Mondiali, talento da concretizzare: dove può arrivare l'Argentina?

Il sogno di Messi, le scelte di Sampaoli, la maledizione del pellegrinaggio e una voglia infinita di stupire il mondo: l'Albiceleste può davvero conquistare la Russia?

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Un po' con la testa e un altro po' con la mano de Dios. In qualche modo, insomma. E con un solo obiettivo: vincere i Mondiali. Dando un senso al talento e alla bellezza calcistica, trasformando l'estetica in risultato. E con l'Albiceleste vogliosa di colorarsi di nuovo d'oro dopo 32 lunghi anni, ricordi di quel 1986 con la maglia scolorita e con Maradona che scrisse la storia. Nostalgia. Altri capitoli, oggi.

Dal Messico alla Russia. Da Maradona a Messi. Quella Pulce che, secondo El Pibe de Oro, non ha bisogno di vincere i Mondiali per confermarsi il più grande. Tutti, però, sanno bene quanto per Leo pesi questa competizione: un trofeo da vincere a tutti i costi. Poche storie. Ora o mai più.

Ma l'Argentina non è la favorita, o così sembra a poche settimane dai Mondiali. A dirlo sono le quote e le voci degli addetti lavori, e forse per i ragazzi di Sampaoli è meglio così. Sottotraccia. Preparando la competizione con uno stile umile e concentrato: quasi da selezione normale. Tra garra, musica, tango e polemiche. Come quelle per Icardi, cecchino nerazzurro al quale il telefono col prefisso sudamericano non è mai squillato: niente Russia, Maurito resta a Milano a riflettere sul futuro. "El hombrecito" Jorge ha sciolto così le sue riserve con un secco no, studiando infinite soluzioni tattiche e possibilità. Alla fine, però, resta comunque nell'aria una domanda: dove può arrivare questa Argentina?

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Mondiali, l'Argentina non può sbagliare

Spagna, Germania, Francia e Brasile: come minimo davanti a Messi e compagni ci sono loro. Certo, nel calcio la griglia di partenza non esiste, ma un'idea iniziale è giusto farsela. Insomma, perché questa Argentina sulla carta parte così indietro? Uno dei motivi principali è proprio la dipendenza da Messi. A rivelarlo sono gli stessi giocatori di Sampaoli, consapevoli di quanto le loro partite possano cambiare in base alla condizione della stella del Barcellona. Sentenze pesanti, talvolta scomode.

Messi e l'Argentina: il destino nei suoi piediGetty
Nei piedi di Messi si gioca il Mondiale Albiceleste

Sarà il 4-3-3 di Aguero, Messi e Higuain. Tre mostri davanti alla grande occasione: come se fossero i Mondiali dell'ora o mai più. L'importante è che non litighino tra di loro, niente gelosia o invidia o manie di protagonismo. Assieme dovranno convincere e dimostrare di essere il tridente più forte del pianeta, e non solo quello del talento infinito. 

Gruppo D da dominare

Le favole esistono, le sciagure pure. L'Islanda negli ultimi Europei, contro ogni pronostico, fu artefice di un cammino straordinario, quindi meglio non sottovalutarla. Attenzione poi ai talenti della Croazia e alla fisicità nigeriana: gli africani saranno pieni di voglia di stupire e faranno della loro potenza l'arma per fermare l'Albiceleste. Sorprendersi e divertirsi, sono questi i fili conduttori delle squadre di Sampaoli, fattori da mettere in campo fin da subito nelle partite del Gruppo D.

Siamo obbligati a trascinare un paese intero. Il mio desiderio è quello di migliorare le caratteristiche individuali per fare un grande Mondiale. E Messi è entusiasta e voglioso nel prender per mano il gruppo. Secondo me, l'Argentina è la favorita.

Parole e musica proprio di Sampaoli nella conferenza stampa dopo aver diramato le convocazioni. 

Messi vince da solo

Opzione affascinante, romanzesca, favolosa. E da considerare. In pratica Messi - 31 anni a giugno - si carica la sua nazionale in spalla e da solo vince i Mondiali. Questa, per Leo, sarebbe la maniera perfetta di affermare la sua leadership, alzando una volta per tutte quella coppa, per poi andare a discutere con Maradona su chi sia stato realmente il giocatore più forte della storia. Ipotesi, già.

La maledizione di Tilcara

Oltre il calcio c'è di più, forse. Un destino favoloso all'improvviso avverso. Capovolto. Scorreva il 1986, l'anno del Mondiale in Messico, sì: quello della Mano de Dios. E soprattutto quello vinto dall'Argentina. L'ultimo. Poi la carestia. Ma come mai? In fondo nell'Albiceleste di talenti ne sono passati eccome: da Batistuta a Tevez, passando per Messi e molti altri. Per caso non ci sarà mica stata di mezzo una maledizione? Già, proprio così, perché Diego e compagni - dopo la vittoria del 1986 - avrebbero dovuto mantenere un patto. La leggenda infatti narra che, prima dell'inizio della manifestazione, i giocatori argentini avrebbero promesso di compiere un pellegrinaggio a Tilcara - alla Vergine di Punta Corral - in caso di successo in Messico. La nazionale allora allenata da Bilardo, però, non rispettò la promessa. Festa, tango e allegria, ma niente pellegrinaggio. Da allora poi, a parte le due Copa America vinte tra il 1991 e il 1993, il buio.

Icardi farà il tifo?

Difficile che gufi, Maurito. Anche se la sua assenza peserà certamente, ovvero la mancata presenza di un giovane forte, in forma e motivato: gasato dal piazzamento in Champions League con la sua Inter e fino poco tempo fa convinto di mettersi in luce anche in Russia. Ma non sarà così. E allora spazio all'esperienza di Higuain, il centravanti incaricato di fertilizzare l'attacco albiceleste con potenza e passione.

Dybala deve segnare

Ah, la Joja. Alter ego di Messi, una volta ragazzo sognatore e oggi campione affermato in cerca di una visibilità mondiale. Higuain e Leo le certezze, poi Aguero e Dybala, con il giocatore del Manchester City favorito per partire dall'inizio. Per questo Pualo dovrà sfruttare al meglio le occasioni che gli verranno concesse. Come? Senza dubbio segnando, accendendo la sua luce e illuminando le idee di Sampaoli.

L'ora di DybalaGetty Images
Argentina, Dybala per il Mondiale

E poi le questioni tattiche. Il tutto in un 4-3-3 da compatto e potenzialmente spettacolare, solidificato dalla rinascita di Banega, dalla regia di Biglia e dalla rapidità di Di Maria. In difesa, poi, Mercado-Otamendi-Mascherano-Acuna formeranno la linea di protezione a Romero. Dimenticando i sei gol subiti dalla Spagna, vera favorita del Mondiale, schiaffi pesanti inflitti dalla Roja nell'ultima amichevole di marzo: guarda caso una formazione albiceleste segnata dall'assenza di Messi. Che fra poco dovrà trascinarsi sulle spalle una nazione intera. Un po' con la testa e un altro po' con la mano de Dios. In qualche modo, insomma. E con un solo obiettivo: vincere i Mondiali.

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