Inside the Cage: luoghi comuni e credenze popolari sulle MMA

Le arti marziali miste possono essere lo sport del futuro? Questo il quesito che ci poniamo nel nuovo episodio di Inside the Cage.

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Le MMA sono senza dubbio lo sport del momento. L'idea di uno scontro duro e a tratti primordiale, seppur altamente regolamentato, rappresenta da sempre uno degli spettacoli più graditi alla platea urlante. Sin dai tempi più antichi, dall'epoca greca fino a quella romana, il grande pubblico ha gioito euforicamente di fronte alle gesta di guerrieri pronti a mettere in gioco addirittura la loro vita, che sia per necessità, obbligo, istinto o mero piacere personale. In questo episodio di Inside the Cage, tuttavia, ci soffermeremo sul perché le arti marziali miste rappresentano uno sport dal grosso seguito, pur trovandosi di fronte a una forte opposizione portata avanti dai detrattori che le considerano uno sport violento.

Rappresentazione pancraziowebmuseen.de
Una rappresentazione del pancrazio su un vaso dell'epoca greca.

E noi, siccome già vi vediamo pronti a chiedercelo, vi rispondiamo in maniera chiara: sì, le MMA sono violente. Sono violente in senso di spettacolo, di confronto, di impatto visivo, ma non nell'atteggiamento. Bisogna scindere infatti la questione dell'atteggiamento violento, che porta dentro di se tutta una serie di concetti prevaricativi che nulla hanno a che fare con i valori sportivi che nelle mixed martial arts sono insiti. Certo, gli idioti - passateci il termine - ce li troviamo di fronte anche dentro l'ottagono, ma sono decisamente di più gli esempi positivi in una disciplina in cui i gomiti del ground and pound rappresentano probabilmente l'unico ostacolo allo sdoganamento del movimento verso il pubblico mainstream, non abituato ad un concetto così crudo.

UFC ground and poundGetty
Una azione di ground and pound, immortalata in occasione di UFC Fight Night London: Werdum vs Volkov.

Eppure pensate che nelle MMA non vi è né conteggio né possibilità di rientro dopo un'intromissione dell'arbitro, in quanto l'incolumità degli atleti rappresenta la priorità assoluta in un confronto simile. Ecco perché non è raro assistere a contese stoppate dopo un knockdown ed una leggera scarica di ground and pound, in cui il danneggiato non ha effettuato un fight back pur essendo concretamente nel match. Le polemiche scaturite per bocca dei suddetti combattenti non fanno altro che confermare questa tesi, rendendo di conseguenza sport come la boxe, la kickboxing, la muay thai e magari anche il rugby e il football assai più deleteri sul piano fisico e neurologico.

UFC ExpoGetty
Una fila di fan in coda per entrare alla "UFC Fan Experience", manifestazione che si tiene in occasione dell'International Fight Week.

La provocazione: come rendere le MMA mainstream?

Il metodo per rendere le arti marziali miste più accessibili e somministrabili al pubblico più impressionabile, nonché di più facile inserimento in fasce orarie e piattaforme generaliste, sarebbe - a detta di molti stolti - quello di abolire del tutto il ground and pound. Peccato però che un regolamento del genere esista già, nella disciplina conosciuta come shoot boxe. Ora, avete mai sentito parlare della shoot boxe? Qualora la risposta fosse negativa, avrete già avuto una risposta.

Nell'ultimo periodo UFC ha spinto molto - con risultati altalenanti - sul dualismo tra un piano sportivo e uno stile comunicativo e di storytelling simile a quello del pro-wrestling, con la WWE che rappresenta ovviamente la massima espressione per la commercializzazione dei propri personaggi e la valorizzazione del proprio brand. Ecco perché l'Ultimate Fighting Championship, con l'arrivo al timone di WME-IMG - talents management fortemente radicato nel mondo dello spettacolo - ha spinto particolarmente su questa leva, facendo storcere un po' il naso ai puristi ma attirando non pochi fans casuali in più.

Risultato? La spasmodica e quasi morbosa ossessione per Conor McGregor, vera e propria icona mediatica delle MMA dell'ultimo quadriennio, ha portato UFC a valorizzare atleti dallo spiccato carisma e dalla forte personalità, così come lo erano stati prima dell'irlandese i vari Michael Bisping e Ronda Rousey. Ultimo, in ordine di tempo, è stato l'inglese Darren Till, protagonista del main event del prossimo weekend in quel di Liverpool - nell'evento che vedrà l'esordio in UFC di Carlo Pedersoli - e britannico dallo spiccato estro e dall'hype pazzesco. Il match contro Stephen Thompson, a prescindere dal risultato, lo eleverà probabilmente ad alternativa inglese al già citato McGregor, staccando parzialmente il cordone ombelicale che sembra strangolare tuttora la promotion più importante al mondo.

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