Crescita e lotta: a che punto è il movimento calcistico albanese?

Identikit di un movimento calcistico orgoglioso e tenace, dalla festa prima di Euro 2016 a una crescita lenta ma continua: il calcio albanese vuole stupire.

A che punto è il calcio albanese? Getty Images

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Quanto sta crescendo il calcio albanese? Smaltite le notti di festeggiamenti pre-Euro 2016, prova a tenersi alla larga da una serie di scandali e continuare a crescere. Anche perché secondo alcuni studi gli albanesi sono il popolo più antico d'Europa, forse discendenti dagli Illiri, ed è fortissimo il loro attaccamento alla terra, alle loro origini, al loro calcio. I primi coltivatori anatolici a giungere in Europa, 6mila anni fa, avrebbero dato vita ad un ceppo linguistico isolato dal resto delle famiglie indoeuropee. Un isolamento linguistico che non corrisponde a quello calcistico: la Kategoria Superiore, o Superliga Shqiptare, sta crescendo

Sta trainando tutto il calcio albanese, ha trascinato, sotto la sapiente guida dell'italiano De Biasi, le "Aquile" ad una storica qualificazione ai campionati europei in Francia del 2016, con l'aquila bicefala capace di battere la Romania senza riuscire a superare il girone iniziale. 

L'attuale commissario tecnico, l'altro italiano Christian Panucci, sarà chiamato a confermare e rafforzare la crescita del campionato e del movimento calcistico che ha dovuto sopportare l'addio al calcio di Lorik Cana, storico leader e capitano delle Aquile. Lo chiamavano "il Guerriero", si è conquistato rispetto e stima ovunque abbia giocato (da Marsiglia, al campionato turco, passando per la Premier e la Serie A, nella Lazio). Qualcosa di profondamente aggressivo e forte è inciso in tutto il calcio albanese, che ha voglia di continuare a stupire, in patria e all'estero. 

Il cielo è azzurro sopra l'Elbasan Arena in AlbaniaGetty Images
Il cielo è azzurro sopra l'Elbasan Arena in Albania

A che punto è il calcio albanese? 

Ai microfoni dell'emittente Digitalb, il ds albanese della Lazio, Igli Tare (uno dei giocatori più celebrati in patria per via del suo passato da calciatore con la squadra biancoceleste e il Brescia di Baggio e Guardiola), ha raccontato il suo legame profondo con il calcio patrio, svelando anche alcuni dettagli di cosa significa, per un albanese, il grande salto verso altri campionati: 

Sono sempre stato cauto nell’acquisto di un giocatore di origine albanese, perché ho sempre saputo quanto sia difficile affermarsi nel mondo del calcio ad alti livelli e nei grandi club. Credo però che loro (Cana, Berisha, Strakosha ndr) abbiano dato conferma, non soltanto di onorare la maglia della Lazio, ma di esprimere l’immagine più bella del carattere albanese

Qui Tare parla di carattere, e per imporsi nella vicina Serie A ce ne vuole. Il salto dell'Adriatico è enorme, immenso: diverse le strutture, diverso il calcio, perfino gli stipendi. Cambia tutto, a pochi chilometri. Ma il gap, che esiste, può essere colmato con una componente, la stessa che ne ha fatto un popolo capace di resistere con una lingua unica in Europa, identitaria, dura. Una componente che sa di orgoglio, e catarsi, e carisma. In qualche modo la forte tradizione orale del popolo albanese, forgiata tra le popolazioni montane, affidata per secoli alla tradizione orale, veicolata di famiglia in famiglia dagli anziani rispettati e e saggi, il Kanun (Canone), sempre osteggiato da chi lo considera un nemico di un'idea moderna di stato, è ancora viva.

Un sistema forte, di valori e tradizione, che regola convivenza e vendetta, perdono e rapporti tra clan, qualcosa capace di resistere a secoli di dominazione straniera, come lo speciale culto di uno degli eroi albanesi più venerato, Giorgio Castriota Scanderberg, in lingua albanese Gjergj Kastrioti Skënderbeu (poi vi dirà qualcosa questo nome).  

Uno dei momenti di maggior gloria della storia albanese, una delle vittorie di Giorgio CastriotaWikipedia
Uno dei momenti di maggior gloria della storia albanese, una delle vittorie di Giorgio Castriota

Il popolo albanese è super attivo sui social network, segue con attenzione i suoi idoli, li difende, si identifica. Il già citato Lorik Cana è stato una specie di leader carismatico, nonostante abbia dovuto smettere con il calcio (non a caso con addio prima di Albania-Italia, a conferma di un legame fortissimo con il Belpaese): in Albania ha più o meno lo stesso appeal di Cristiano Ronaldo, puoi trovarlo in vetrina a sponsorizzare un profumo e in un film sulla sua stessa vita. Ma non è l'unico, una nidiata di giovani sta crescendo. 

