Calciomercato, 6 storie di calciatori che hanno truffato il sistema

Il più famoso è Carlos Kaiser, venti spezzoni di gara in vent'anni, Ali Dia il più epico, Bugduv e Lidman non sono neanche mai esistiti. Il mercato racconta anche di loro.

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Nel calcio si è soliti dire che il talento non è tutto. La storia del resto è piena di giovani che sembravano veri e propri predestinati e che invece per un motivo o per l'altro non sono riusciti ad esprimere quello che madre natura aveva dato loro in dono.

Questo perché è vero, il talento da solo non basta e non è garanzia di successo. Insieme a questo è necessario infatti possedere carattere, determinazione, la fortuna di essere al momento giusto nel posto giusto, di fare le scelte migliori in quei momenti topici in cui tutto può cambiare per un verso o per l'altro.

Ma se è vero che il solo talento non garantisce un futuro da calciatore, può anche accadere che per diventare tale un giovane possa non esserne minimamente dotato. E non parliamo di quei classici giocatori senza qualità tecniche elevate a cui però suppliscono con corsa e fiato: no, parliamo di chi pur non essendo minimamente un calciatore vero è riuscito a finire al centro di trattative di calciomercato. Queste sono alcune delle più incredibili storie che il calcio ha raccontato in questi ultimi anni.

Calciomercato, 6 storie di calciatori che non erano calciatori

Graeme Souness ai tempi del SouthamptonGetty Images
Se come giocatore è sempre stato considerato un grandissimo, come allenatore Graeme Souness sarà ricordato per sempre come l'uomo che mise sotto contratto lo sconosciuto Ali Dia credendo fosse il cugino di Weah.

Carlos Kaiser

Il brasiliano Carlos Henrique Raposo, soprannominato Carlos Kaiser per una presunta somiglianza con Beckenbauer, è un vero e proprio personaggio cult nella storia del calcio: quest'anno è attesa l'uscita di un libro e persino di un film a lui dedicato, riconoscimenti doverosi a un uomo che non è mai stato un calciatore ma che come tale è stato capace di avere una carriera ventennale. 

La cosa ancora più straordinaria è che Carlos Kaiser, in questo lungo periodo, sarà sceso in campo forse una ventina di volte in totale e mai per una gara intera: del calcio amava infatti la bella vita e i guadagni che spettano ai suoi protagonisti, mentre il resto - allenamento, fatica, impegno - non erano cose per lui. Orfano, cresciuto nella periferia di Rio, è stato ingaggiato da giovanissimo dai messicani del Puebla, colpiti dal suo ottimo fisico e dal tiro potente.

Non volendo rinunciare alla carriera, ma allo stesso tempo non intendendo giocare a calcio, capì che fingere un infortunio muscolare gli avrebbe potuto permettere di restare a bordo campo mentre gli altri giocavano, quindi reiterò incredibilmente questo trucco per due decadi, vestendo le maglie di numerosi club brasiliani e permettendosi anche una puntatina in Europa, nei francesi del Gazelec Ajaccio: riuscì in questo trucco grazie alle numerose amicizie che riuscì a stringere con calciatori di spicco e giornalisti, che inventavano per lui un curriculum inesistente che lo stesso Kaiser ingigantiva con balle colossali e finte telefonate al cellulare, ai tempi - primi anni '90 - un vero lusso.

Prima di essere beccato, a carriera ormai finita, riuscì in due veri e propri giochi di prestigio davvero degni di nota. In Francia, invitato a palleggiare durante la presentazione - cosa che non era assolutamente in grado di fare - si liberò del pallone immediatamente, calciandolo in curva e baciando lo stemma del club per ingraziarsi i tifosi; anni dopo, stavolta in Brasile, fu invitato dall'allenatore, che ormai sospettava qualcosa, a entrare in campo dalla panchina e riuscì a scamparla aggredendo un tifoso a bordo campo, colpevole a suo dire di averlo offeso, e finendo per essere espulso prima del cambio previsto.

La storia del calcio lo riconosce come "il più grande truffatore di sempre": 20 anni di carriera, 10 club, 20 presenze totali e un gol. Ma su quest'ultimo dato vatti a fidare.

Ali Dia

Prima dell'avvento di Internet era davvero difficile reperire informazioni sui calciatori meno conosciuti, e per ovviare a questo esisteva nel calciomercato l'antica usanza del provino: se un giocatore di cui nessuno aveva mai sentito parlare intendeva giocare per un club doveva dimostrare quello che sapeva fare, e se fosse stato ritenuto all'altezza avrebbe conquistato un posto in squadra.

