Napoli, tutti gli allenatori di Aurelio De Laurentiis

Da Ventura a Sarri, sono stati sei gli allenatori che si sono seduti sulla panchina partenopea sotto la sua gestione: Reja e Mazzarri i più longevi, Benitez il più titolato.

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La stagione 2018/2019 sarà la 15esima che vedrà alla guida del Napoli Aurelio De Laurentiis: insediatosi nell'estate del 2004, in seguito al fallimento del club allora presieduto da Corrado Ferlaino e costretto a ripartire dalla Serie C, l'imprenditore cinematografico è riuscito a riportare la società partenopea in Serie A nel giro di tre stagioni e poi, dopo due anni di assestamento, a inserirsi stabilmente nelle zone alte della classifica riportando in città trofei (due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana) e la frequentazione abituale del calcio europeo.

Per raggiungere questi traguardi si è avvalso dell'apporto di sei allenatori, nomi importanti che hanno permesso al Napoli di tornare nel calcio che conta pur senza riuscire a raggiungere quello Scudetto che nel prossimo campionato sarà l'obiettivo primario di Carlo Ancelotti, ormai prossimo a sedere ufficialmente sulla panchina azzurra e che sarà il settimo tecnico della gestione De Laurentiis.

Di questi i più duraturi sono stati Edoardo Reja, che ha riportato la squadra in massima serie, e Walter Mazzarri, vincitore del primo trofeo dopo oltre vent'anni e capace di stabilizzarla nelle prime posizioni della Serie A. Quello che è restato meno è stato Roberto Donadoni - da marzo a ottobre 2009 - mentre è lo spagnolo Rafa Benitez il più vincente, avendo conquistato in due stagioni una Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, vinta ai rigori contro la Juventus a Doha, Qatar.

Carlo Ancelotti al microfonoGetty Images
Carlo Ancelotti, 59 anni a giugno: sarà il settimo tecnico dell'era-De Laurentiis.

Napoli, tutti gli allenatori di Aurelio De Laurentiis

Gian Piero Ventura 

Il primo allenatore della gestione De Laurentiis è Gian Piero Ventura, chiamato a guidare una squadra che è appena fallita e che soltanto all'ultimo ha completato l'iter burocratico necessario per iscriversi alla Serie C. La rosa viene così composta a campionato già iniziato grazie a una speciale deroga della FIGC, manca ovviamente di preparazione atletica e anche a livello di nomi non presenta giocatori dello spessore necessario per dominare il campionato come nei desideri del patron: il primo acquisto del nuovo club è il centravanti argentino Roberto Sosa, detto "El Pampa", che arriva dall'Udinese dopo aver già deluso con le maglie di Ascoli e Messina.

Il futuro commissario tecnico della Nazionale fa quello che può con il materiale che ha a disposizione, ma quando a gennaio De Laurentiis può finalmente investire con calma sul mercato - arriveranno tra gli altri Calaiò, Grava, Gautieri e Piá - decide contemporaneamente di investire sulla guida tecnica, non ritenendo più affidabile l'allenatore e sostituendolo con Edy Reja: curiosamente lo stesso avvicendamento era successo anche nella stagione precedente al Cagliari. Gian Piero Ventura lascia dopo 19 partite: 7 vittorie, 6 pareggi e ben 6 sconfitte.

Gian Piero VenturaGetty Images

Edoardo Reja

Chiamato a metà gennaio al capezzale di un Napoli che è praticamente un cantiere aperto, Reja riesce anche grazie ai nuovi innesti arrivati dal mercato a riassestare la squadra, che nelle 19 partite di campionato che restano perde appena due volte. Una simile performance non basta per garantire ai partenopei la promozione diretta: gli azzurri arrivano terzi e sono costretti ai play-off, dove superano la Sambenedettese ma devono arrendersi all'ultimo atto all'Avellino, che pareggia 0-0 al San Paolo e si impone poi in Irpinia 2-1.

C'è comunque fiducia intorno alla nuova guida tecnica, fiducia che Reja dimostra di meritare dominando il campionato successivo, il primo in cui il Napoli può operare sul mercato e effettuare quel ritiro che l'anno precedente ha influito non poco sulle prestazioni atletiche dei giocatori. È questo il segreto di una squadra che conquista la vittoria nel girone B della C1 con 19 vittorie, 11 pareggi e appena 4 sconfitte. Gli azzurri ottengono la promozione in B, ma naturalmente il piano di De Laurentiis è solo agli inizi: Reja resta ben saldo sulla panchina e al primo anno di cadetteria il Napoli, che ha ripreso la sua denominazione storica, riesce a centrare una nuova promozione.

