Buffon: "Sabato l'ultima con la Juve. Futuro? Ho proposte stimolanti"

Alle 11.30 la leggenda prende parola all'Allianz Stadium per annunciare la sua decisione. Dopo 17 lunghi anni non difenderà più i pali della porta bianconera.

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È arrivato il momento di scegliere cosa fare da grande. O meglio, Gianluigi Buffon questa decisione l'ha già presa da tempo in cuor suo, ma oggi, nella conferenza stampa allo Juventus Stadium (inizio ore 11.30), la comunicherà ufficialmente al mondo intero.

E l'unica certezza è che nulla sia precluso prima delle sue parole, a parte il fatto di dire addio alla Vecchia Signora dopo 17 anni di successi.

A 40 anni compiuti lo scorso 28 gennaio, colui che molto probabilmente sarà ricordato come il portiere più forte della storia del calcio (di sicuro tra i migliori di tutti i tempi) ha sempre lasciato aperti spiragli di ogni genere, a partire dall'eventualità di diventare allenatore, ma anche dirigente o direttore sportivo.

Buffon rivela il suo futuro in conferenza stampa

E chi lo sa che il futuro non possa essere ancora con i guanti, a difendere altri pali, diversi da quelli bianconeri a cui si è legato ormai da una vita, magari tentando una nuova esperienza in qualche campionato estero. Niente è escluso, insomma.

In ogni caso, però, come spiegato dallo stesso Buffon in un'intervista rilasciata qualche mese fa, tutto dovrà partire da un concetto tanto semplice, quanto efficace: "Io sono Buffon e voglio essere sempre Buffon, fino all'ultimo giorno".

E a prescindere da quello che succederà nel suo futuro, a partire dalla fine di questo campionato (vinto, tanto per cambiare), difficilmente non sarà così. Perché il nome di Gianluigi Buffon è e resterà per sempre nella storia della Juventus, del calcio in generale e anche di più. In ogni caso è lui stesso a raccontare quali siano i suoi programmi, subito dopo l'introduzione del presidente Andrea Agnelli, che elenca tutti i suoi record raggiunti nei 22 anni carriera :

Una persona altruista, è carismatico, ambizioso, timido, leale, trasparente, sincero, onesto. Un amico. Il capitano. È stato in paradiso, è sceso all'inferno ed è ritornato in paradiso. E noi gente della Juve gli saremo sempre grati. Esclusi i familiari, è stato quello che ha frequentato casa mia più assiduamente. Tutte le decisioni le abbiamo prese insieme. Quello che sappiamo è che la porta della Juventus dalla prossima stagione la difenderà Szczesny. Gigi ha offerte sotto ogni punto di vista e avrà il mio supporto qualunque sia la sua decisione.

Poi tocca a Buffon, visibilmente commosso:

Volevo ringraziare il presidente, perché a parte il ruolo istituzionale per me è qualcosa di più. Abbiamo sviluppato un rapporto unico, di vicinanza, di condivisione e di amicizia. I fattori che hanno fatto sì che tutto ciò accadesse penso che siano quelli dell'onesta e della lealtà, della lotta feroce all'ipocrisia. Questo secondo me è un comune denominatore che ci ha uniti in tutto. Il fatto che lui sia presente insieme all'alta dirigenza della Juve, al mio procuratore, a Chiellini che prenderà i gradi di capitano, per me è un grande onore. Mi fa piacere davvero che siate venuti anche voi (riferito ai giornalisti, ndr), perché alla fine siete necessari, avete un ruolo importante per veicolare determinati messaggi e, al netto delle polemiche e delle incomprensioni, devo dire grazie anche a voi. Per me è una giornata particolare, ricca di emozioni e a cui arrivo con tanta serenità, felicità e appagamento. Questi sentimenti sono figli di un percorso straordinario e bellissimo che ho avuto la fortuna di poter condividere con tante persone che mi hanno voluto veramente bene. Questo bene l'ho percepito giorno dopo giorno e per questo bene ho lottato, cercando di dare il mio meglio. Sabato sarà la mia ultima partita con la Juventus e credo che sia il modo migliore per finire questa grandissima avventura.

