faccia e poi aperte di colpo, chissà perché. Ma anche una volta vestito l'azzurro la situazione non cambierà.

Anzi: dopo essere stato oggetto di continue offese e inviti a "tornare in Africa" durante una partita contro la Juventus, Balotelli racconta di una volta in cui era in ritiro con l'Under 21. Mentre si trovava al bar si avvicinarono due ragazzi in motorino, lo offendono e gli gettano addosso un casco di banane. Una scena che si ripeterà anche quando l'azzurro sarà quello della Nazionale maggiore.

Fuori da Coverciano mi urlarono "Non esistono negri italiani!"

Super Mario Balotelli è oggi forse più consapevole, certamente anche più disincantato: sa che il razzismo è una piaga quasi impossibile da estirpare completamente, non ritiene che l'atteggiamento sia cambiato granché, né che il progresso abbia fatto crescere persone che "non si sono accorte che il Medioevo è finito". Ma ha una speranza, che riguarda anche i propri figli e più in generale le nuove generazioni.

Ai nostri figli bisogna insegnare che siamo tutti uguali. Dovrebbe essere scontato, quasi banale, ma non lo è. Poi i miei figli Pia e Lion lo racconteranno ai miei nipoti, e allora le future generazioni saranno più a posto di noi, questo sì.

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