Ancelotti, ecco tutti i presidenti: da Berlusconi a De Laurentiis

Ha iniziato agli ordini di Dal Cin e Fantinel alla Reggiana, poi l'Avvocato Agnelli, Berlusconi e gli "stranieri". Ora stretta di mano con De Laurentiis per una grande Napoli.

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Torna in panchina, Carlo Ancelotti. Lo fa in una delle piazze più calde che il panorama calcistico europeo possa offrire. Carletto è il nuovo tecnico del Napoli, è lui la scelta presa dal patron Aurelio De Laurentiis. Dopo una grande annata con Maurizio Sarri chiusa però senza titoli, il presidente ha voluto cambiare. Voleva un nome forte l'ha ottenuto.

Una stretta di mano e una firma su un accordo triennale da 6.5 milioni di euro a stagione. La presentazione ufficiale ci sarà il 9 luglio, l’inizio di una nuova era per il club azzurro, pronto a rilanciarsi nel grande calcio con un grande allenatore.

Ancelotti è alla sua nona esperienza da tecnico. Ha trovato subito un certo feeling con De Laurentiis, personaggio sicuramente carismatico, a volte fumantino, istintivo. Non sarà un problema: in carriera ne ha incontrati di presidenti importanti. È abituato a stare nel calcio che conta e alle dipendenze di uomini forti.

Carlo Ancelotti al NapoliGetty Images
Carlo Ancelotti nuovo tecnico del Napoli

Ancelotti, tutti i tuoi presidenti: da Dal Cin a DeLa, storie di strette di mano

Dopo l’esperienza da vice allenatore in Nazionale con Arrigo Sacchi, Carlo Ancelotti nella stagione 1995-1996 inizia la sua vera carriera da tecnico. Viene chiamato dalla Reggiana, squadra della sua città, in Serie B. A capo della società ci sono Franco Dal Cin, tuttofare del mondo del calcio, e Franco Fantinel, uomo "con i soldi" proprietario dell’omonima azienda vinicola. Obiettivo: promozione in A

L’avvio è un disastro: sette partite, zero vittorie, squadra ad un passo dalla retrocessione. Dal Cin riflette, Ancelotti rischia la panchina. Poi all’improvviso tutto inizia a girare e a fine stagione ecco la Serie A. L’anno dopo, via Carlo e via il gruppo Fantinel. La Reggiana passa a Luciano Ferrarini, imprenditore di zona. E inizieranno i problemi economici.

L’amore incompreso con Parma e Tanzi

Carlo Ancelotti va al Parma in Serie A. Ormai tutti parlano di lui come il nuovo che avanza. Ci punta la famiglia Tanzi, comandata da Calisto. Due stagioni dal 1996 al 1998: al primo anno arriva secondo dietro la Juventus e vola in Champions League. Al secondo è quinto e va in Coppa UEFA. Non c’è amore però con la presidenza. Tanzi è un personaggio particolare, a volte schivo, a volte sembra tuo amico da una vita. I risultati ci sono, il gioco no. Il patron rimprovera il suo tecnico. Dopo due anni è addio.

A Parma, che tanti vedono come un’isola felice, non c’è mai stato feeling né con la società né con la città. Non mi hanno mai apprezzato.

Tanzi però nel 2001 lo rivuole sulla panchina del Parma. Ancelotti ci pensa, poi dice no. Il signor Parmalat si infuria, aveva una sorta di accordo con il suo ex allenatore. Niente da fare: Carletto va al Milan.

Ancelotti con Asprilla al ParmaGoogle
Ancelotti con Asprilla ai tempi del Parma

La Juventus di Agnelli

Ancelotti firma con la Juventus nel 1999. Lo accoglie a braccia aperte l’Avvocato Agnelli, anche se ufficialmente il presidente del club bianconero è Vittorio Caisotti di Chiusano, volto storico della società fin dagli anni ’60. Siamo nelle stagioni 1999-2000 e 2000-2001. I bianconeri perdono due scudetti di fila con le romane. Prima con la Lazio, dopo il diluvio di Perugia, poi con la Roma nell’annata successiva. L’allenatore rimane segnato da quel gol di Calori al Curi, dai biancocelesti che all’ultima giornata festeggiano il tricolore all’Olimpico. Agnelli però lo riconferma.

Il giorno dopo l’avvocato mi disse di non preoccuparmi, che anzi da quel momento io e la Juve saremmo stati più simpatici. Ma anche l’anno dopo non vinsi e correttamente la società aspettò la fine del campionato e poi scelse un altro. Dovetti andare al Milan e poi in Europa per cominciare a vincere.