E ancora:

È giusto finirla con altre due vittorie importanti e con la vicinanza e l'accompagnamento di Andrea, di tutti quanti, del popolo juventino. La mia paura era di arrivare alla fine della mia avventura con la Juventus da sopportato o da giocatore che aveva fuso il motore. Posso dire che non è così e sono veramente orgoglioso, fino a 40 anni, fino a sabato, di aver potuto esprimere sempre delle prestazioni all'altezza del mio nome e della Juventus. Per me è la più grande gratificazione ed è per questo che arrivo a questo saluto sereno e felice. Non è scontato essere così longevo e performante. Voglio concludere ringraziando la famiglia bianconera, perché credo che la Juve abbia preso all'epoca nel 2001 un talento straordinario (probabilmente sono di parte), però devo anche dire che se questo talento si è tramutato in campione è perché la Juve ha fatto sì che ciò accadesse. Mi ha permesso di fare un ulteriore step in convinzione, mentalità. E se a 40 anni sto qua è solo merito della Juve. La filosofia del club l'ho fatta mia e sono sicuro che la userò in futuro anche nel dopo-calcio, se dovesse servire. L'unico modo che conosco per arrivare a dei risultati e arrivarci con la felicità di aver sofferto, speso ed essersi dannati, gettando il cuore oltre l'ostacolo. Al di là dei soldi, della notorietà, delle coppe è stato il più grandi insegnamento che mi ha dato questo club.

La decisione dopo la fine del campionato

Si parte con le domande dei giornalisti. Che progetti hai per il futuro?

Sabato giocherò una partita, l'unica cosa certa che so di fare. Andrea è a conoscenza di tutto ciò che sta accadendo intorno a me ed è un consigliere di cui non voglio privarmi. Fino a 15 giorni fa era risaputo e certo che avrei smesso di giocare, adesso penso che sono arrivate delle proposte e delle sfide stimolanti sia in campo che fuori. La più importante per il fuori dal campo me l'ha fatta pervenire proprio Andrea e credo che dopo questi 3 giorni, pregni e densi di emozioni, la prossima settimana, dopo altri due o tre giorni di riflessioni prenderò la decisione definitiva e certa, quella di seguire un po' ciò che urla la mia indole e la mia natura.

Hai pensato di non farcela per lo Scudetto dopo il gol di Koulibaly?

Annata davvero snervante e stancante dal punto di vista emotivo, anche perché cominciata troppo presto. Di solito le emozioni più forti le stagioni le riservano da marzo in poi. Quest'anno invece da novembre ci siamo fatti carico di un peso enorme, il fallimento di non andare al Mondiale. Poi stagione con dei bassi clamorosi e inaspettati, ma anche dei picchi incredibili. Questo ha fatto sì che anche la razionalità a volte venisse meno. Qualche perplessità per lo scudetto, dopo Juve-Napoli c'era. Dovevamo capire se eravamo ancora noi e fossimo in grado di ricompattarci, oppure se la sensazione di essersi disuniti di sarebbe protratta. Penso che per l'ennesima volta abbiamo dato una risposta incredibile.

Non è un peccato lasciare adesso? Pensi di lasciare la Juventus più forte di sempre?