Crescita come lotta, Cana non si è mai tirato indietroGetty Images
Crescita come lotta, Cana non si è mai tirato indietro

Torniamo a Cana, Lorik è un grande studioso di cultura albanese, ha tatuato addosso l'elmo degli Illiri e l'aquila bicefala, nel 2012, appena arrivato alla Lazio, viene descritto in patria da un quotidiano come "alto, con gli occhi di un’aquila e tutti i tratti tipici di un albanese classico". Lorik non è stato solo uno dei calciatori albanesi moderni più importanti, ma ha rappresentato un vero e proprio motivo di orgoglio. Il suo modo di giocare aggressivo, forte, duro è stato quasi oggetto di culto. Non solo, uno dei suoi obiettivi è sempre stato quello di tramandare in qualche modo il calcio albanese al di fuori dei confini, quella che lui stesso definisce"una grande battaglia": 

Il fatto che siamo un piccolo Paese, e per lo più non conosciuto per il calcio, mi ha creato la difficoltà di dover spiegare dove si trova l’Albania. Dopo ho sempre cercato di promuovere gli sportivi e i calciatori del nostro Paese. Questa è una grande battaglia, non solo mia, ma di tutti i giocatori che giocano nella scena internazionale. Questa crescita è stata e sarà una sfida anche per il futuro e sono sicuro che all’Albania non mancheranno mai i buoni giocatori

Lorik Cana è una specie di leggenda in AlbaniaGetty Images
Lorik Cana è una specie di leggenda in Albania

La crescita del campionato albanese: i migliori talenti  

La crescita come battaglia. Il campionato albanese è un campionato sempre più in crescita. Quello che è successo alla Skenderbeu, esclusa da 10 anni dalla Uefa, non è che una piccola interruzione di percorso. Sono stati i primi a partecipare ad una competizione europea, l'esordio contro il Besiktas è rimasto nella storia. Il passaggio dall'amministrazione diretta della provincia di Korçë a privati, fino all'attuale presidente e businessman Ardjan Takaj, è la storia di una prodigiosa ascesa, ai vertici del calcio albanese ed europeo.

Poi la storia di match-fixing, combine a raffica (53 partite truccate?), la sentenza clamorosa della Uefa, i cui ispettori sarebbero stati minacciati di morte. Un lato oscuro, a fronte di tantissimi successi, in patria e all'estero. C'è anche una vecchia conoscenza dei tifosi del Chievo, Ali Sowe, in attacco. Non è l'unica squadra interessante, c'è anche l'FK Kukësi: si è imposta negli ultimi anni (il calcio albanese come lo conosciamo è abbastanza "giovane"), ha sempre creato bel gioco e l’anno scorso ha vinto il campionato.

La squadra di Tirana, il Partizani, è una specie di colonia italiana, con l'ex Juventus Mark Iuliano in panchina (dopo essere stato allenato da Agostinelli e Sormani). Ultimamente non è riuscita ad incidere ma porta in Albania comunque giocatori di livello, sotto la sapiente guida di un tale Luciano Moggi. L'ex Primavera Lazio Tounkara (gemello del gol di Keita, attualmente al Monaco) ha trovato un po' di spazio nel Flamurtari. Tracciando un bilancio in Albania sta crescendo una generazioni di talentini, dall'altro ex Primavera Lazio Amir Bilali, attualmente al Teuta, passando per il talentuoso Kristal Abazaj, del Luftatari, già venduto all'Anderlecht, in Belgio.

Non solo, da segnalare Sindrid Guri, attaccante del Kukësi, Jasir Asani, esterno del Partizani Tirana, macedone naturalizzato albanese. Per i patiti dei nomi su cui scommettere in patria tessono le lodi di Esin Hakaj, terzino sinistro del Teuta, nazionale albanese U21, Myrto Uzuni, altro attaccante dell'Albania U21, Jurgen Bardhi e Gentian Selmani. Tutti Under 21, tutti giocatori di cui si parla un gran bene in patria.

Strakosha fa parte delle nuove leve del calcio albaneseGetty Images
Strakosha fa parte delle nuove leve del calcio albanese

Il calcio albanese piano piano cresce, come fosse una lotta: gli stadi piano piano migliorano, gli stipendi crescono (anche se non possono essere in linea con quelli di Serie A, secondo alcune stime le squadre top hanno stipendi da 15mila euro/mese). In Italia cresce una seconda leva di giovani, dopo che si sono imposti tra gli altri Etrit Berisha (ora portiere titolare dell'Atalanta) e Hjsay, terzino del Napoli. La Lazio ha schierato tra i pali per tutta la stagione, da titolarissimo, Thomas Strakosha. Inzaghi, il suo mentore, lo ha definito "un grande uomo", che ha scelto di diventare portiere a 4 anni per imitare il papà, leggendario estremo difensore delle Aquile, Fotaq (lo chiamano "Zoff albanese"). Una questione di orgoglio, tradizione, forza. Una questione del tutto albanese, di crescita come lotta. Di un calcio in crescita che dovrà guardarsi dai suoi buchi neri, dai suoi abissi, dagli scandali, sempre a testa alta. Una questione di lotta, di crescita, una questione albanese. 

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