La grazia e l'estasi: il gol di Baggio ai Mondiali di Italia '90

Il dribbling alla Cecoslovacchia è un meraviglioso balletto che fa innamorare milioni di italiani. In quel Mondiale non ci sarà il lieto fine ma l'amore per Baggio ormai era scoppiato.

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Italia '90 per noi è una delle delusioni più grandi della storia dei Mondiali. Avevamo una squadra composta da calciatori che dettavano legge in Europa con i club, sorprese clamorose che in quel mese hanno vissuto un momento di grazia e un giovane campione per il quale nutrivamo grandi speranze.

Quel campione era Roberto Baggio, uno dei più grandi numeri 10 della nostra storia che in quel campionato del mondo dimostrò a tutti la classe sopraffina che lo contraddistingueva.

L'esempio più brillante di questa classe Baggio lo mostrò a tutti la sera del 19 giugno 1990, sul prato del'Olimpico, nella partita contro la Cecoslovacchia, la terza del girone iniziale.

Baggio illumina i Mondiali: un dribbling che nessuno può dimenticare

L'Italia di Vicini aveva tutto. Un portiere, Zenga, il migliore della sua epoca. Una difesa imperniata su Baresi e Bergomi, due mastini senza pause. A centrocampo c'era la lucida regia di Giannini, la corsa a perdifiato di De Napoli e la forza di Ancelotti. In attacco Vialli era il miglior centravanti in circolazione, Serena di testa le prendeva tutte e trovammo per caso anche Schillaci come bomber implacabile. In una squadra del genere forse serviva solo un grande numero 10, uno di quei calciatori che stavano scomparendo ma che in quel momento erano ancora capaci di indirizzare una partita.

Roberto Baggio e l'Italia, un amore enorme con tanti momenti indimenticabiliGetty Images
Roberto Baggio ha disputato tre Mondiali con l'Italia: Italia '90, USA '94 e Francia '98

Arrivati alla terza partita del girone iniziale tutto era andato bene. L'esordio contro l'Austria era stato ostico ma sbloccato dal nuovo idolo, Schillaci, mentre contro gli USA un po' di nervosismo e un rigore sbagliato da Vialli non ci avevano però negato la vittoria per 1-0. Nella terza partita Vicini poteva sperimentare e decise di mettere in campo gli uomini più in forma del momento spinti da tutta l'opinione pubblica: l'attacco italiano per quella partita era formato da Baggio e Schillaci. Al 9' Totò Schillaci mise di testa alle spalle del portiere Stejskal un tiro svirgolato da Giannini. Poi la partita si assopì. Fino al 78'.

Sulla fascia sinistra del centrocampo Roberto Baggio prese palla e chiuse una triangolazione con Giannini. Da qui inizia un balletto leggero e ritmato, in cui il nostro numero 10 salta Kadlec e punta Bilek. Il difensore rincula e Baggio cambia i passi della danza, fintando di andare a sinistra per riposizionare corpo e gambe verso la destra. Quando sposta il pallone, Bilek ormai è in bambola e non può opporsi. Stejskal è enorme ma per Baggio è semplice tirare dove ormai nessuno più indirizza il pallone, in basso sul primo palo.

Non è solo un gol, per l'Italia è un'epifania. In uno dei momenti più importanti della storia del nostro calcio, nel bel mezzo dei Mondiali giocati in casa abbiamo trovato un campione sopraffino. Una fortuna che non poteva abbandonarci. Con lui pensavamo di arrivare lontanissimo, ritornare a Roma qualche settimana dopo per alzare la Coppa. Tutti sappiamo che non è andata così e ancora oggi è difficile capirne i motivi: l'utilizzo troppo ritardato di Baggio contro l'Argentina, la capacità della squadra di Bilardo di irretirci, la troppa tensione dei nostri, il clima sospeso di Napoli, Maradona. Da quel giorno in poi cerchiamo tante spiegazioni senza mai trovare quella che ci può consolare.

Per fortuna quel gol alla Cecoslovacchia non era il capolavoro di una meteora, ma l'espressione del potenziale di un campione, il quale quattro anni dopo, sempre ai Mondiali, sarebbe stato di nuovo lì, con gli occhi degli italiani tutti addosso a farci sperare in una vittoria.

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