L’ombra pesante di Berlusconi

Quanto piaceva al Cavaliere intromettersi, quando era presidente del Milan, nelle scelte tattiche. Rivendicava (e lo fa ancora oggi) il suo passato da allenatore. Il suo diktat: giocare con due punte. Le sue lezioni coincidono con il maggior successo del club sotto la guida di Carlo Ancelotti. Tra i due è amore a prima vista. Kakà ha l’obbligo di giocare da trequartista, spiega il patron. Carletto annuisce sempre, ma nega ogni volta che ci siano suggerimenti di alcun tipo da parte del numero uno rossonero. Eppure le voci sono insistenti: addirittura si arriva a dire che il famoso modulo “ad albero di Natale” che tanto ha funzionato con il Milan, sia un’idea proprio di Berlusconi. Sul libro di Bruno Vespa, nel 2003, vengono riportati una serie di schemi previsti per la finale di Champions League che i milanisti vincono contro la Juventus. Come dire: certe formazioni le fa il presidente. Ne esce fuori un mezzo caso diplomatico, con Ancelotti che rivendica la paternità di quei fogli tattici addirittura chiamando in causa l'esame della calligrafia. Il rapporto tra i due non si scalfisce. Berlusconi è sempre lì, Ancelotti accetta quella figura nemmeno tanto nell’ombra e vince tutto

Le avventure all’estero

È tempo di provare un’esperienza all’estero per Ancelotti. Al Chelsea lo vuole l’oligarca Roman Abramovich, un altro a cui piace immischiarsi nelle scelte di spogliatoio. Ormai il tecnico italiano si è fatto le ossa con Berlusconi, non si spaventa quando dopo ogni partita il presidente scende negli spogliatoi. Buono il rapporto tra i due. Che si mollano però nel 2009 dopo un biennio fatto di successi. Ma nel 2016, con Mourinho pronto ad essere cacciato dai Blues, Abramovich prova a riprendersi il “suo” Carletto.

Ancelotti cede alla corte del Paris Saint Germain nel 2012. Lo vuole l’emiro Nasser Al-Khelaifi per portare il club sul tetto dell’Europa. Grandi investimenti, arrivano pure i risultati. Tra i due però il feeling non sboccia: personalità troppo diverse. Il tecnico vuole andare via, troppo poco stimolante l’avventura francese, il patron fa muro. Tra i due ne esce fuori un diverbio, il rapporto si spezza. Finisce male. Solo il tempo cura ogni ferita.

Ancelotti e Al Khelaifi al PSGGetty Images
Ancelotti e Al Khelaifi insieme parlano del PSG

Florentino, ex amico mio

Carlo Ancelotti nuovo allenatore del Real Madrid. Siamo nel 2013, l’ha scelto Florentino Perez. Strette di mano, sorrisi. Poi i festeggiamenti per la Decima, la Champions League più bella per il Real dopo una finale pazzesca con i cugini dell’Atletico. Di mezzo, a creare qualche crepa nel matrimonio tra presidente e allenatore, ci si mette l’agente di Bale. È scontento il gallese da 100 milioni di euro, vorrebbe giocare in un’altra posizione, magari più centrale. Ancelotti, chiaro e tondo, spiega al presidente che non può cambiare sistema di gioco per lui. L’inizio di una polemica che non si spegne nemmeno dopo l’esonero del maggio del 2015. Tra i due non mancano le frecciatine a distanza. Dall’affare Odegaard, che secondo Re Carlo è stato comprato da Florentino solo per questioni di marketing, all’esonero di Benitez sulla panchina dei Blancos, definito “incomprensibile” dal tecnico italiano.

Ancelotti con Florentino Perez al Real MadridGetty Images
Ancelotti con Florentino Perez: la presentazione del tecnico italian

Bayern Monaco, con Hoeness mai amore

Strano pensare ad un presidente, come quello del Bayern Monaco Uli Hoeness, che non difende mai e poi mai il suo allenatore. Così Ancelotti, che qualche colpa ce l’ha pure avuta nella sua esperienza bavarese, si è ritrovato solo. Anzi, il patron l’ha scaricato subito appena avuto la possibilità. Il tecnico italiano aveva cinque senatori contro dentro lo spogliatoio. E Hoeness non ha mai fatto nulla per risanare una situazione sfociata nell’esonero. Niente ha funzionato nel loro rapporto. Ora tocca ad Aurelio De Laurentiis, ennesimo presidente di un grande allenatore. Come sarà la loro storia?

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