Bojan Krkic, l'ansia lo soffoca: "Non interessa a nessuno"

L'ex bambino prodigio del Barcellona, tradito da testa e Federazione, racconta i suoi attacchi d'ansia ed una carriera in crollo verticale a nemmeno 28 anni.

Bojan Krkic Getty Images

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È difficile aspettarsi una carriera del genere, quando il Barcellona decide di farlo esordire tra i grandi a 17 anni battendo il record di Lionel Messi. Eppure Bojan Krkic, che nella cantera blaugrana ha messo a segno qualcosa come 900 gol spalmati su tutte le categorie giovanili, adesso è costretto a girare l'Europa alla ricerca della forma migliore. L'ultima tappa è Vitoria, con la maglia dell'Alavés, dopo un girovagare che l'ha portato anche in Italia, Inghilterra, Germania e Olanda.

Il suo declino si è manifestato nelle ultime stagioni, ma il calciatore spagnolo non ha ancora compiuto 28 anni. In un'intervista rilasciata al Guardian, però, svela i motivi che hanno portato la sua parabola verso il basso:

Io amo il calcio e l'amerò per sempre, ma non c'entra nulla con quello che è successo. Soffro di attacchi d'ansia e l'inizio della mia carriera professionistica ha reso più evidente questo problema. Stava andando tutto bene, almeno così sembrava all'esterno, ma io stavo male. E convivere con l'etichetta di "nuovo Messi" non è stato semplice.

È successo tutto troppo in fretta, stando a quello che dice Bojan. L'esordio in Liga, a cui ha fatto seguito quello in Champions League pochi giorni dopo, hanno portato all'inevitabile attenzione da parte della Spagna, che si accorge di lui dopo il Mondiale Under 17:

La mia vita è cambiata all'improvviso. Prima del Mondiale Under 17 nessuno mi riconosceva, subito dopo non potevo nemmeno camminare per strada. Questa situazione ha amplificato un problema che ho sempre avuto: mi girava la testa per 24 ore al giorno, mi hanno messo sul lettino del fisioterapista anche prima di Spagna-Francia. Lì ho capito che avrei dovuto curarmi.

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Bojan e la Spagna, un rapporto sempre controverso

Bojan, gli attacchi d'ansia tra Barcellona e Nazionale

L'episodio del prepartita contro la Francia ha aperto una serie di casi-Bojan. Gli attacchi d'ansia sono stati mascherati da altre giustificazioni, del tutto inventate per nascondere il problema, anche con il benestare della Federazione:

Un giorno ero in vacanza, un altro avevo la gastroenterite. Tutte scuse per non parlare dei miei attacchi d'ansia. Al mondo del calcio non interessa, devi sempre andare a mille all'ora e non si accettano problemi comuni a tutti gli esseri umani. La mia esperienza al Barcellona e l'etichetta che mi era stata assegnata, poi, non mi hanno permesso di affrontare il tutto con serenità.

Nonostante ciò, la Spagna l'ha sempre tenuto in considerazione, dai giocatori allo staff tecnico, al punto da prendere a cuore la sua questione nei momenti successivi a quella crisi contro la Francia. Poi la polemica di Euro 2008:

Aragonés sapeva tutto, Hierro mi chiamava diverse volte prima di una partita per chiedermi come stessi. Poi è arrivato il momento delle convocazioni per l'Europeo, mi inserirono nella squadra per Austria-Svizzera ma fui costretto a rifiutare per curarmi. Il giorno dopo i giornali titolarono: "La Spagna chiama, Bojan dice no". Passai per un disertore, solo la Federazione avrebbe potuto mettere in giro una voce così distorta.

Spagna 2008centrocampista.com
La Spagna vince Euro 2008, Bojan rimane a casa

L'ex prodigio del Barcellona dice che c'è ancora gente che gli chiede il perché di quel rifiuto, ma anche lui ha mascherato gli attacchi d'ansia per non farli passare come una giustificazione nel momento più alto della sua carriera. La scelta migliore, anche se sofferta, è stata quella di lasciare la Catalogna.

Addio alla Spagna, Bojan parte per l'Europa

Una situazione insostenibile, quella vissuta a Barcellona, ma anche delle sensazioni che portano Bojan ad aprire gli occhi. Come il discorso con Thierry Henry, che gli ha fatto capire quanto fosse stato fortunato fino a quel momento:

Thierry mi disse che era venuto a Barcellona per vincere qualcosa di importante a livello europeo. Ci è riuscito dopo aver superato i 30 anni, mentre io ero lì con lui ad alzare la Champions League a nemmeno 19 anni. Mi sono reso conto di quale fortuna avessi avuto e non volevo sprecarla. Mi serviva un'occasione per continuare a giocare: sono sempre stato coerente, ho scelto di mettermi in gioco piuttosto che rimanere ai margini del Barça.

Bohan Krkic Thierry HenryGetty Images
Bojan parla con Henry, un punto chiave del suo addio al Barcellona

Così Bojan ha lasciato il Camp Nou: Roma e Milan in Italia, Ajax in Olanda, Stoke City in Inghilterra e Mainz in Germania, prima di tornare in Spagna per giocarsi le sue carte all'Alavés. Qualche tifoso ha sostenuto che se fosse stato più cattivo e affamato avrebbe fatto una carriera degna delle aspettative, ma lui la guarda da un altro punto di vista:

Mi hanno detto che se fossi stato più "hijo de p**a", a quest'ora sarei ancora sul tetto d'Europa. Io invece credo che ognuno dovrebbe immedesimarsi in quello che i calciatori attraversano: non siamo delle macchine, siamo esseri umani e ognuno ha la propria sensibilità. Al netto di quello che ho passato, ritengo che siano molto più importanti le esperienze che ho fatto piuttosto che i trofei che ho vinto. Solo questa chiave di lettura mi ha permesso di continuare ad amare il calcio.

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