Questo non accadde per il senegalese Ali Dia, arrivato in Francia già adulto con la convinzione di poter sfondare nel calcio: una convinzione del tutto personale e sicuramente errata, dato che anno dopo anno la sua carriera regrediva. Dalla seconda alla terza serie, poi la quarta, infine fallimenti anche in Finlandia e nelle leghe minori tedesche. Quando trentenne raggiunse l'Inghilterra per completare gli studi, ormai disincantato, nessuno avrebbe potuto pensare che quell'autentico carneade sarebbe stato capace di giocare in Premier League.

L'incredibile divenne reale quando una sera Graeme Souness ricevette una telefonata da nientemeno che George Weah, Pallone d'Oro in carica: questi raccomandava all'allenatore del Southampton l'ingaggio di un suo cugino molto bravo e talentuoso, che caso voleva fosse al momento svincolato. Anche se in realtà la voce che parlava dall'altro capo della cornetta non era che un amico di Dia, il folle piano incredibilmente funzionò: Ali Dia si ritrovò così aggregato al Southampton, massima divisione inglese, destando stupore nei compagni a cui quel trentenne tutto sembrava tranne che un professionista.

L'inganno sarebbe venuto alla luce addirittura durante una gara di Premier contro il Leeds, quando per sostituire Le Tissier infortunato Souness pensò bene di dare spazio al suo nuovo acquisto: quelli che seguirono sarebbero passati alla storia come "i 53 minuti più imbarazzanti nella storia del calcio inglese", a seguito dei quali Ali Dia fu scoperto e allontanato dal club. Un'esperienza breve ma decisamente intensa.

È stata la cosa più imbarazzante a cui abbia mai assistito. Sembrava di vedere Bambi pattinare sul ghiaccio e ci domandavamo: "Ma che combina questo stramboide?". Non riuscivamo a capire...

(Matt Le Tissier)

Medi Abalimba

Per arrivare nel calcio che conta il talento è importante tanto quanto la fortuna. Il congolese Medi Abalimba possedeva il primo in grande quantità, tanto da venire ingaggiato dal Liverpool ancora giovanissimo, ma poco della seconda: sul più bello il sogno finì con un brutto infortunio, che stroncò sul nascere ogni sogno di grandezza.

Incapace di arrendersi ad un destino così beffardo, ormai già abituatosi ai lussi che la vita di un calciatore concede, Abalimba comincia così a spacciarsi nel 2011 per il connazionale Gael Kakuta, stellina oggi offuscata ma ai tempi inserita addirittura nella lista dei più grandi talenti al mondo. Spacciandosi per lui Medi ottiene numerosi benefit e contrae numerosi debiti, assicurando pagamenti che nessuno mette in dubbio arriveranno, trattandosi di un calciatore della Premier League.

Una vita fatta di ristoranti lussuosi, vacanze esotiche e persino voli privati in elicottero (!) si conclude una sera, quando dopo aver offerto da bere a un'enormità di persone, il locale di cui è ospite esige il pagamento e chiama la polizia: viene così fuori una storia incredibile, vengono così fuori quasi 200mila sterline di debiti che ovviamente non potranno mai essere restituiti. Siamo nel 2014, e Abalimba finisce in carcere dal quale uscirà quest'estate: a quel punto dovrà rifarsi una vita, e senza potersi più spacciare per qualcun altro non sarà una cosa facile.

Gael Kakuta e Medi AbalimbaMirror
Gael Kakuta, a sinistra, e Medi Abalimba.

Gregory Akcelrod

Il fattore comune che ha permesso alle grandi truffe come quelle messe in piedi da Carlos Kaiser e Ali Dia di poter funzionare è, senza alcun dubbio, la quasi totale assenza di quell'Internet che oggi è parte integrante della nostra quotidianità e che ci permette, tramite i motori di ricerca, di ricordare immediatamente nomi di film, ricette di cucina e ovviamente anche curriculum di attori, musicisti e personaggi sportivi.

È grazie a Google che un tifoso dei bulgari del CSKA Sofia scopre, ad esempio, che il nuovo acquisto del suo club del cuore, il francese Gregory Akcelrod, non è una ex-promessa del calcio transalpino con il PSG, né un talento soprannominato "Gregorinho" per le evidenti qualità tecniche, simili a quelle del brasiliano Ronaldinho.

Tutto questo il buon Akcelrod lo ha soltanto raccontato, al club della capitale bulgara, allegando quelli che poi si scopriranno essere nient'altro che fotomontaggi. Come sia possibile che un tifoso scopra un truffatore e il club invece ci caschi in pieno è un mistero, ma una volta informato il CSKA non può far altro che rescindere il contratto firmato appena due giorni prima. 