La settimana prossima ci saranno le decisioni definitive. Nella mia testa ero un ex giocatore fino a pochi giorni fa e lo avevo accettato con la massima serenità. L'importante era non macchiare questa mia mezza vita, perché ho 40 anni, e deludere le aspettative dei miei compagni e delle persone che hanno creduto in me. Per quel che concerne il discorso se potessi continuare o meno, penso che avendo fatto mio il pensiero della Juventus e avendo condiviso per tutto l'anno le nostre impressioni, sia giusto che la Juve debba programmare il futuro. Sono il primo che lo capisce e che ha pensato che fosse giusto. L'importante per me era finire nel miglior modo possibile e poi non scordiamoci che qui c'è un portiere dal valore eccelso che ha 13 anni meno di me. La Juventus più grande di sempre? Non lo posso dire, mancherei di rispetto a chi ha vinto qualcosa più importante di noi. Forse la più solida, più testarda e più continua sì, lo dicono i risultati.

Dalle opzioni è da escludere l'opzione italiana?

Ci poteva essere, ma sono storie romanzate come ad esempio un ritorno al Parma. Ma lo escludo.

A 32 anni, dopo un Mondiale vinto, si parlava già di un tuo addio...

Quella è stata la svolta. Il momento nel quale tutti, giustamente, pensavano che Buffon avesse finito la sua grande carriera, ho trovato dentro di me e grazie ai miei compagni, la forza per dire che la mia carriera dovesse diventare unica. C'era da darsi da fare, da soffrire, anche se avevo vinto un Mondiale e avevo già fatto tante cose. Questo tipo di obiettivo ha fatto sì che dopo 8 anni siamo qua con tanti trofei in più vinti, con tanta soddisfazione in più. All'epoca forse era impensabile anche per me, ma sono una persona che si nutre di ambizioni e sogni. Per me l'essenza della vita è quella, trovare una sfida. Non importa se la vinci o la perdi. La bellezza sta nel battersi per lei. Questa è l'essenza dello sport.

Qual è il sentimento oggi?

Il sentimento è una grande gratificazione, l'essere gratificato per la vicinanza della società, degli ex compagni, delle persone vicino a me. Per il futuro, probabilmente sono un incosciente, ma non ho paura. Una cosa moderata almeno, penso come capiti a tutti di fronte a un cambio di vita e di abitudini. Vivo di queste cose, vivo per levarmi dalle zone di confort e misurarmi in avventure più complicate che non conosco. Questo per me è un modo per formarsi maggiormente e pesarsi. Le sfide non mi hanno mai fatto paura, ma stimolato.

Domanda ad Agnelli: quale è la proposta arrivta dalla società?

Dal mio punto di vista, qualunque ruolo debba essere ricoperto passa per un'adeguata formazione. L'inizio è stato il prospettare un anno di seria formazione, per avere competenza e consapevolezza per la gestione di un club a 360°. Da lì si può capire quale sia la direzione più giusta da seguire.

Poi ancora a Buffon: quale è il ruolo in cui oggi ti vedresti meglio tra qualche anno?

Per quel che riguarda il fuori campo, penso che un periodo di formazione e presa di coscienza di ciò che significhi stare in società, voglia dire vagliare e capire quali siano gli interessi predominanti. Quindi il tipo di indirizzo specifico da prendere. Per quel che riguarda invece la Nazionale, io ho detto che se Buffon era diventato un problema 3 mesi fa, non oso pensare cosa possa essere 3 mesi dopo. Ipoteticamente anche 6 mesi dopo, un anno dopo, diventerebbe complicato da gestire. Un qualcosa dal quale voglio tenermi lontano, perché non penso di meritarlo. Poi credo che la Nazionale abbia già dei grandi e giovani portieri che hanno bisogno di fare le loro esperienze.

Cosa inciderà sulla tua decisione? Pensi di poter andare a giocare all'estero?

Si va in base a percezioni, a ciò che ti trasmette l'importanza che puoi avere in un certo progetto, gli stimoli che potresti avere. Poi il mio stato di forma fisico. Sono tante le riflessioni che devo fare, senza lasciarmi condizionare dall'impeto e l'esaltazione del momento. Sicuramente non sono uno, come dicevo tanto tempo fa, che vuole o pensa sia giusto che andare a finire la carriera in chissà quale campionato di terza o quarta fascia, perché sono un animale da competizione. E sinceramente in quel contesto non potrei vivere e non mi sentirei a mio agio. Qualunque cosa farò, lo vorrò fare al massimo. Sento sempre in me la volontà di non tradire gli altri e la fiducia che hanno in me.

