NBA, gare tre a senso unico: i Cavs dominano, Curry spacca la partita

I Cavs approfittano dell'assenza dei Celtics per dominare, Curry batte il primo colpo e i Warriors surclassano i Rockets.

Curry vince il duello con Harden Getty Images

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Le finali di conference NBA hanno cambiato i rispettivi campi e nel viaggio hanno lasciato ben due giorni di assoluto riposo, senza troppi spunti interessanti che non fossero la necessità di vittoria per Cleveland e la curiosità di come sarebbe andata una terza partita alla Oracle in uno scontro a viso aperto. Sebbene quelle di gara tre non possano essere considerate ancora come indicazioni definitive, hanno dato un lascito che fa perlomeno sperare in qualcosa di più agguerrito in vista del quarto atto, potenzialmente molto più tranciante nel suo esito.

A Cleveland sostanzialmente non c’è mai stata partita. I Celtics hanno iniziato con inusuale e poco comprensibile indolenza, non attaccando mai con costrutto e soprattutto non mettendo in campo una singola giocata di energia, fosse questa una penetrazione al ferro, un passaggio o un rimbalzo. L’emblema arriva sul finire del primo quarto quando Rozier chiude il palleggio in ala per passare, Smart si fa timidamente vedere tenendo dietro James, ma scary Terry ci mette tre finte di troppo e alla quarta è un giochetto per LBJ toccarla e aprire il contropiede. Di certo ci si poteva aspettare una vittoria dei Cavs, magari anche roboante nel risultato o nella sostanza, ma non di certo vedere una partita finire con pochi minuti sul cronometro del primo quarto, perché è stato un dejavu al contrario di gara 1, ovvero quelle serate in cui percepisci che chi prende l’imbarcata iniziale non ha mezzi o voglia per ribaltarla.

Il discorso è diverso per la beneficiata dei Warriors ai danni dei Rockets. Lì la partita c’è stata perlomeno per un tempo, dove i Warriors con due parziali nel primo quarto hanno preso in mano la questione, rispondendo a un inizio letargico che ha concesso ben quattro layup o schiacciate in altrettanti canestri iniziali. Pian piano il divario si è aperto, anche grazie a un Curry più coinvolto nonostante una partenza difficile da 1-6 da tre punti (due clamorosamente aperti) e il 38-18 dell’ultimo quarto, paradossalmente, servirà a gettare più benzina sulle motivazioni texane per il nuovo episodio.

George Hill impatta per i Cavs in gara 3Getty Images

NBA: Cavaliers a valanga, Celtics non pervenuti

Nel secondo atto di Boston George Hill e JR Smith in coppia avevano prodotto la miseria di 3 punti, venendo dominati dalla coppia Brown-Rozier e avevamo detto che senza l’aiuto del supporting cast, LeBron non avrebbe potuto scalare da solo la montagna biancoverde. Hill ha così aperto con 11 punti nel solo primo quarto (chiudendo poi a 13) e dimostrando non solo un autocoinvolgimento, ma anche una mira finalmente degna di una conference final NBA. Smith ha perlomeno segnato tre tiple sulle quattro tentate, ovvero quello che per i Cavs fa tutta la differenza del mondo. C’è un abisso tra il 17-34 (7-8 della coppia Korver-Smith) di gara tre e il 14-57 delle prime due, soprattutto perché nel primo quarto James ha segnato la strada non realizzando i 21 punti dell'ultima uscita, ma coinvolgendo i compagni e usando il suo laser per trovarli dietro la linea del tiro da tre.

È difficile valutare quanto gli aggiustamenti di Lue come i maggiori minuti a Lance in marcatura su Horford, la presenza di Thompson e le ottime percentuali trovate, siano stati la vera chiave del match. Questo sarà molto interessante da capire in gara 4, dove i Celtics giocheranno sicuramente un’altra partita per poi provare a chiuderla in casa, ma soprattutto non vorranno dare gas agli avversari in vista di gara cinque. Lì davvero vedremo se gli aggiustamenti tattici daranno i loro frutti, perché per Boston è solo una questione di approccio e questa squadra senza quello non può giocarsi una finale NBA.

Curry's houseGetty Images

Bentornato Steph!

Dire invece che ci saremmo aspettati una beneficiata di tali proporzioni per i Warriors è davvero impossibile. Questa è stata la più larga vittoria della storia nei playoffs per i Warriors e al contempo la peggior sconfitta per i Rockets, nonchè il maggior passivo assoluto subito da una squadra con almeno 65 vittorie in regular season. Il terzo atto della serie non ha vissuto a senso unico per tutto il match e questo depone a favore della possibilità di rifarsi per i Rockets in gara quattro, ma sicuramente il tabellino finale è pesante. Da Houston sono certi (e forse non ci volevano loro) che senza un apporto master da Harden e un’ottima prestazione sia di Paul che di uno tra Gordon e Ariza, i Rockets non possano permettersi referti positivi soprattutto in trasferta, essendo perfettamente consci che i Warriors, di contro, possano concedersi una star sotto il par mantenendo credibili possibilità di vittoria (vedi gara 1).

Nel momento in cui si accende la spia del calore anche di Curry (18 nel solo terzo quarto), diventa difficile competere anche al 100% del rendimento per i Rockets, che perseguono la loro tattica di attaccare Steph sui cambi, traendone evidenti vantaggi, ma se poi non hanno possibilità di arginarlo dall’altra parte, diventa un saldo difficile da far quadrare. Con Durant e Curry in campo i Warriors sono a +22, mentre con uno dei due in panchina ci aggiriamo a un "misero" +5/+7. Questo significa che nella serie non è necessario che sempre tutti e due siano nella versione acceleratore pigiato, bensì che già solo la reciproca presenza apra spazio per l’altro e quando ne arrivano 38 o 37 da Durant ci sono ottime probabilità di vincere, ma quando ne arrivano 35 in casa da uno Steph in difficoltà, la Oracle esplode e con loro le idee di vittoria di D'Antoni. È certo che Mike giocherà nello stesso modo gara 4 dal punto di vista tattico, sperando di trovare le stesse risposte balistiche di gara due.

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