Nonostante sia stato colto in castagna, Akcelrod non si arrenderà: si lamenterà delle "tante falsità" dette sul suo conto (?), finirà nel calcio canadese, e da lì annuncerà un imminente trasferimento nella Major League Soccer, in Premier League o nella Serie A italiana. Da quel giorno sono passati anni, e l'ultima volta in cui è stato visto il fu "Gregorinho" è stato visto come meccanico ai box di una gara di Nascar. Se vuole smentirci dovrebbe affrettarsi.

Gregoire AkcelrodPKfoot.com

Alieu Darbo

Nell'estate del 2014 il Crotone, che gioca in Serie B e che in capo a pochi anni raggiungerà persino la massima serie, annuncia pomosamente l'ingaggio di un giovane talento del Gambia, Alieu Darbo, fantasista acquistato in collaborazione con nientemeno che il Bayern Monaco. Pochi giorni dopo però il ragazzo rescinde il contratto e se ne va, millantando minacce a sfondo razzista. 

Non è certo impossibile che dica il vero, ma la verità viene a galla in fretta nell'epoca del web: tirato in causa, il club tedesco, che si diceva avesse raccomandato l'ingaggio del ragazzo ai calabresi tanto da fargli saltare il consueto provino, afferma di non saperne niente. Viene così fuori un'altra storia, che parla di finti fax e falsi documenti che hanno tratto in inganno il Crotone così come due anni prima il PAOK Salonicco.

Darbo è fuggito dalla Grecia con le stesse modalità con cui lo ha fatto dall'Italia, oltretutto spaventato dalla visita poco amichevole di un gruppo di ultras che si sono presi la briga di controllare il suo curriculum su internet: CV che, semplicemente, non esiste, perché Darbo non è mai stato un calciatore professionista e non riuscirà ad esserlo neanche nelle successive tappe del suo tour-truffa, che prevede brevi stop in Algeria, Egitto e Malta.

Incredibilmente riuscirà a beffare i dirigenti della Dinamo Zagabria, uno dei migliori club croati: questi ci metteranno ben sei mesi per capire che il ragazzo tutto è tranne che un vero calciatore, bensì un truffatore. Poco abile, per giunta, ma abbastanza da averli beffati.

Masal Bugduv e Kevin Lidman

Nell'era dell'informazione calcistica su Internet, può capitare che non sempre a un fatto corrisponda la realtà, così come che importanti testate prendano fischi per fiaschi nella fretta di pubblicare una notizia senza prima verificarla. Le storie di Masal Bugduv e Kevin Lidman sono figlie di questa epoca, e a differenza di quelle che abbiamo raccontato fino a ora non solo non trattano di calciatori, ma nemmeno di uomini veri e propri.

"M'asal Beag Dubh" è il titolo originale di una fiaba irlandese ("My little black donkey") che racconta le peripezie di un contadino disonesto che infine riesce a vendere a caro prezzo il suo asino debole e svogliato. Masal Bugduv è invece il nome di un sedicenne presunto talento moldavo, che nell'estate del 2008 il Times inserisce nella lista dei 50 talenti più interessanti al mondo, accostandolo persino a club come Arsenal e Zenit San Pietroburgo.

Il giornalista è cascato nello scherzo di un buontempone, Masal Bugduv non è mai esistito e altro non era che la traslitterazione del titolo della fiaba, un personaggio creato ad hoc per sottolineare come il calciomercato di oggi si basi più sui "si dice" che su fatti concreti.

Anni dopo, siamo nel 2014, i tifosi della Roma scoprono che il loro amato club è apprezzato anche nella fredda Scandinava, segnatamente in Svezia, dove il giovane talento dell'Under 18 Kevin Lidman racconta su Twitter racconta il suo amore per il club di Totti e De Rossi, con cui sogna di giocare. Queste dichiarazioni, unite ad altre dove il ragazzo si scaglia contro il calcio moderno a suo dire schiavo soltanto del dio denaro, lo rende immediatamente protagonista del mercato.

Basterebbe una rapida ricerca su Internet per smentire l'esistenza di questo fantomatico giovane talento, basterebbe contattare il West Ham, dove dice di giocare e dove invece nessuno ne ha mai sentito parlare: invece no, i media nostrani in parte cavalcano la notizia, indicando il nome di Lidman come uno dei possibili rinforzi per la Roma. Deve intervenire una trasmissione tv locale, ReteSport, che contatta sui social il ragazzo e lo invita in trasmissione.

Intendono svergognarlo in diretta, ma saggiamente il sedicente Lidman decide all'ultimo di non presentarsi, scomparendo dai radar del calcio mondiale rapidamente come era riuscito ad entrarci. Totti e De Rossi, si dice, se ne sono fatti una ragione.

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