Sulla eventuale squalifica per i fatti di Madrid?

Penso sia anche giusto per le parole dette dopo. Ma non normale per non il comportamento in campo, perché lì credo che l'arbitro abbia decretato un'espulsione della quale a oggi non capisco ancora la ragione. Con onestà intellettuale, al di là delle mie parole dopo, si dovrebbe capire anche quello di motivo. Per quanto esternato fuori dal campo, invece, come ho già detto, è evidente che io abbia trasceso e di quello ne sono estremamente convinto. In 23 anni di Champions League non sono mai stato espulso o squalificato, avendo sempre una condotta educata e sportiva con tutti. Era una situazione particolare, a distanza di giorni ho detto che il Buffon di quella sera, con i sentimenti e l'animo dilaniato di quel momento, non poteva che dire quelle cose. Passati due giorni, come ho spiegato anche a Le Iene, è chiaro che mi sia dispiaciuto aver offeso l'arbitro, perché alla fine è un essere umano che fa un lavoro difficile. E se lo avessi visto dopo due giorni lo avrei abbracciato chiedendo scusa, ma confermando il mio pensiero riguardo quanto accaduto. Ma niente di più, sono uno che non porta rancore ed è molto sereno in una situazione normale.

Se vai a giocare all'estero, poi torneresti comunque da dirigente?

Che la Juve rappresenti per me una famiglia penso sia sotto gli occhi di tutti. Che io sia onorato di poter essere percepito come uno di famiglia, penso che Andrea me lo abbia fatto sentire con tanta forza. Ma la Juventus è una società che programma il futuro ed è vincente. Se un giorno dovrò essere considerato un elemento sul quale fare affidamento, dovrà essere perché posso spendermi e posso dare qualcosa alla causa: per me la Juventus avrà la precedenza su tutto. Ma non deve essere un qualcosa che deve spettarmi di diritto. Con me la Juve è già in pari, mi ha dato tanto.

Hai pensato a un futuro totalmente lontano dal calcio?

È stata un'annata faticosa, febbraio e marzo sono stati mesi intensi, perché ragionare sul fatto di smettere è qualcosa che ti tocca. Ma da aprile sono tornato leggero e fiducioso, come lo sono stato nei giorni migliori. Questo, grazie all'appoggio di tutte le componenti. In questo periodo ho pensato, anche con il presidente, che se dovessi smettere di giocare, probabilmente anche sei mesi sabbatici non mi farebbero male per far decantare il tutto e poter ripristinare una situazione sentimentale normale, che in questo momento è presa un po' d'assalto da tutto quello che sta succedendo.

L'esperienza inglese di cui hai parlato in passato ti potrebbe orientare verso questa scelta?

Ho detto che ho ricevuto qualche proposta molto interessante. Per il campo e fuori dal campo. La prossima settimana, a bocce ferme e in una situazione emotiva tranquilla, deciderò la soluzione che mi faccia stare meglio. Ora non ha senso. Se sceglierò di continuare è per lottare ancora per grandi traguardi. L'unico modo in cui riesco a intendere lo sport.

Quale è l'eredità più grande lasciata a Szczesny?

Lui è un ragazzo intelligente, che a parte l'aspetto tecnico di campo era incuriosito dal modo nel quale si sta in uno spogliatoio come quello della Juve. A parte me, però, ha avuto tanti esempi da cui attingere e maturare un'esperienza. Parlo di tanti ragazzi che oltre me hanno fatto la fortuna del club in questi sette anni.

Cosa ti aspetti per sabato?

