NBA: che disdetta per Celtics e Rockets, ma sarà ancora Cavs-Warriors

Celtics e Rockets accarezzano il sogno, ma la finale NBA sarà ancora Cavaliers contro Warriors, James contro Curry.

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Le squadre NBA giocano un’intera stagione regolare, fatta di 82 partite, road trip, ritmi estenuanti e back to back per conseguire oltre che consapevolezza del proprio valore, anche quel fattore campo che dovrebbe risultare decisivo nelle ipotetiche gare sette di playoffs. Il record dei must win game non mente, con le squadre di casa che hanno vinto ben 104 volte sulle 132 complessive. I Rockets quest’anno hanno fatto corsa di testa per tutta la stagione, mentre i Celtics hanno tallonato fin quando è stato possibile i Raptors ed entrambe in queste finali hanno avuto il pubblico favorevole come cornice.

Purtroppo per loro, in entrambi i casi, la spinta del popolo amico non è bastato, sebbene le due gare abbiano avuto andamenti simili, ma al contempo diversi. I Celtics dopo i primi minuti di tensione si sono sciolti e hanno subito imposto il loro ritmo andando anche sul +12 sembrando in pieno controllo del match. Come sempre succede, per mantenere un vantaggio acquisito presto in una partita decisiva serve continuità mentale, mentre la squadra di Stevens ha tirato presto i remi in barca e si è fatta rimontare rimettendo tutto in discussione. Nel secondo tempo il risultato è sempre stato in bilico, ma nel finale l’esperienza dei veterani di Lue, oltre al solito stellare James, hanno dato la spallata decisiva, scavando il gap decisivo e facendo affiorare tutta la giustificabile inesperienza dei padroni di casa.

La situazione degli Houston Rockets è assimilabile invece più a una beffa del destino. Chris Paul si è infortunato al bicipite femorale sul finire di gara cinque e ha dovuto saltare gara sei, ma anche se le probabilità giocavano contro, si sperava in una sua presenza nella partita decisiva. Purtroppo così non è stato e ancora una volta CP3 ha dovuto abbandonare la nave sul più bello, perché con lui a pieno regime i Rockets avrebbero anche potuto chiuderla in sei visto il sontuoso primo tempo giocato senza di lui alla Oracle. Invece gara sette è un dejavu con un primo tempo di grande qualità e concretezza, mixato a un secondo da spia della riserva accesa e alla mercè dei Warriors che nel terzo quarto hanno ribaltato la partita andandola a vincere nel finale.

LeBron James urla al GardenGetty Images

NBA, Cavaliers@Celtics 87-79: ancora LeBron li porta in finale

E sono otto. LeBron James conquista la sua ottava finale NBA consecutiva, la quarta con i Cleveland Cavaliers edizione comeback e nessuna più di questa porta in calce il suo nome in una stagione che forse, a 33 anni, è la sua migliore di carriera semplicemente per aver portato una squadra e un gruppo così al grande ballo. La sua gara sette è stata incredibile come ormai tutte le sue partite di playoffs; ha giocato 48 minuti filati senza mai rifiatare e ha portato i suoi alla terra promessa con il gioco da tre punti finale che ha chiuso i giochi. Il suo appoggio con Morris letteralmente sulle spalle, ha silenziato definitivamente il Garden, dopo che nel primo quarto sembrava non essere in grado di trovare risorse.

In almeno un paio di occasioni gli sono cadute le braccia, ha mancato delle rotazioni difensive e bucato aiuti. Questo è stato il momento più difficile, quando ha fatto tirare piedi per terra praticamente chiunque senza portare a casa punti. Lì ha continuato a credere nei compagni, mettendosi in proprio con la solita efficacia, ma perseguendo l’idea di far segnare anche gli altri e quando nel quarto periodo Green ha messo la tripla del controsorpasso dopo lo show di Tatum che aveva schiacciato in testa al re e replicato con la tripla, si è capito che fosse il momento giusto. James, con un paio di isolamenti, produce punti e il canestro della staffa arriva in contropiede da George Hill che suggella un’impresa prodotta contro dei Celtics imbattuti in casa in post season e senza Kevin Love. L’abbraccio post partita del re con Tatum conferma quanto l’investitura della prima scelta avversaria all'ultimo draft sia vera e reale, oltre che tangibile sul campo dopo una serie eccezionale.

  • Cavaliers: James 35 punti, 15 rimbalzi e 9 assists in 48 minuti, Green 19. Rimbalzi: 9 Thompson, 8 Green. Assists: 2 Hill e Korver.
  • Celtics: Tatum 24 punti, Horford 17, Morris 14. Rimbalzi: 12 Morris, 7 Tatum. Assists: 7 Smart.
Steph Curry festeggia un altro titoloGetty Images

Warriors@Rockets 111-92: che peccato Houston, ma Curry e Durant sono troppo

Il vero rammarico per ogni appassionato NBA dotato di un cuore è la gara 7 di Houston tra Rockets e Warriors. Apprendere poco prima della partita che Paul non sarebbe stato in campo e soprattutto vederlo agitarsi in panchina non lesinando pugni alla panchina nel momento più difficile dei suoi, è un vero colpo al cuore. Questa partita è un sinistro dejavu di gara 6, quando i Rockets giocarono un primo tempo splendido e poi si spensero pian piano con il venir meno delle energie. La doppia cifra di vantaggio anche nel primo tempo dell'ultimo atto aveva fatto ben sperare, ma poi un clamoroso 0-27 da tre punti ha fatto sì che i Warriors potessero giocare il loro classico terzo quarto, ribaltare come un calzino il match e andare alla vittoria del quarto titolo a Ovest. D’Antoni nel secondo tempo ha scongelato per qualche azione sia Ryan Anderson che Joe Johnson per provare a dare fiato ai suoi titolari, ma nonostante diversi tentativi di rimonta, i Warriors hanno portato a casa la vittoria e la serie.

Curry è stato artefice principe del parziale nel terzo quarto, mentre Kevin Durant è stato sempre presente, impreziosendo la sua partita con almeno un paio di conclusioni (una tripla da nove metri contro Harden e un pull up dall’isolamento) per respingere gli ultimi tentativi d'arrembaggio avversario. I Warriors questa volta sono stati fortunati anche oltre i loro meriti nel vedere in panchina Chris Paul nelle gare decisive, perché questa volta, dopo la vittoria nella quinta partita, era lecito pensare che i Rockets potessero davvero fare il colpo. E visto come si sono comportati quando le forze li hanno assistiti, si può pensare a un vero e proprio colpo di fortuna per i quadricampioni della Western Conference.

  • Warriors: 34 punti Durant, 27 Curry. Rimbalzi: 13 Green, 9 Curry. Assists: 10 Curry
  • Rockets: 32 punti Harden, 23 Gordon. Rimbalzi: 12 Tucker. Asists: 6 Harden e Gordon

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