Sorprese Mondiali - USA '94: Bulgaria, 4° posto nel segno di Stoičkov

Nel Mondiale americano arrivò fino alle semifinali dopo aver battuto Grecia, Argentina, Messico e Germania. Poi incontrò l'Italia di Roberto Baggio

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Una squadra talentuosa, che solo la classe di Roberto Baggio riuscì a fermare. Eppure la Bulgaria a USA '94, dov’è arrivata quarta, aveva rischiato di non esserci. È il 17 novembre 1993 e al "Parco dei Principi" di Parigi gli slavi si giocano, contro la Francia di Gerard Houllier, un posto ai Mondiali statunitensi. Hanno un solo risultato a disposizione: la vittoria. Gli ospiti non hanno idea che quella sera le parole della voce più famosa della tv nazionale di Sofia, Nikolay Kolev, avrebbero scritto una pagina storica nell'epica sportiva del Paese.

Questa sera Dio è bulgaro

urlò Nikolay, commosso dopo il triplice fischio. Kolev è stato per anni il telecronista più amato e rispettato in Bulgaria. Insieme a lui, in cabina di commento, c'era Petar Vasilev: entrambi sono increduli, stravolti ed estasiati dalla rimonta della formazione di Dimitar Penev, conclusa dalla giocata decisiva di Emil Kostadinov, che dopo un pallone perso da David Ginola con un destro al 90' aveva siglato il 2-1 finale, mandando la Francia all'inferno e la Bulgaria negli Stati Uniti.

Al "Parco dei Principi" la stella Eric Cantona era stata sconfitta da una Nazionale che non aveva mai vinto nulla. Nelle sue partecipazioni ai Mondiali, l'ultima nel 1986, la Bulgaria non era riuscita a portare a casa nemmeno un match. Quello che sbarca negli USA nel giugno del 1994, però, è un gruppo ben diverso dai precedenti. C'è la leadership difensiva di Trifon Ivanov, l'estro dell'ala-diventata-centravanti Jordan Lečkov, le geometrie del regista Krasimir Balăkov, ma soprattutto la classe di Hristo Stoičkov. Ed è proprio il 28enne, all'epoca stella del Barcellona di Johan Cruijff, a prendere per mano la squadra al Mondiale, dopo il 3-0 subito all'esordio dalla Nigeria.

USA 94: i Mondiali della Bulgaria di Hristo Stoičkov

La seconda partita, quella contro la Grecia, per lui, vale molto più di 90 minuti. Hristo è nato a Plovdiv, antico capoluogo della regione romana della Tracia, dove hanno convissuto diverse identità per secoli. Oggi a Plovdiv sventola la bandiera della Bulgaria, ma per secoli si sono alternati dominatori di ogni genere: greci, romani, ottomani e russi. Quando Hristo Stoičkov giocava per il Maritsa Plovdiv, da ragazzo, la Bulgaria, nell'orbita dell'Unione Sovietica, aveva rotto ogni legame con la vicina Grecia. Hristo è cresciuto in una famiglia dalle umili origini, e ha sempre sognato di superare quel confine, a sole quattro ore da casa. "Ho pensato a lasciare il Paese senza chiedere l'autorizzazione. Avevo due scelte, diventare un ladro o un calciatore" ha dichiarato di recente a beIN Sports.

Per questo, per Stoičkov, giocare contro la Grecia aveva un significato speciale. Ed è proprio Hristo, ragazzo di Plovdiv, il grande protagonista della prima vittoria della Bulgaria in una Coppa del Mondo. Finisce 4-0, è un autentico trionfo che va ben oltre lo sport e finisce per unire un Paese. Arriva anche così, sulle ali dell'entusiasmo, il successivo netto 2-0 contro un'Argentina travolta dal caso Maradona. Il vero capolavoro della generazione d'oro bulgara è però il quarto di finale contro la Germania, conquistato soffrendo ai rigori contro il Messico. In campo da una parte c'è Lothar Matthäus, campione del Mondo in carica e autore del rigore che porta in vantaggio i tedeschi. Dall'altra parte Stoičkov, che avvia con una magnifica punizione la rimonta chiusa tre minuti dopo da un colpo di testa di Lečkov. Due a uno, è l'apoteosi.

IL TABELLONE DELLO STADIO DI BULGARIA GERMANIGetty Images

Nonostante Baggio, il 2-1 subito dall'Italia e il quarto posto finale maturato dopo il 4-0 subito dalla Svezia nella "finalina", Hristo Stoičkov ha lasciato un segno nella storia, tanto da essere premiato proprio alla fine di quell'anno con il Pallone d'Oro. Per il suo Paese sarà sempre il più grande, e questo per lui varrà ancora di più. Aveva ragione Nikolay Kolev: per qualche notte, nel 1994, forse Dio era davvero diventato bulgaro.

Bruno Bottaro - [di MondoFutbol.com]

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