Mondiali, da Rahn a Gotze: chi segna il gol decisivo cade in disgrazia

Dal 1954 al 2014 la Germania è diventata campione del mondo quattro volte. Chi ha segnato il gol decisivo è sempre caduto in disgrazia, sul campo e anche nella vita.

Gotze gol Getty Images

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Si può sognare una maledizione? Fare di tutto per esserne colpiti? In linea di massima no. Eppure, evidentemente, c'è un'eccezione. Perché in Germania, alla faccia della scaramanzia, sognano tutti di attirare su di sé la sfortuna. Per scatenare la maledizione, infatti, bisogna prima farsi travolgere dalla gloria. E allora si è pronti a correre il rischio.

La storia parla chiaro e dice che quando la Germania vince i Mondiali, lo fa imponendosi in finale con un solo gol di scarto: 3-2 nel 1954 contro l'Ungheria, 2-1 nel 1974 contro l'Olanda, 1-0 nel 1990 contro l'Argentina e un altro 1-0 nel 2014 sempre contro l'Albiceleste. Ogni volta c'è quindi stato un eroe nazionale. Anzi, un eroe mondiale.

Quattro giocatori uniti da quattro gol e da quel destino comune. Da Helmut Rahn a Gerd Müller, passando per Andy Brehme fino ad arrivare a Mario Götze. Tutti loro hanno regalato il titolo alla Germania. Ognuno di loro ha deciso la finale dei Mondiali. Tutti e quattro però successivamente sono andati in grave difficoltà.

Mondiali, la maledizione tedesca: chi segna il gol decisivo si rovina

La notizia della settimana riguarda infatti proprio Mario Götze. A soli 25 anni è stato fatto fuori da Löw. Il commissario tecnico tedesco ha deciso di non inserirlo nella lista dei 27 preconvocati per i Mondiali in Russia. In realtà più che una notizia è stata una conferma. Perché già a marzo Götze era rimasto a casa.

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Il problema però non è nuovo. Da quel gol segnato all'Argentina, infatti, Mario è calato. Giorno dopo giorno, partita dopo partita. I numeri lo inchiodano: nel 2012-13, la sua ultima annata al Borussia Dortmund, faceva in media 22,3 scatti a partita, attualmente non va oltre i 12. Calata anche la velocità media (da 33 a 30 km/h) e di conseguenza la percentuale di dribbling riusciti (da 53% a 44%). Anche sotto porta il calo è evidente. Nei quattro campionati che vanno dal 2014 al 2018, quindi dopo il suo gol nella finale dei Mondiali brasiliani, Götze ha segnato appena 15 gol. Dal 2010 al 2014 ne aveva segnati più del doppio (32). Eppure alla sua età dovrebbe essere in fase crescente, non calante. La malattia, che lo ha tenuto fermo per oltre sei mesi l'anno scorso, è una giustificazione solo in parte. Già prima, infatti, Mario era in calo. Con Guardiola al Bayern non giocava e anche col Borussia fa fatica. Ha perso lo spunto, ha perso lo smalto, ha perso la convocazione.

Il gol di Mario Gotze ai Mondiali del 2014Getty
Il gol di Mario Gotze ai Mondiali del 2014

Come detto però la storia di Götze non sorprende. È una conferma. La maledizione dura e resiste dal 1954. In quell'edizione la Germania vinse contro l'Ungheria per 3-2. Decisiva la doppietta di Rahn. Diventato eroe nazionale però Rahn ha perso la testa.

Chiunque mi incontrasse per strada mi offriva una birra. E come si fa a rifiutare una birra offerta?

Troppo alcol, troppi pochi allenamenti. Si perde il contatto con la realtà. A tre anni da quella sua doppietta venne arrestato perché trovato completamente ubriaco al volante. Prese perfino a pugni gli agenti che lo avevano fermato. Tre anni dopo stessa scena e altre tre settimane in cella. Non si è mai ripreso.

La nazionale tedesca campione del mondo nel 1954Getty
La nazionale tedesca campione del mondo nel 1954

Tristemente simile la storia di Gerd Müller. Lui, il miglior attaccante tedesco della storia, ha segnato 365 gol in Bundesliga, ben 97 in più rispetto a Klaus Fischer, secondo nella classifica all time. Fu lui (e chi sennò?) a segnare il gol decisivo nei Mondiali del 1974. Quell'anno la Germania, paese ospitante, vinse 2-1 contro l'Olanda. Dopo quella rete le statistiche di Müller calarono ma continuò a segnare tanto. Anche lui però perse il senso della realtà.

Chi segna la rete decisiva nella finale dei Mondiali raggiunge l'apice. Più su non si può arrivare. Poi però si passano le giornate a non fare nulla e si cade, finendo all'inferno. Senza i miei amici non sarei riuscito a venir fuori da quella situazione.

Gerd Muller e Paul BreitnerGetty
Gerd Muller e Paul Breitner

Gerd accettò il consiglio di Hoeness, Beckenbauer e Rummenigge di farsi curare. Andò in riabilitazione e si fece aiutare da uno psicologico. Ritiratosi dal calcio, il vecchio Bomber der Nation era infatti stato visto più volte vagare, completamente ubriaco, per il centro sportivo del Bayern Monaco. Rovinava la sua immagine, rovinava la sua vita.

Il gol di Andy Brehme nel 1990Getty
Il gol di Andy Brehme nel 1990

Infine la tragica storia di Brehme. Dopo il gol segnato all'Argentina nel 1990 anche lui, come i suoi predecessori, ha avuto problemi d'alcol. Per questo gli è stata tolta la patente. Andy però non si è limitato a questo. Ha perso tutti i suoi risparmi al punto che Franz Beckenbauer (ct nel 1990) lanciò un appello per aiutarlo. Un suo ex compagno di squadra gli propose di lavorare nella sua impresa di pulizie. Perché quel gol, evidentemente, gli aveva fatto perdere la testa. A lui, e agli unici altri tre tedeschi in grado di arrivare così in alto. Eppure in Germania sognano ancora tutti di decidere i Mondiali con un gol. Quasi a sfidare la maledizione.

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