È la Serie B 2006/2007, quella successiva a Calciopoli e che vede anche la partecipazione della Juventus: gli azzurri finiscono secondi proprio dietro ai bianconeri, perdono appena 5 partite su 42 e continuano a rinforzare la rosa con gli arrivi di Paolo Cannavaro, Domizzi, Garics, Dalla Bona, Bucchi e De Zerbi. Reja ha ripagato pienamente la fiducia della dirigenza e viene confermato anche in Serie A, dove il Napoli si regala la futura bandiera Marek Hamsik e altri giocatori di spessore come Gargano, Zalayeta e il "Pocho" Lavezzi. Pur ottenendo vittorie di prestigio su Milan, Inter e Juventus, gli azzurri mancano di continuità ma centrano comunque un ottimo ottavo posto da neopromossi. 

L'ultimo anno di Reja sulla panchina partenopea sarà disastroso sotto tutti i punti di vista, bloccando di fatto un progetto di crescita anche a causa delle cattive operazioni di mercato del club, che investe molto sui deludenti argentini Datolo e Denis - futuro bomber all'Atalanta - ottenendo in cambio poco o niente. Il ritorno in Europa, arrivato tramite l'Intertoto che oltretutto ha costretto gli azzurri a una preparazione anticipata, è deludente; in campionato la situazione appare via via sempre più compromessa. L'8 marzo del 2009 Edy Reja viene sollevato dall'incarico dopo più di quattro anni, lasciando con un totale di 193 partite tra campionati e coppe: 94 vittorie, 53 pareggi, 46 sconfitte.

Edy Reja ai tempi del NapoliGetty Images

Roberto Donadoni

Il sostituto di Reja è nientemeno che Roberto Donadoni, reduce da nove mesi di inattività dopo un biennio alla guida della Nazionale culminato con l'eliminazione ai quarti di finale di Euro 2008, dove gli azzurri sono caduti ai rigori contro la Spagna che si prepara a dominare il mondo. Prima dell'Italia Donadoni ha fatto benissimo alla guida del Livorno, portandolo a ridosso della zona europea e valorizzando una squadra tutt'altro che eccezionale sulla carta.

C'è dunque la ferma convinzione che sia lui l'allenatore per il futuro, e questa non vacilla nonostante dal suo insediamento il Napoli sia protagonista di un finale di campionato da incubo: in 11 partite gli azzurri conquistano appena 2 vittorie, piazzandosi al 12esimo posto in classifica, ma appare evidente che il nuovo allenatore paghi anche colpe non sue. Così Donadoni viene confermato anche per la stagione 2009/2010, che però continua sulla falsariga della precedente nonostante l'arrivo di Fabio Quagliarella che ha generato entusiasmo in città.

Dopo aver conquistato 7 punti nelle prime 7 giornate Donadoni viene sollevato dall'incarico in seguito alla sconfitta 2-1 patita in casa della Roma: lascia con 19 partite in cui sono arrivate 5 vittorie, 6 pareggi e 8 sconfitte.

Roberto Donadoni ai tempi del NapoliGetty Images

Walter Mazzarri

Non sempre cambiare allenatore sortisce gli effetti sperati, ma si può senz'altro dire che quello che accade con l'arrivo in panchina di Walter Mazzarri ha del miracoloso: il tecnico torna dopo dieci anni nella città dove aveva operato da vice di Renzo Ulivieri per una stagione, ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto composto da salvezze storiche con la Reggina e piazzamenti europei con la Sampdoria, ma in pochi possono immaginare quanto importanti saranno le pagine che scriverà nella storia del Napoli.

Sotto la sua guida la squadra cambia immediatamente registro, conquistando un pari e ben tre vittorie nelle prime quattro partite tra cui un bellissimo successo 2-3 a Torino contro la Juventus. La squadra vola e si compatta, e al termine del campionato infrange il record di punti degli azzurri in A e centra un sesto posto che vale la qualificazione all'Europa League. La stagione successiva va ancora meglio: anche se il cammino europeo è deludente, in campionato il Napoli - che ha rimpiazzato Quagliarella con Cavani dal Palermo - si piazza al terzo posto dietro le milanesi, dimostrando che Mazzarri è l'uomo giusto per quella crescita graduale auspicata da De Laurentiis. 

La stagione 2011/2012 sarà un'altra annata da ricordare: vero è che il Napoli ottiene in Serie A soltanto un quinto posto, ma il ritorno nella massima competizione europea regala emozioni indescrivibili al popolo partenopeo, che vedrà la propria squadra superare un difficile girone comprendente Bayern Monaco, Manchester City e Villareal per arrendersi soltanto agli ottavi di finale contro i futuri vincitori della Champions League del Chelsea, addirittura sconfitto 3-1 nella gara di andata prima di un ritorno a Londra che vede i Blues imporsi 4-1. Vincendo la Coppa Italia (2-0 in finale contro la Juventus campione d'Italia) il Napoli torna ad alzare un trofeo dopo vent'anni.

C'è entusiasmo in città, e la quarta stagione di Mazzarri porterà ad un secondo posto nella Serie A 2012/2013, con l'esplosione definitiva del bomber Cavani e il lancio in prima squadra di Lorenzo Insigne. Verso la fine della stagione emerge però una differenza importante di vedute tra De Laurentiis e l'allenatore, che lamenta la mancanza di investimenti per rinforzare la rosa e viene avvicinato dall'Inter. Il contratto in scadenza e non viene rinnovato, così Mazzarri lascia dopo un totale di 182 partite tra campionato e coppe varie: le vittorie sono 89, i pareggi 50 e le sconfitte 43.

