Iniesta, ti ricordi l'esordio? Il debutto dell'Illusionista col Barça

Era il 22 ottobre del 2002: l'inizio dell'ascesa di uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio

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“Ho visto Iniesta giocare”. Fortunato è chi potrà dire questa frase nel giorno del suo addio al Barcellona. Uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio lascia i blaugrana, la sua casa, per andare a chiudere la carriera chissà dove, forse in Giappone, forse in Cina. Diventerà ambasciatore di dribbling e possesso palla, insegnerà come tenere incollato il pallone ai piedi a chi al pallone si sta appassionando solo ora. 

L’Illusionista debutta con la maglia del Barcellona il 29 ottobre del 2002, in Champions League, sotto la guida di Louis van Gaal, contro il Bruges. Un anno dopo ecco anche 11 partite e un gol in Liga. Da lì inizia la sua scalata. I metodi olandesi, l'idea di calcio totale, Rijkaard come nuovo allenatore, poi l’era Guardiola. Un modo di giocare cucito addosso a lui dal miglior sarto in circolazione.

Piange Andrés Iniesta, perché lascia la sua squadra del cuore dopo 22 anni. Mica è facile. Contro il Siviglia la sua ultima partita con la maglia che lo ha portato ad essere uno dei centrocampisti migliori al mondo. Lacrime, pozione magica di un calcio romantico e affascinante. E pensare che sempre con gli occhi lucidi era iniziata la storia di Don Andrés al Barcellona. Il cerchio si chiude.

Iniesta, BarcellonaGetty Images
Iniesta, l'addio al Barcellona dopo 22 anni

Iniesta, l’esordio con il Barcellona: l’inizio di una carriera strepitosa

È il 1996: Andrés Iniesta ha 12 anni e gioca con l’Albacete. In un torneo giovanile viene notato da alcuni scout del Barcellona: lo vogliono. Piange la sua famiglia, versa lacrime perché sono costretti a salutare il proprio figlio che insegue un sogno. Lo lasciano andare: si rivelerà la miglior scelta che potessero fare. Non sono giorni facili per il ragazzo, lontano da casa.

Ho provato una sensazione di abbandono e nonostante sia passato tanto tempo mi sembra ancora di provarla. Volevo stare lì, sapevo che era la cosa migliore per la mia carriera, ma mi mancava la famiglia. Non sentirli e non vederli per tutto quel tempo è stato molto duro.

Poi il piccolo Iniesta inizia a fare magie in campo: tutti capiscono che si tratta di un predestinato. Gioca due stagioni nel Barcellona B, poi a 18 anni ecco l’esordio tra i grandi. In Champions League, sotto la guida van Gaal, contro il Bruges il 29 ottobre del 2002. La qualificazione nella fase a gironi è assicurata, il tecnico olandese manda in campo una formazione piena di giovani per valorizzarli. Segna Riquelme, ma nessuno se lo ricorda.

Quel giorno di ottobre passa agli annali come l’esordio di Iniesta. Il futuro illusionista del centrocampo blaugrana. Un anno dopo colleziona 11 presenze in Liga e il suo primo gol. Dalla stagione 2004/2005 eccolo lì in mezzo al campo, titolare. Diventa il centro di gravità del Barcellona.

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Grazie Don Andrés

Fa tutto bene, con semplicità. A volte sembra non stia facendo niente, invece fa tutto. Tutto è diverso con Andrés. La cosa più difficile nel calcio è far sembrare tutto semplice, naturale. Questo è Andrés.

Una frase di Lionel Messi. Probabilmente anche la Pulce con la sua classe immensa, senza il giocatore numero 8 alle spalle, non avrebbe segnato quella marea di gol. Sono 674 le presenze totali di Iniesta con la maglia del Barcellona. Quattro Champions League, 2 Supercoppe UEFA, 3 Coppe del Mondo per club, 8 titoli in Liga, 6 Coppe del Re, 6 Supercoppe di Spagna, 1 Coppa del Mondo, 2 Europei. Niente Pallone d’Oro. Pazienza. Lui ha avuto il mondo sotto i tacchetti dei suoi scarpini. E nessuno gliel’ha mai tolto, nessuno glielo toglierà.

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