Normalmente, come sono abituato a vivere i grandi eventi e le situazioni pregne e dense di sentimenti. Non chiedo niente, se non quello che mi è già stato dato. Il rispetto, la stima, l'affetto. Il sentire che sono stato sempre percepito come uno della Juve e da Juve. Questa è la più grande vittoria, per le celebrazioni non sono il soggetto adatto. Da piccolo non mi piaceva fare il compleanno perché mi scocciava essere al centro dell'attenzione. Alle persone va fatto sentire l'amore, il sentimento e la stima quando sono in vita, non quando sono morte. Per me tutto quello che c'è stato fino a sabato sarà il ricordo più bello, che custodirò gelosamente.

Hai mai pensato di continuare un anno alla Juve, da vice?

Con Andrea abbiamo veramente parlato di ogni cosa in questi sei mesi, ma come dicevo prima, un giocatore come me, che si è sempre professato juventino e ha sempre sottoscritto con forza il modo di pensare e di programmare della Juve, è convinto sia cosa buona e intelligente capire quando sia il momento. Questo è importantissimo, perché la Juve ha un portiere che vale me e ha 27 anni. Con la mia presenza sarebbe costretto a paragoni inutili e che mi metterebbero a disagio. Non posso vivere queste sensazioni. La fine è stata talmente bella e condivisa, che non voglio davvero niente di più. Sono stato accompagnato dai miei compagni, amici, superiori e colleghi nel migliore dei modi.

Similitudini con il ritiro di Del Piero, si chiude un ciclo?

Sarebbe grave se pensassi una cosa del genere. Come sottolineava prima il presidente, la Juve prima di me ha avuto Zoff, Sentimenti IV, Tacconi, Peruzzi, Van der Sar e molti altri. Talmente tanti che se io avessi questa presunzione sarei da rinchiudere. L'unica certezza che ha il tifoso bianconero è la famiglia Agnelli, perché da 95 anni questa proprietà guida la squadra con questi risultati. Penso che dalla sua abbia una forza inequivocabile. Io invece sono stato una parte importante, ma piccola. La Juve è una società che programma già con largo anticipo le stagioni, sapeva che prima o poi ci sarebbe stato il momento del mio addio. Non si è fatta trovare impreparata. Senza di me continuerà a vincere, magari anche di più. Perché gli obiettivi ambiziosi prima o poi arriveranno, ne sono certo.

Passaggio di consegne con Chiellini

A lui non posso dare consigli. Con lui abbiamo vissuto in simbiosi per 13 anni, nello spogliatoio e in campo. Sappiamo perfettamente e abbiamo sviluppato con esperienza e maturità la modalità con la quale si arriva a dei risultati. Giorgio incarna quello che deve essere il capitano della Juventus. Gli faccio un in bocca al lupo speciale. Tra i record c'è anche quello dell'imbattibiltà, ma se pensassi che quello sia dipeso solo da me sarei da rinchiudere. Gran parte di quel record lo devo ai miei compagni, tra cui Giorgio, una certezza per me. Gli auguro e sono sicuro che non mi farà rimpiangere e farà il meglio per soddisfare le esigenze della tifoseria.

Sarai in campo con l'Italia contro l'Olanda?

No, come ho detto prima la Nazionale è un'altra parentesi che ha caratterizzato la mia vita calcistica. La Nazionale e le persone che hanno composto la dirigenza, i compagni, il meglio me l'hanno dato mentre ci battevamo per i traguardi che dovevamo battere. Non ho bisogno di altre celebrazioni. Le persone vanno rispettate e onorate, se si pensa che abbiano valore, quando sono vive e non morte.

Hai parlato con Casillas che ha vissuto una situazione simile?

Non l'ho sentito, ma mi sembra una situazione un po' diversa. Qui ci sono delle persone che sono realmente ed empaticamente vicine. Che pensano che ciò che accadrà dopo sabato sarà la cosa migliore per tutti. Iker e il Real Madrid non so come si siano lasciati.

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