Walter Mazzarri ai tempi del NapoliGetty Images

Rafa Benitez

Per rilanciare le ambizioni del suo Napoli, Aurelio De Laurentiis decide di rivolgersi a un allenatore dal profilo internazionale di grande spessore e la scelta ricade sullo spagnolo Rafa Benitez, già vincitore della Champions League alla guida del Liverpool e reduce da un'esperienza al Chelsea. In Italia lo spagnolo ha già allenato proprio l'Inter dov'è finito Mazzarri, non riuscendo mai a creare il giusto feeling con la società, ma in casa Napoli c'è la convinzione che si tratti dell'uomo giusto per ripartire.

Benitez fa arrivare i connazionali Reina, Albiol e Callejon, mentre Cavani - trasferitosi al PSG - viene rimpiazzato con Gonzalo Higuain. A discapito della grande esperienza continentale del tecnico spagnolo il Napoli, inserito in un difficile girone comprendente Arsenal, Borussia Dortmund e Olympique Marsiglia, viene immediatamente eliminato in Champions League, anche se il terzo posto arriva soltanto per la classifica avulsa. In campionato la squadra torna nelle primissime posizioni, piazzandosi al terzo posto dietro la Juventus di Conte, capace di conquistare ben 102 punti, e la Roma-rivelazione di Rudi Garcia. 

Il buon cammino in Serie A e soprattutto la vittoria della Coppa Italia in finale contro la Fiorentina valgono la riconferma di Benitez, che però nella stagione successiva delude completamente le aspettative del presidente: in Champions League gli azzurri vengono eliminati ai play-off validi per la qualificazione ai gironi e vengono retrocessi in Europa League, dove cadono clamorosamente in semifinale contro i modesti ucraini del Dnipro. In campionato il Napoli ottiene appena il quinto posto, e non basta la vittoria della Supercoppa Italiana - conquistata ai rigori contro la Juventus - per salvare il tecnico spagnolo, che annuncia a fine stagione che non rinnoverà il contratto in scadenza.

Lo attende il Real Madrid, e mentre il Napoli si mette alla caccia del suo successore Benitez saluta dopo due stagioni e altrettanti trofei: 112 partite, 59 vittorie, 28 pareggi e 25 sconfitte. 

Rafa Benitez alla guida del NapoliGetty Images

Maurizio Sarri

Sorprendendo tutti, forse persino se stesso, Aurelio De Laurentiis sceglie come sostituto di Benitez, figura di spessore internazionale, il quasi sconosciuto Maurizio Sarri, allenatore con una lunga gavetta nel calcio minore ed emerso alla guida dell'Empoli, che ha portato alla salvezza in Serie A mettendo in mostra un gioco molto brillante. Il nuovo allenatore arriva con la ferma convinzione di schierare gli azzurri partenopei con lo stesso modulo con cui giocavano gli azzurri toscani, e cioè il 4-3-1-2, ma dopo alcune prestazioni poco convincenti passa con convinzione al 4-3-3 che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Le tre stagioni in cui Maurizio Sarri resterà alla guida del Napoli sono storia recente del nostro calcio: contro ogni pronostico il tecnico campano - nato a Napoli ma cresciuto tra Lombardia e Toscana - porta la squadra stabilmente tra le prime posizioni della Serie A, centrando un secondo posto all'esordio e riuscendo poi a confermarsi nonostante la dolorosa partenza di Gonzalo Higuain, esaltato dal suo gioco al punto da battere il record di gol stagionali che in Italia resisteva dai tempi di Gunnar Nordahl. Per farlo trasforma il belga Mertens in uno dei più grandi bomber in circolazione.

Con Callejon, Insigne e Hamsik il Napoli mostra a lungo il gioco più bello d'Italia, qualcosa di mai visto che fa stropicciare gli occhi ai tifosi e conquista anche gli addetti ai lavori, che coniano il termine "Sarrismo" per definire uno stile calcistico a cui manca soltanto una vittoria importante per entrare nella storia. L'occasione giusta sembrerebbe l'ultima stagione, che vede il Napoli a lungo in testa alla classifica lottare disperatamente per staccare la Juventus. Nel finale però emergono i limiti di una rosa troppo corta e anche quelli di un tecnico che per volontà o necessità punta sempre sullo stesso zoccolo duro. Il sogno-Scudetto sfuma comunque soltanto nelle battute finali, lasciando l'amaro in bocca a tutti e risultando poi in un divorzio improvviso: si chiude così il rapporto tra il Napoli e Sarri, che ha guidato i campani in 148 partite vincendone 98, cioè il 66,2% del totale. Questo fa di lui il tecnico più vincente tra tutti quelli che De Laurentiis ha avuto alle proprie dipendenze.

Maurizio Sarri allenatore del NapoliGetty Images

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