Champions League, i ricavi delle partecipanti: Roma seconda, Juve terza

Il sito di analisi sportiva Swiss Ramble ha pubblicato su Twitter i ricavi delle squadre impegnate nell'ultima Champions: dietro il Real Madrid sorprendono due club italiani.

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Adesso che la Champions League si è conclusa, con il Real Madrid capace di superare il Liverpool in una finale che contrapponeva due squadre tra le più affascinanti e ricche di storia in tutta Europa, è già tempo per ogni top club che si rispetti di fare i conti e pensare alla prossima stagione.

Se i migliori calciatori al mondo saranno infatti impegnati nei prossimi Mondiali in Russia, le dirigenze delle più importanti società continentali sono già al lavoro per pianificare la stagione 2018/2019 tra calciomercato in entrata e uscita, obiettivi e fair play finanziario. L'aspetto economico è decisamente importante per la UEFA, ed ecco che una voce importante alla voce entrate, per qualsiasi club, sarà quella relativa ai premi percepiti grazie alla partecipazione alle coppe europee.

Swiss Ramble, blog anglo-svizzero seguito su Twitter da quasi 80mila follower e specializzato nell'analisi finanziaria relativa allo sport, ha pubblicato i guadagni stimati dei club che in questa stagione sono stati impegnati nel più importante - e ricco - trofeo UEFA, appunto la Champions League finita ancora una volta nelle mani del Real Madrid. Non sorprende che i blancos guidino anche questa speciale classifica, mentre possono destare stupore il secondo e il terzo posto rispettivamente di Roma e Juventus, che dall'ultima campagna europea hanno guadagnato più di PSG, Manchester City, Bayern Monaco e lo stesso Liverpool finalista.

Champions League, i guadagni delle partecipanti: Roma seconda, Juve terza

Il motivo lo svelano gli stessi autori dell'inchiesta, spiegando come i club partecipanti guadagnino da questa edizione che si è appena conclusa sia in base ai traguardi raggiunti sul campo sia per l'importantissimo contributo televisivo che la UEFA distribuisce ai vari Paesi partecipanti, che a loro volta li suddividono tra i club da cui vengono rappresentati basandosi per metà sul piazzamento nel precedente campionato e per metà sull'avanzamento nell'edizione corrente della Champions League.

I Paesi calcisticamente più importanti nel ranking (Germania, Inghilterra, Italia e Spagna) oltre ad avere dalla prossima edizione quattro squadre a testa direttamente qualificate per i gironi ottengono la fetta più grande dei diritti televisivi, assegnata in base all'importanza del campionato stesso. Subito dietro questi tornei (Bundesliga, Liga, Premier League e Serie A) arriva la Ligue 1 francese, dietro ancora le differenze aumentano in modo considerevole.

Ecco dunque che il percorso della Roma, arrivata fino alle semifinali, ha permesso al club di Pallotta di incassare un totale di 81,6 milioni di euro di cui ben 43 provenienti dai diritti televisivi, che va ricordato i giallorossi hanno dovuto dividere soltanto con Napoli e Juventus. Proprio quest'ultima segue la squadra guidata da Di Francesco con 78,5 milioni guadagnati tra cui ben 47 derivanti dai diritti televisivi: i bianconeri, campioni d'Italia la precedente stagione e in possesso di un recente buon curriculum europeo, sono in assoluto il club che ha più guadagnato dalle televisioni in questa stagione di Champions.

Se a comandare è il solito Real Madrid, 87.2 milioni totali compresi i 15,5 che vanno come premio al vincitore, sorprende relativamente che il Liverpool finalista si piazzi soltanto quarto: i Reds hanno incassato "appena" 78,2 milioni a causa del quarto posto nella scorsa stagione di Premier League. Soltanto decimo il Barcellona, quattordicesimo il Napoli (38,1 milioni) che è il secondo tra i club che non hanno superato la fase a gironi, superato soltanto dal Monaco.

Aleksander Ceferin, presidente dell'UEFAGetty Images
Lo sloveno Aleksander Čeferin, 50 anni, presidente dell'UEFA dal settembre 2016.

Dalla Champions League alla Super Lega

Il nuovo criterio di assegnazione dei premi e dei diritti TV voluto dalla UEFA tiene conto in gran parte dell'importanza del campionato di provenienza e dello storico più o meno recente dei singoli club: sarà molto dura per un club che non vanta trofei importanti in bacheca, o che arriva da un campionato cosiddetto minore, sovvertire questo ordine di cose, e l'impressione è che si vada sempre più verso una spaccatura tra il calcio "d'élite" e quello che resta sempre più ai margini.

Così, se la Champions League non è la paventata Super League europea poco ci manca: i primi cinque campionati europei si prenderanno nella prossima edizione 19 posti sui 32 disponibili, lasciando al resto del continente le briciole. La stessa ex-Coppa dei Campioni, che riceve e ridistribuisce adesso gli incassi UEFA con un rapporto di 2,8 a 1 rispetto all'Europa League, dalla prossima stagione vedrà questo margine aumentare a 3,5 a 1. 

Non è difficile intuire che la massima competizione europea sarà in futuro ancora più importante, ricca ed elitaria: i ricchi saranno ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri in una gerarchia che sarà praticamente impossibile da cambiare. Il rischio che i campionati nazionali si trasformino in un semplice percorso di qualificazione per la Champions League è concreto, e del resto gli albi d'oro recenti di Liga, Bundesliga, Ligue 1 e Serie A sono lì a dimostrarlo.

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